Dalla rassegna stampa Cinema

A lezione di desiderio con i Kings of Tampa

PRIME ITALIA – «MAGIC MIKE» DI STEVEN SODERBERGH – Il capovolgimento di «Showgirls» sulla scia dello stripper Channing Tatum

Il capovolgimento di «Showgirls» sulla scia dello stripper Channing Tatum
È una commedia romantica della Depressione, con un tocco di musical, l’ultimo film di Steven Soderbergh, Magic Mike. Un capovolgimento al maschile di Showgirls ambientato in Florida invece che a Las Vegas e ispirato dalla biografia di una delle sue star, l’idolo teenager Channing Tatum. Già applauditissimo ballerino in Step Up, Tatum ha proposto a Soderbergh (con cui ha appena collaborato in Haywire) una storia ispirata a un’occupazione che ha esercitato per circa otto mesi tra i diciotto e i diciannove anni, lo stripper. Canovaccio esilissimo, persino convenzionale, per un film che poco convenzionalmente mette in scena un rituale del desiderio di segno opposto a quello che siamo abituati a vedere.
È una folla di donne urlanti, e non di uomini, quella che si riunisce, regolarmente, di fronte al palcoscenico del club Xquisite, paradiso erotico itinerante – a volta poco più di un tendone – per ragazzine che compiono i diciotto anni, fidanzate alla soglia del matrimonio, donne sole, sposate, belle, brutte, giovani, vecchie, felici e non. È per il loro piacere che sono nati, e si esibiscono, i Kings of Tampa, una troupe di spogliarellisti giovani, morbidi, muscolosi, immuni alle umiliazione del kitsch, e «diretti» da uno stagionato maestro delle cerimonie di nome Dallas (Matthew McConaughey), foderato in una guaina di cuoio nero che – in una sequenza di suspense al velcro e colpi d’anca – si sfalda pezzo per pezzo davanti alla platea in delirio. Pompieri, muratori, marinai, cowboy, poliziotti, militari, pericolosi rappers, persino Tarzan… Sfoderando una classica galleria di incarnazioni blue collar, i Re di Tampa si danno al loro pubblico con generoso entusiasmo.
Alla fine, il costume cade sempre e rimane solo un perizoma, sempre zeppo di banconote di piccolo taglio, spesso decorato con la bandiera americana. È infatti quasi una missione patriottica la loro – fornire alle ragazze tutta l’estasi del sesso, ma «senza colpe». Almeno così la vede Dallas, che ogni tanto appare abbigliato da Uncle Sam. Coreografati da Alison Faulk, e ripresi con giocosa, fantasia da Soderbergh (come al solito dietro alla macchina da presa nascosto dietro a un alias) i numeri di strip sono divertentissimi – una versione a luci rosse (o quasi, il film è morigerato) di un concerto dei Village People. Solo per etero. Tra i suoi working boys, Mike (Tatum) è quello più dotato, non a caso il soprannome di «magico». Quando balla lui si ferma tutto. Ma fuori dall’Xquisite, Mike (che fa anche il muratore e vive in un bel cottage sulle spiaggia e ha un certo gusto) ha però un sogno: produrre una serie di mobili di design messi insieme con i detriti che trova vicino al mare. Anche Dallas ha il suo sogno, a modo suo più grandiosamente imprenditoriale – trasformare i re di Tampa in re di Miami, investendo in una grossa proprietà immobiliare.
Meno chiaro il sogno di Kid, il ragazzo, un diciannovenne che si aggiunge alla gang e che Mike prende sotto la sua ala. Luce dorata/malata della Florida, festicciole tra amici sulla spiaggia, chiacchiere in spogliatoio, la familiarità tra uomini evoca una versione operaia di Ocean’s Eleven. «Perché fa questo lavoro? Perché ha diciannove anni – e questo gli porta soldi, donne e sesso a volontà», spiega Mike alla sorella infermiera di Kid poco convinta. Oltre ai soldi, alle donne e al sesso arriva presto anche la droga. La parte lineare del film, quella con la conclusione in cui alla fine uno poi mette la testa a posto è quella meno convincente. La fascinazione (cinetica ed emozionale) di Soderbergh sta in quello che succede tra le mura dell’Xquisite.
Magic Mike non è Go Go Tales di Abel Ferrara, ma tra i blockbuster di fine estate fa l’effetto delizioso di una pinacolada. E, a sorpresa, questo nuovo capitolo della riflessione sul corpo che caratterizza gli ultimi film di Soderbergh (Contagion, Haywire, The Girlfriend’s Experience…) si è rivelato una pinacolada miliardaria. Costato 7 milioni di dollari, il film ne ha per ora incassati circa 155 – in Usa anche grazie a un marketing apposito ideato per la comunità gay.

G. D. V.

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