Dalla rassegna stampa Libri

«Ammazziamo quei due, sono gay» E il killer prescelto fu un 12enne

Ripercorso in un libro, Per sempre amore, la storia tra Antonio e Giorgio, due ragazzi trovati morti nel 1980 in un campo a Giarre, in Sicilia. Si disse che fu suicidio, ma a poco a poco emerse una verità ben più sconvolgente. Quell’episodio determinò una forte reazione emotiva, dalla quale …

ROMA – È un J’accuse nei confronti di una Sicilia ostile, terra che ostenta un atteggiamento volutamente retrogrado, quello scritto nel libro Per sempre amore di Barbara e Vittorio Amenta, presentato a Roma al festival della Cgil. La genesi del romanzo riprende una storia d’amore realmente accaduta in terra sicula. La Sicilia però è solo un pretesto, topos letterario per gli autori, per descrivere un fatto di cronaca molto cruento: il doppio omicidio avvenuto il 12 novembre del 1980 a Giarre (Catania).

L’AMORE MALEDETTO – Antonio Galatola di 15 anni e Giorgio Giammona di 25 anni furono trovati morti, abbracciati l’uno all’altro, in un campo. I due ragazzi erano spariti da casa due settimane prima, dopo che in paese qualcuno aveva cominciato a chiamarli “‘i ziti”, i fidanzati. I carabinieri indagarono e trovarono subito un “colpevole” che all’epoca dei fatti aveva 12 anni e dunque non potè essere punito. Franco M., il bambino omicida, era nipote di Antonio Galatola e raccontò una strana storia. «Lo zio e Giorgio mi hanno portato in campagna e mi hanno detto: “o ci uccidi, o noi uccidiamo te”. Mi hanno messo una pistola in mano e si sono sdraiati sull’erba, come per dormire. Mi hanno dato un orologio, come ricompensa. Ho dovuto sparargli alla testa, come mi avevano detto loro». Due giorni dopo, il bambino ritrattò tutto. «Ho confessato perché i carabinieri mi hanno dato gli schiaffi per farmi dire quelle cose».

L’OMERTA’ – Giarre entrò in un silenzio omertoso quando giornalisti e telecamere si recarono sul posto da tutta Italia per rendere nota la tragedia. «Che vergogna – gridavano in paese – penseranno a Giarre come al paese dei finocchi». Il funerale fu già una sentenza. Duemila persone dietro al feretro del ragazzo di 15 anni, nessuno per Giorgio Giammona, il “puppu cu’ bullu”, cioè “il finocchio col bollo”, l’omosessuale dichiarato. L’inchiesta andò avanti fra Giarre e Catania, ma non si approdò mai a nulla. Franco M., il bambino di allora, adesso ha 38 anni. Porta addosso i segni pesanti di quella tragedia. Tante le ipotesi date, ma mai nessuna certezza, grazie a un silenzio che nelle famiglie siciliane, specie dell’epoca, si trasformava in omertà. È la terribile ombra del delitto d’onore, avvenuto su incarico, forse con il benestare dei due ragazzi, convinti che non avrebbero mai potuto vivere serenamente.

DIRITTO ALL’AMORE – Questo è stato l’argomento principale discusso durante la serata, moderata da Alessandro Baracchini – giornalista Rai –, con Fabrizio Carletti e Salvatore Marra della Cgil e Franco Grillini. Le considerazioni degli ospiti hanno posto l’accento sulla negazione sociale dell’amore fra persone dello stesso sesso e la perpetuata assenza di diritti civili per le coppie omosessuali. In particolar modo Salvatore Marra, dell’Ufficio Nuovi Diritti, ha sottolineato quanto le popolazioni del sud, specie in Sicilia, vivano grandi dicotomie, uccidendo spesso l’amore fra ragazzi, ma avendo dato vita nel 1980 alla prima grande aggregazione gay in Italia. «Dalla reazione alla tragedia di Giarre – ha detto Franco Grillini – è nata la prima delle associazioni Arcigay, proprio a Palermo, voluta da un prete di base, poi sospeso a divinis: don Marco Bisceglia, e un giovanissimo obiettore di coscienza di nome Niki Vendola ne fu il segretario». Strano appare che, a 32 anni dalla morte dei due giovani, il caso sia stato rimosso dalla memoria storica del Paese. Il romanzo Per sempre amore, di Barbara e Vittorio Amenta, edito da Edizioni Libreria Croce, attraverso una strategia narrativa di tipo epistolare, ha invece tutte le pretese di riproporre le tappe salienti di questa storia autenticamente svonvolgente.

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