Dalla rassegna stampa Personaggi

Rufus, il disco e le nozze gay «È la mia strada in salita»

Wainwright: sono papà ma devo imparare a farlo

Figlio d’arte
Rufus Wainwright è figlio dei cantanti folk Loudon Wainwright III e Kate McGarrigle
La sua storia
Rufus Wainwright ha dichiarato pubblicamente la sua omosessualità fin dall’adolescenza. Fidanzato da cinque anni con Jörn Weisbrodt, con il suo compagno sta crescendo la figlia Viva, che Wainwright ha avuto da Lorca Cohen (nella foto con Wainwright e Gwyneth Paltrow), figlia di Leonard Cohen

NEW YORK — «Candles» è lo straziante addio all’adorata madre e cantante Kate McGarrigle, morta di cancro nel 2010. «Respectable Dive» e «Song for you» sono dedicate al compagno Jörn Weisbrodt, con cui il 38enne Rufus Wainwright convolerà a nozze il prossimo 23 agosto in una cerimonia alla quale parteciperà il who’s who della canzone, incluso il leggendario folk singer Loudon Wainwright III (suo padre) e Leonard Cohen, suo «suocero» e nonno di Viva Katherine Wainwright Cohen, avuta tramite inseminazione artificiale nel febbraio 2011 dalla 37enne Lorca Cohen, secondogenita del cantante canadese.
Come «All Days are Nights: Song For Lulu» che l’ha preceduto (dedicato alla madre) anche «Out of the game», il suo settimo album, è molto autobiografico.
«Vengo da un periodo intenso e stordente — spiega al Corriere il cantante canadese-statunitense —. A dire la verità non ricordo quasi nulla di questi ultimi due anni perché il dolore ha finito per annebbiare tutto».
Come mai per quest’album ha deciso di collaborare con Mark Ronson, il leggendario producer di Amy Winehouse, Christina Aguilera e Adele?
«Ero emotivamente esausto e avevo bisogno di lasciare la guida dell’auto a qualcun altro. Dopo aver scritto un’opera lirica e collaborato con Robert Wilson ad un progetto shakespeariano non avevo bisogno di dimostrare niente a nessuno».
Che effetto fa sapere che il suo imminente matrimonio con Weisbrodt non sarà riconosciuto nella maggior parte degli stati americani?
«Prima o poi le nozze gay saranno regolate da una legge federale, come è successo negli anni 60 con i matrimoni interrazziali, quando il cambiamento sembrava impossibile».
Lei fu tra i primi a dichiarare pubblicamente la propria omosessualità, quand’aveva solo 14 anni.
«All’inizio la mia carriera ne è stata danneggiata. Le tv non mi volevano. Ricordo ancora i fischi e le grida di “femminuccia” su alcuni palcoscenici. Sulla scia del grande movimento gay, oggi è vero il contrario».
Nel 2008 lei lanciò il progetto ambientalista Blackoutsabbath che chiedeva ai fan di «staccare la spina» in una data prefissa, per aiutare il pianeta.
«Dopo la morte di mia madre non sono più riuscito a focalizzarmi su quel progetto e a portarlo avanti. Ho preferito buttarmi su un’altra crociata: raccogliere fondi per la lotta contro i tumori. Entrare in contatto diretto con il cancro mi ha profondamente cambiato come uomo e come artista».
Diventare papà è stata un’esperienza altrettanto trasformatrice?
«Presto per dirlo. Viva non ha ancora compiuto 2 anni. A lei ho dedicato una delle canzoni del nuovo album, “Montauk”. Ci vuole tanto a imparare il mestiere di padre. Il mio ha cominciato a 60 anni».
Ha risolto i problemi con suo padre?
«Nella mia famiglia, che è di origine anglosassone e protestante, c’è sempre stata un’atavica e quasi epica difficoltà nei rapporti padre-figlio. Credo di essere stato io il primo a rompere questo tragico tabù. Mio padre ed io siamo giunti a un accordo: sciogliere tutti i nodi prima della nostra morte, in nome della prossime generazioni».
Per questo ha finito per lavorare con altri «figli famosi», come Sean Lennon, Chris Stills e Lorca Cohen?
«Credo che tutti i nostri difficilissimi genitori ci abbiamo trasformato in individui più interessanti, anche se problematici. Io mi ritengo fortunato di avere avuto genitori come i miei, soprattutto mia madre. La mia missione, ora, è prodigarmi per farla conoscere di più».

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