Dalla rassegna stampa Cinema

"Come non detto", l'outing è pop

E il Libanese diventa una drag queen

A ciascuno il suo… Outing. Sembra dire questo l’opera prima di Ivan Silvestrini scritta da Roberto Proia. Dove, in una Roma ironica e colorata, il “perfettino” Mattia (Josafat Vagni) deve trovare il coraggio di confessare alla famiglia la sua omosessualità, senza rendersi conto che ognuno ha il suo “spaventoso” cambiamento da affrontare. In 150 sale dal 7 settembre, il film “sfoggia” un Francesco Montanari in convincente versione queer, nei panni di “Alba Paillettes”

“Sono molto grato della possibilità che mi hanno dato di indossare il tacco 14 e di studiare il mondo, affascinante e teatrale, delle drag queen al Muccassassina”. La trasformazione è totale (e convincente) per Francesco Montanari, passato dall’essere un emblema di machismo e ruvidezza nei panni (che l’hanno reso famoso) del Libanese di Romanzo criminale, a quelli della regina queer Alba Paillettes di Come non detto, che arriverà in oltre 150 sale il 7 settembre.

L’EXPLOIT DI ALBA PAILLETTES – Smorfie ammiccanti e passo sinuoso, palpebre “asfaltate” di ombretto e trampoli ai piedi: Giacomo/Alba Paillettes, però, è solo un amico del protagonista di questa commedia fresca, pop e riuscita, firmata dall’appena 30enne Ivan Silvestrini dopo l’esperimento della web serie in inglese Stuck e il diploma al Csc. Il tema è il coming out, la confessione, il momento del coraggio di dire la verità e di mostrarsi per quello che si è, e il fatto che per il protagonista Mattia (Josafat Vagni) l’esternazione riguardi l’ammissione di essere gay è solo un dettaglio. Perché “questo blocco riguarda in realtà una marea di persone”, come dice lo sceneggiatore Roberto Proia, che infatti ha costruito una storia divertente e colorata che ruota intorno alle paure di tanti personaggi. Il “perfettino” Mattia, bravo a scuola e in famiglia ma terrorizzato al pensiero di deludere i genitori rivelando i suoi gusti sessuali; la mamma Aurora/Monica Guerritore, “donna-tappetino” da tempo mollata dal marito Rodolfo/Ninni Bruschetta, maschio omofobo e allenatore di rugby; la nonna Iolanda (Lucia Guzzardi), che a 85 anni vuole trovare il primo lavoro della sua vita, e Stefania (Valeria Bilello), nemmeno tanto segretamente innamorata del suo amico gay. “Volevo raccontare la storia di un ragazzo che subisce tanti condizionamenti esterni – ha spiegato lo sceneggiatore Proia – una persona che, come tanti, vive una vita non sua, ma voluta da chi lo circonda. Il fatto che sia gay è solo il primo livello. L’idea mi è venuta 4-5 anni fa, la presentai all’amico Occhipinti di Lucky Red che mi disse: ‘Tra tre mesi esce Mine Vaganti’. Ma questo film è un’altra cosa: vuole lasciare più spazio all’aspetto comico di un coming out”.

A OGNUNO IL SUO (COMING OUT) – Lo scenario che ospita la storia di Mattia, che si è messo da solo alle strette costringendosi a presentare il suo fidanzato spagnolo (José Dammert) alla famiglia prima di trasferirsi a vivere da lui, è una Roma colorata e ironica. “Ma potrebbe essere qualsiasi altro posto nel mondo, perché è una storia universale”, dice ancora l’autore, che ha volutamente lasciato fuori ogni accenno alla “denuncia” di una società – e di una città – omofoba: “Sul fatto che la nostra società sia omofoba non ci piove, ma non mi interessava il lato vittimistico. Volevo dire che se non siamo noi i primi ad accettarci non possiamo aspettarci che ci accettino gli altri”. E così Mattia, ragazzetto perfettino “pronto a sentirsi sempre fuori posto”, prende in mano la sua vita e si confessa. E altrettanto fanno, in vari modi, i suoi cari. “Anch’io in questa storia faccio il mio piccolo, personale coming out – dice ridendo Monica Guerritore – Parto come donna tappetino e finisco così”. Poi si alza e sfoggia orgogliosa il suo vestitino leopardato.

BENVENUTO A UN NUOVO AUTORE – Come non detto è una sorprendente boccata d’aria fresca nel nostro cinema povero di idee e di novità. Una sceneggiatura semplice e complessa allo stesso tempo, con tanti personaggi ben costruiti, una regia che la “serve” e la arricchisce di sfumature, un gruppo di attori talentuosi e ben diretti. Insomma un’opera solida tecnicamente, di buon mestiere e piacevoli guizzi: probabilmente è nato un nuovo autore. E speriamo che Ivan Silvestrini abbia la possibilità di andare avanti e continuare a mescolare l’attenzione per il pubblico e quella per il racconto. Il primo verdetto lo darà comunque il pubblico, il 7 settembre.

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