Dalla rassegna stampa Cinema

MAGIC MIKE

Sesso, bugie e spogliarelli arrivano le “sfumature” di Steven Soderbergh

Misteri. Uscito negli Stati Uniti in estate il film di Steven Soderbergh che arriva adesso in Italia, Magic Mike, ha subito fatto il botto al box office, migliorando il risultato personale (anche in proporzione al non elevato costo di questo film) ottenuto dal regista con la sua popolare e divertente Ocean Saga. Il giovanotto attore ma anche modello Channing Tatum aveva raccontato al regista la propria esperienza di spogliarellista a diciannove anni in un locale per sole donne di Tampa, Florida, con il desiderio di trarne una storia, un film. E Soderbergh ha aderito al progetto. Solo che la parte del ragazzo neofita la fa un altro, e Tatum riserva a sé il ruolo di protagonista. Quello di Mike.
Siamo in questa città di mare, di bella gioventù abbronzata e palestrata, apparentemente tutto piacere e leggerezza, e di sogni americani. Mike è un trentenne che si dà da fare. Dice di essere un imprenditore. Di giorno fa lavoretti più o meno neri (ne vengono citati diversi ma noi lo vediamo solo e brevemente in un cantiere edile), di notte fa la star in cuoio e minisplip di un locale per signore e signorine assatanate, gestito da un marpione travestito da pornostar che lo sfrutta, contorcendosi in allusioni e promesse che sul palco restano tali ma spesso hanno un seguito poi fino all’alba. Eppure la sua idea fissa — per la quale forse ha talento e forse no — è quella di trovare soddisfazione fama e ricchezza inventando mobili personalizzati. Mette da parte cataste di banconote di piccolo taglio spiegazzate (quelle che le avventrici del locale gli infilano nelle mutande gridando estasiate mentre lui si dimena e si mostra) e cerca di ottenere un finanziamento che, non senza averlo liquidato con discreta ma ferma diffidenza, la banca gli nega.
Mike conosce o meglio raccoglie per strada il ragazzo Adam (subito ribattezzato The Kid), depresso e sbandato, e accogliendolo sotto la sua allegra ala protettrice lo introduce ai fasti dello spogliarello maschile. La corsa inizia lenta e prende velocità e mentre il giovanotto ci prende sempre più gusto e si fa sempre più scafato fino a soppiantare Mike nella fiducia del boss marpione, all’opposto Mike intraprende un cammino di ripensamento e redenzione sotto l’influenza ipercritica della sorella di Adam, Brooke, brava ragazza lavoratrice preoccupata per il fratellino e poco propensa a cedere al maldestro e irritante corteggiamento di Mike. Insomma mentre Adam si va perdendo, Mike capisce il senso vero della vita e l’importanza delle cose che contano. Una docufiction? Un melò edificante e moraleggiante? Un musical (perché contano e hanno molto spazio i tanti “numeri” musical-coreografici)? Un pornosoft? Non si capisce bene. Di certo l’anima narrativa è delle più ovvie. Ma soprattutto quello che meno si capisce è l’appeal dell’intrattenimento stuzzicante-erotico, che a giudicare dai risultati il film parrebbe possedere. E però vedremo se il semplicismo americano troverà riscontro nelle platee nostrane. Anche se c’è da ricordare che il trend è favorevole (quello della femmina sottomessa), visto lo sfracello del fenomeno editoriale della trilogia britannica delle “sfumature”, che tutti giudicano di qualità infima ma le cui vendite vanno a rotta di collo. Soderbergh, che era partito promettendo originalità con Sesso bugie e videotape, che aveva poi realizzato film interessanti come Traffice ambiziosi come Solaris o di sottile attenzione alla diversità come nel doppio film dedicato a Guevara, è approdato alla confezione di pura e semplice banalità.

IL REGISTA
Per il regista Steven Soderbergh i giovani e aitanti ragazzi di “Magic Mike” (Channing Tatum) sintetizzano il sogno americano

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