Dalla rassegna stampa Cinema

Come e a chi far sapere che sei omosessuale se prima era un segreto

…Enrico Silvestrin che firma la sua prima regia con questo cinematografico racconto sul dirlo e come dirlo. Sul come far sapere e a chi se sei gay e non lo hai detto sino a quel momento…

Roma. Che cosa vi fa venire in mente Francesco Montanari, il rude Libanese di «Romanzo Criminale»? Appunto un macho. Se non rude, duro. Se non duro, tostamente maschile. Ma che direste vedendolo vestito e truccato da donna, tacco altissimo e parrucca, anzi in veste da Drag Queen?
Forse non lo riconoscereste neppure. Infatti, racconta lui, «quando sono arrivato sul set travestito non mi hanno riconosciuto. Soprattutto perché stavo in mezzo ad altre drag queen ma per me è stata una sfida divertente. In fondo io vengo dal teatro e sono un attore brillante, poi tutti mi hanno conosciuto come il Libanese ma io nella commedia non posso che trovarmi a mio agio… Se poi hai vestiti da donna e tacco alto, molte cose ti viene spontaneo farle, danzo persino».
Esilarante ma il protagonista del film non è lui. E’ un gay che non vuol dire di esserlo a papà e mamma.
E’ pronto a volare in Spagna dal fidanzato tenendosi tutto dentro. Ma siamo dentro un film su quelo che ormai è solo e semplicemente “coming out” e, dunque, alla fine tutto verrà detto.
Siamo dentro «Come non detto», nato tra le pagine di Roberto Proia, che ha appena mandato (per Sonzogno) in libreria il «Manuale del perfetto coming out» e che ne firma la sceneggiatura, mentre a dirigere è Ivan Silvestrini che racconta: «Roberto cercava un regista per il suo copione, e dopo aver visto il mio saggio di diploma del Centro Sperimentale di Cinematografia si è convinto che potessi avere la sensibilità per raccontare la storia che a lui più stava a cuore. E quando c’è da colpire al cuore io sono sempre in prima linea».
Così parla Enrico Silvestrin che firma la sua prima regia con questo cinematografico racconto sul dirlo e come dirlo. Sul come far sapere e a chi se sei gay e non lo hai detto sino a quel momento. Sarà dal 7 settembre sui nostri schermi ed è la storia di Mattia (che ha la faccia di Josafat Vagni) che sta per volare a Madrid dal suo fidanzato (José Dammert) senza dir nulla alla famiglia. Alla mamma Monica Guerritore e al papà Ninni Bruschetta che (sempre molto efficace e irresistibile nello stato di sorpresa e stupefazione) nulla sospettano.
A questo punto, però, a un passo dal viaggio qualcosa accade. Anzi tutto. Che accade Bruschetta, qui padre omofobo per partito preso?
«Il fidanzato Eduard pensa che noi genitori sappiamo tutto e si precipita a Roma per conoscere i futuri “suoceri” e questo punto Mattia dovrà fare la sua scelta: dirlo o mentire ancora? Dirlo o confessare al fidanzato che è un bugiardo e basta». E siamo al coming out che non è agitato come una bandiera. Non è questo l’intento di Proia: «Sia chiaro che nessuna regola vale per tutti e che nessuno può decidere per gli altri. Ognuno deve farlo per sé e solo per sé, è davvero una cosa del tutto personale».
Non a caso il film è pieno zeppo della vita dell’autore: «Il film è pieno di me, volevo che lo fosse. Per questo ho lavorato a lungo con Roberto per modificare il copione secondo le mie esigenze. Volevo la mia messa in scena e il mio ritmo, il mio racconto. Anche se non sono io l’autore della sceneggiatura ho voluto renderlo mio». Insomma, puro Silvestrini.
Puro e necessario, dice lui: «Necessario soprattutto in Italia. A volte è difficile accettare la propria omosessualità ed è difficile per gli altri accettare quella dei propri figli o amici o parenti. In Italia la Chiesa ha un’enorme responsabilità, la sua politica di demonizzazione dell’omosessualità ha una forte risonanza in un paese cattolico e influenza l’agenda politica di quasi tutti i partiti. Qui io ho voluto mostrare l’omosessualità naturalmente, un rapporto tra i due ragazzi come una cosa inevitabile, come ogni tipo di amore. Questa era la sfida».

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