Dalla rassegna stampa Cinema

Cantona: ora scelgo la trasgressione

Locarno, l’ex calciatore nel ruolo di un protettore: «Faccio l’attore per raccontare le ambiguità umane»

LOCARNO – Arriva a Locarno Eric Cantona, nel cast di Les mouvements du bassin presentato nella sezione «Cineastes du Present», ed è fermento generale: ai festivalieri – tutti appassionati (con rare eccezioni) di quel grande spettacolo che è il calcio – non pare vero di trovarsi di fronte a un Mito che incarna insieme i loro due amori, il football e il cinema. E il giocatore marsigliese non delude le aspettative, dimostrando di possedere un’indubbia presenza scenica: imponente, cappello di paglia alla moda, voce profonda, aria simpatica, si fa notare nella vita e sullo schermo. Magari è improbabile che per il suo lavoro di attore venga un giorno incoronato «The King», come gli è accaduto ai tempi della militanza nel Manchester United con la maglia rossa numero 7; e tuttavia Cantona, legato una decina di anni all’attrice e cantante Rachida Brakni, il mestiere di recitare lo ha preso sul serio.

Ha girato oltre una decina di film; e se il maestro Ken Loach in Il mio amico Eric gli ha fatto rivestire i panni di se stesso, lui confessa di prediligere quei caratteri che non gli somigliano affatto. Come nel caso di Les mouvements du bassin, in uscita parigina a settembre, che è un’opera anomala nel panorama del cinema francese per la bizzarria del soggetto – il tragicomico ritratto di un solitario incapace di rapportarsi al mondo; e per il fatto che è stata realizzata da un regista, HPG (Hervé Pierre Gustave), specialista in «gonzo pornography». Vale a dire la frontiera più estrema del cinema porno, che qualcuno ha definito così: «Noi non mostriamo gente che fa l’amore, noi mostriamo la gente perché fa l’amore» (e il verbo usato era più esplicito).

«Quando una mia attrice porno ha saputo che stavo per fare un film con Cantona, mi ha chiesto: “Ah, Cantona fa film porno?”», scherza l’autore (e interprete nel ruolo protagonista), che è un tipo originale in modo un po’ inquietante: calvo, muscolare e aggressivamente loquace per nascondere (dice) la timidezza. Invece Les mouvements du bassin non è affatto una pellicola hard-core: il titolo si riferisce alla rotazione delle anche nella lotta libera, una delle attività in cui Hervè, un perdente patologico, si impegna senza costrutto. Nel film recita anche la Brakni, nella parte di una lesbica che vuole a tutti i costi un figlio; mentre Cantona, che con la compagna non ha neppure un’inquadratura, incarna il sinistro «pappa» di un donnone felliniano con timbro baritonale, tette immense, e labbra gonfie.

Un uomo che ha modi duri da fascistoide e si rivela un codardo: «Credo che noi tutti siamo un miscuglio di fragilità e di forza. Se oggi faccio l’attore è per difendere le ragioni e le ambiguità che si annidano in ogni essere umano» dice Eric. E del suo personaggio, che nel finale compie un efferato atto di violenza, spiega: «Si sente umiliato di fronte alla sua donna e così compie questo di vendetta per riscattarsi ai suoi occhi. Ce ne sono di tipi così, che magari ti fanno fuori per un litigio al semaforo». Intanto interrogativi inespressi circolano nell’aria: non ha nostalgia dello stadio? Recitare potrà mai essere gratificante come un gol della vittoria? Solo che Cantona ha fatto sapere che non vuole domande sullo sport; e concede poco anche a chiedergli qualcosa al di fuori del film locarnese. Con quale regista italiano amerebbe lavorare? «Preferisco non parlare di autori vivi». E fra i morti? «Pasolini». Ed è tutto.


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