Dalla rassegna stampa Cinema

Gli infedeli - Maschi cinici (con humour)

… un epilogo a Las Vegas, diretto dai divi e dove, per la pena del contrappasso, i due amici finalmente finiscono di piacersi a letto, come uno aveva sospettato, diventando star transgender….

Nella stagione della riscossa del cinema francese, con i 5 Oscar di The artist e Quasi amici che ha superato i 14 milioni, la nouvelle vague d’Oltralpe con Jean Dujardin e Gilles Lellouche in testa (Guillame Canet in difesa), punta l’en plein sul cinismo sentimentale macho. Il poster non lascia dubbi. Se non ora, in epoca di riflusso alla Sarkozy e di cene eleganti al bunga bunga, quando?
Les infidèles (Gli infedeli), bestseller in patria, è un film che protegge e giustifica l’infedeltà maschile per voce di sette registi, a parte la sola Emanuelle Bercot, sceneggiatrice di Polisse, che prende gusto in La question a giocare a chi ha paura di Virginia Woolf coi veri coniugi Alexandra Lamy e Dujardin. Sette episodi, allacciati con sassolini alla Pollicino, più un prologo con una notte brava e un epilogo a Las Vegas, diretto dai divi e dove, per la pena del contrappasso, i due amici finalmente finiscono di piacersi a letto, come uno aveva sospettato, diventando star transgender.
Ci sono le situazioni degli erotomani piccolo borghesi, senza grandezze, che escono la sera in cerca di sesso, e le mogli a casa coi piccini, in un via vai irato di messaggini: sia in un meeting di lavoro sia in discoteca sia al bar, sono sempre e solo cacciatori di donne, sfigati che non sanno fare una vacanza soli. E se si trovano a psicanalizzarsi nel solito covo di anonimi basta una seduta per capire che è inutile: l’uomo è cacciatore. Girato a sketch, due fulminei gli altri medi, tutti dalla parte dei mariti e con un tasso di ironia complice che non pareggia gli stereotipi e l’antifemminismo, il film ricorda la commedia a episodi italiana.
Il pezzo con Lolita sembra La voglia matta, la venatura grottesca fa pensare ai Mostri (ma quello era un capolavoro) e si ricorda quel magistrale e ora introvabile Alta infedeltà in cui Tognazzi si gioca la Mercier. Ecco, siamo sempre lì, ma senza quel cinismo e quell’humour, anche se gli infedeli ci sanno fare col pubblico del sabato sera e non si negano alcuna mediocrità o meschinità e si fanno scudo della malinconia.
Hazanavicius, il regista di The artist, dichiara il debito con la nostra commedia e dirige il «fanfaron» Dujardin, paragonandolo a Gassman, in La coscienza pulita che è l’episodio più ben orchestrato e forse il più amaro. Piccole bugie tra mariti cialtroni e mogli pazienti su un contesto stilistico che più francese di così si muore, dove Dujardin e Lellouche la fanno da super padroni, da belloni 40enni cui nessuna può dire di no, ma sono inevitabilmente il vintage della seduzione. Ci rimane la curiosità di un ottavo episodio hard, tagliato.

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