Dalla rassegna stampa Personaggi

La leggerezza non può certo diventare una colpa sulla tastiera del pianoforte di un campione del barocco d’autore come Rufus Wainwright.

… adesso Rufus ha messo la testa a posto, in agosto sposerà Jörn Weisbrodt, aitante produttore teatrale tedesco, a Montauk, nello stato di New York, nel corso di una sfarzosa cerimonia a cui è invitato pure il «quasi-suocero» Leonard Cohen…

Dando alle stampe il nuovissimo «Out of the game», il figlio di Loudon Wainwright III e Kate McGarrigle, campioni della scena folk canadese anni Settanta, sceglie infatti la via dell’immediatezza e della semplicità lasciando al tripudio di archi e di ottoni solo la «beatlesiana» «Welcome to the ball» e poco più. Un bel risultato per lui, dopo gli omaggi a Judy Garland e le rielaborazioni dei sonetti di Shakespeare in cui si aveva lanciato anima e cuore del passato. In cabina di regia ora siede Mike Ronson, il produttore di Amy Winehouse, e si sente. «Anche se l’ho fatto un po’ penare con la mia invadenza, costringendolo un giorno a dirmi chiaro e tondo in faccia: lasciami fare il mio lavoro» racconta Rufus, 38 anni, che nel videoclip della stessa «Out of the game» recita accanto ad una Helena Bonham Carter formato bibliotecaria. «”Out of the game” è un disco molto leggero, anche se senza rivoluzioni rispetto agli altri nove che ho già inciso», premette lui. «Nei cambi troppo repentini, infatti, c’è sempre il rischio di buttare via l’acqua sporca assieme al bambino. Prima facevo solo album pop ed ero portato a metterci dentro qualsiasi cosa, poi ho iniziato a diversificare e a spingere la mia creatività in più direzioni – dai recital all’opera con Bob Wilson – e questo mi ha permesso di focalizzare meglio l’obiettivo. Per sostenere il lancio del disco ho tenuto alcuni concerti semiclandestini qua e là per l’Europa e penso che lo show da portare in tournée seguirà un po’ quel solco». I temi sono quelli degli affetti familiari, dei legami, del futuro. «Non c’è niente che incida sulla propria autostima come l’essere delle persone a posto, perbene, in pace con se stessi e con gli altri», ammette l’incantautore perennemente sull’orlo di una crisi di nervi. «Pur non essendo credente, fin da piccolo sono rimasto affascinato dalla figura della Madonna, a cui mi sono pure rivolto nella grotta di Lourdes durante la malattia di mia madre. Quando non riesco a prendere sonno penso a proprio a Maria perché vedo in lei un’espressione d’amore che appaga la mia anima e il mio gusto estetico, come la Pietà di Michelangelo». L’album sta incontrando accoglienze molto positive: «In queste 12 nuove canzoni ci sono mia sorella Martha Wainwright, Sean Lennon, i Wilco, il chitarrista degli Yeah Yeah Yehas Nick Zinner e tutto ciò contribuisce a variarle molto una dall’altra, anche se quelle che preferisco rimangono probabilmente ”Jericho”, perché mi somiglia molto, ”Montauk” perché parla di mia figlia, ”Candles” che è dedicata a mamma Kate, scomparsa nel gennaio di due anni fa mentre le tenevo la mano sussurrandole all’orecchio le canzoni che amava di più». Un trauma, per lui, che nemmeno un album dolente completamente ripiegato sul ricordo materno come «Songs of Lulu» è riuscito a metabolizzare. Per l’anima fragile del cantante newyorkese uno strappo paragonabile forse solo alla violenza subita a 14 anni a Londra, nell’oscurità di Hyde Park, cosa che lo costrinse anche a confessare alla madre di essere gay. La fascinazione per la metanfetamina e gli eccessi di una vita straviziata e stravissuta cominciarono a manifestarsi allora, ma adesso Rufus ha messo la testa a posto, in agosto sposerà Jörn Weisbrodt, aitante produttore teatrale tedesco, a Montauk, nello stato di New York, nel corso di una sfarzosa cerimonia a cui è invitato pure il «quasi-suocero» Leonard Cohen. Già perché nel frattempo Rufus (col placet di Jörn) è diventato padre di Viva Catherine, avuta con la fecondazione artificiale da Lorca Cohen, secondogenita dell’autore di «Suzanne», nella convinzione evidente che il talento risieda nei cromosomi. «La mia piccola ha alle spalle due famiglie di cantanti» conferma lui: «Sarebbe bello che seguisse pure lei questa strada, magari conquistandosi col tempo un grande voce da soprano italiano come quella di Renata Scotto».

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