Dalla rassegna stampa

Morto l’ex attore, trovata cocaina in casa

“L’ho accoltellato perché era possessivo e non mi lasciava libero”

HA LOTTATO ventuno ore al San Carlo, col collo squarciato e l’addome trapassato dalla lama curva e lunga 20 centimetri di un coltellaccio da cucina. Ma aveva perso troppo sangue, Pierluigi Picchetti, il 60enne pranoterapeuta e autore teatrale, colpito alle 13.20 di domenica nel soggiorno di casa dall’ex fidanzato Giuseppe D’Amico, 35 anni, cameriere disoccupato. Già in arresto cardiaco durante i soccorsi del 118, Picchetti è morto ieri mattina alle 11. D’Amico, tarantino e con vari precedenti, è ora accusato di omicidio volontario. Ma il lavoro del commissariato di Rho, coordinati dal pm Cristiana Roveda, non è finito. C’era cocaina in casa, altra droga nella cassaforte nascosta in armadio, si cercano collegamenti ed eventuali fornitori.
Picchetti, originario di Verbania (dove vive l’86enne padre Carlo, che era andato a trovare a Ferragosto), ex attore e cartomante, uno studio per i massaggi in via Cesare da Sesto, aveva rotto ad aprile il legame con D’Amico. Convivevano dall’estate scorsa nei due vani con cucina e bagno in affitto alla vittima dal 2003 al primo piano di via Fleming 6. Palazzine Aler anni Sessanta, 211 appartamenti, marchiate da un ricordo di morte: il 10 aprile 2007 la 72enne Gabriella Pozzan, ex infermiera al San Carlo, venne massacrata a coltellate in casa dal 73enne vicino Nicola Piggesi, convinto che la donna gli facesse la fatture, sotto gli occhi di due ragazzini. D’Amico era tornato a prendere la sua roba e poi era sparito. Fino a una settimana fa. Aveva bisogno di un tetto, casa Picchetti era sempre aperta.
Il resto, D’Amico lo ha messo a verbale: «Pierluigi ha un atteggiamento possessivo, mi sta col fiato sul collo, non mi lascia molta libertà e pensa che io abbia una relazione con un’altra persona. Io non stavo con lui e quindi mi ritenevo libero ma questo lui lo aveva frainteso: ogni volta che uscivo mi faceva scenate di gelosia e io questo non lo sopportavo ». Era uscito anche sabato sera, D’Amico. Prima in un locale gay di via Torriani, poi la notte in albergo e in compagnia. Tornato a casa a mezzogiorno, ecco la nuova scenata, complice qualche tiro di cocaina. «Abbiamo iniziato a litigare prima in camera da letto — spiega alla polizia — e poi in cucina. Nella cucina Pierluigi ha preso un coltello che teneva appoggiato
sul lavandino e mi ha affrontato minaccioso. Io ho preso con la mano sinistra la lama e sono riuscito a togliere il coltello dalle sue mani».
Versione compatibile coi tagli sulle mani dell’assassino. «Pierluigi — continua — si è diretto in sala e io gli sono andato dietro col coltello. In preda alla rabbia ho sferrato due coltellate, al collo e all’addome. La seconda ha provocato la piegatura della lama. Pierluigi si è accasciato al suolo. Io in preda al panico ho lasciato cadere il coltello per terra. Pierluigi ha cercato di reagire e si avventato verso di me, io l’ho strattonato e l’ho fatto sbattere con la testa per terra». È D’Amico a chiamare il 118, ad aprire, ad aspettare la polizia sul letto. Era già tardi.

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