Dalla rassegna stampa Libri

Coppie gay Manuale dei diritti per vivere insieme

Al Salone del Libro la presentazione del vademecum ideato a Torino da un pool di giuristi e militanti lgbt

Debora Galbiati Ventrella e Antonella D’Annibale prima famiglia anagrafica «per vincolo affettivo»

«Avete deciso di convivere: complimenti e auguri». Le prime parole del primo capitolo sono amare, non c’è dubbio. Ma nel manuale di sopravvivenza «Certi diritti che le coppie conviventi non sanno di avere» (Stampa Alternativa 2012) se gli ostacoli sono all’ordine del giorno, anche i segni di evoluzione della mentalità sono numerosi. Torino, con il registro delle famiglie anagrafiche «per vincolo affettivo», è esemplare.

Il vademecum, a cura di Bruno De Filippis, Gian Mario Felicetti, Gabriella Friso e Filomena Gallo (presentazione venerdì 11 al Salone del Libro), illuminante per chiunque si appresti ad avviare una solida convivenza, nasce per iniziativa dell’associazione radicale torinese Certi Diritti (con l’associazione Luca Coscioni). «Certi Diritti – spiega il presidente Enzo Cucco – è impegnata nella richiesta di riconoscimento del diritto al matrimonio civile per le persone omosessuali. Nel frattempo, le convivenze esistono, sia tra persone dello stesso sesso sia eterosessuali, ma si scontrano con mille difficoltà. Alcune sono insormontabili o difficilmente risolvibili senza l’approvazione di una legge nazionale – è il caso dei figli, dell’eredità -, per altre esistono già piccoli strumenti per superarle».

Molto importante, sottolinea Cucco, «è stata la sentenza della Cassazione che nel marzo scorso ha affermato, sulla scorta della giurisprudenza costituzionale ed europea, che le persone omosessuali conviventi in stabile relazione di fatto sono titolari del diritto alla vita familiare e possono reclamare un trattamento omogeneo rispetto ai conviventi matrimoniali. Il Parlamento deve stabilire attraverso quale istituto giuridico. Il libro dimostra che c’è bisogno di una legge».

Casa
Serve il testamento per garantirla

Nel caso in cui la casa sia di proprietà, per assicurare l’eredità al convivente è necessario fare testamento. Con questo atto «il proprietario può, nei limiti della quota disponibile, lasciarla al convivente o stabilire che, pur senza divenirne proprietario, il convivente la abiti per un certo periodo o per tutto il corso della sua vita. Gli unici che potrebbero avere da ridire sono i figli, i coniugi, i genitori. Se invece il proprietario non fa testamento, potranno accampare diritti tutti i suoi parenti, anche zii o cugini fino al sesto grado». Se la casa dove si vive insieme è in affitto con regolare contratto, in caso di morte del titolare del contratto, «vi è finalmente tutela anche per il convivente».

Giustizia
Coniugi e conviventi spesso equiparati

Nei rapporti con la giustizia penale, i conviventi (non importa se dello stesso sesso o non) sono in molti casi equiparati al coniuge. «In un processo i parenti più stretti non possono essere obbligati a testimoniare. Questo diritto è riconosciuto anche al convivente», scrivono gli autori. Ancora: «Sia l’articolo 572 del Codice Penale, che prevede il reato di maltrattamenti in famiglia, che gli articoli del Codice di Procedura Penale relativi alla protezione contro la violenza domestica, si applicano anche al convivente». La legislazione carceraria, poi, per quanto riguarda i colloqui, equipara familiari e conviventi. «Le norme nulla precisano in ordine al genere».

Separazione
Niente assegno di mantenimento

In caso di crisi della coppia non matrimoniale non è previsto alcun assegno di mantenimento. «Il mantenimento può essere dovuto per i figli, ma non per il partner, anche se sia molto meno abbiente del suo compagno o venga a trovarsi, dopo lo scioglimento della coppia, in serie difficoltà economiche. Questa non felice regola vale sia per le coppie etero che per quelle omosessuali. Se è escluso il mantenimento, può essere possibile intentare una causa per danni e ottenere un risarcimento». I giuristi aggiungono però che «la coppia non matrimoniale può stipulare intese non solo per regolare i propri rapporti economici durante la convivenza, ma anche in previsione di una possibile separazione».

Figli
Un solo genitore di fronte alla legge

Le situazioni, in tema di figli, sono tante e diverse. Il vademecum ricorda i divieti – i reati, le multe e le pene relative – in fatto di fecondazione eterologa e di maternità surrogata. Poi, passa ad esaminare i casi di crisi. «Se due donne, valendosi di un donatore, hanno concepito un figlio all’estero con tecniche di fecondazione eterologa… In Italia non potranno essere entrambe suoi genitori». Se sopraggiunge una crisi di coppia, la possibilità per la donna che non ha partorito di continuare ad essere genitore «è legato alla buona volontà dell’ex compagna». Il libro indica una via d’uscita che comporta di dimostrare «che il minorenne riceve un danno per l’assenza della seconda madre».

Pensione
La reversibilità per ora è un sogno

Nessun diritto alla pensione di reversibilità è attribuito al convivente. «I conviventi devono, almeno per ora, mettersi l’anima in pace e contare solo sulle proprie risorse, a meno che uno dei due non riesca a farsi eleggere al Parlamento o in un Consiglio regionale ove, in barba al principio di uguaglianza, sia prevista la reversibilità, come anche l’assistenza sanitaria». Quindi, «la forma più semplice di tutela per il convivente economicamente più debole resta il contratto di assicurazione sulla vita». Il libro ricorda che «in altri Paesi, dove le unioni civili sono riconosciute, è illegittimo discriminare le coppie dello stesso sesso in materia di trattamenti pensionistici».

Sanità
In ospedale senza discriminazioni

L’ospedale è, in linea di massima ormai, per i conviventi, uno tra gli spazi più «friendly». Il manuale di Certi Diritti ricorda però che «per risolvere a monte ogni problema, magari strumentalmente creato in particolari strutture, il paziente può esprimere preventivamente la propria volontà, predisponendo e firmando un atto nel quale dichiara di voler essere assistito e visitato dal convivente e autorizzando il medico a fornirgli ogni informazione sul suo decorso». Un riconoscimento delle convivenze è contenuto nella legge sui trapianti, che equipara coniuge a convivente «more uxorio». «L’interpretazione più lineare», secondo gli autori, si applica anche «alle coppie dello stesso sesso».

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