Dalla rassegna stampa Libri

La storia di un attore nero degli anni '30 - Drest, il libro d'esordio di Saverio Manzi

La Voce ha intervistato il giovane scrittore

Hollywood, anni ‘30. Danny Drest, è il divo del momento. Quando l’invenzione del colore viene consolidata restano tutti stupiti poiché il nuovo film con Drest esce ancora in bianco e nero. C’è un mistero attorno a lui, e riguarda il colore della sua pelle…
Questa l’affascinante trama del romanzo d’esordio di Saverio Manzi. Nato il 7 ottobre 1984, Saverio si è diplomato in sceneggiatura all’Accademia Europea di Cinema e Televisione “Griffith” di Roma, ha fatto l’assistente alla regia per il film In nomine Satan, ispirato alla storia di esoterismo e cronaca nera delle Bestie di Satana . Attualmente è studente in Lettere Moderne all’Università Cattolica di Milano.

Corpo esile, modi educati. Bastano pochi tratti per evocare questo giovane scrittore esordiente, ma non per raccontarlo. La Voce lo ha intervistato: forse è meglio lasciare a lui la parola.

Raccontaci un po’ di te, quando hai iniziato a scrivere?
Sono lettore di narrativa fin da piccolo, ma ho iniziato a scrivere a 17 anni, dopo anni di continui pensieri sul fatto che l’attimo presente, il presente del momento, è sempre già passato, sul fatto che ogni cosa che si sta vivendo è sempre già finita. Questo mi inquieta; pensateci, ora quest’intervista avete appena iniziato a leggerla, però siete già lì che è finita e che dovete passare ad altro. … All’inizio infatti volevo fare un saggio sul tempo, ma in breve ho scoperto che questi concetti ossessionanti possono essere diluiti dentro a storie di vita.

Il tuo romanzo è ambientato a Hollywood: come nasce la tua passione per il cinema?
Ne sono appassionato da sempre, forse in modo innato. Ho approfondito questa passione facendomi venire la “passione dell’integrale” cioè la volontà di cercare di vedere in modo integrale – senza perdermi un fotogramma – film di ogni epoca.

La forza di questo lavoro è l’idea originale: nel cinema degli anni ’30, quando domina il bianco e nero, un attore di pelle leggermente scura diventa un divo facendosi passare per bianco. Tema più che mai attuale, visti i frequenti episodi di xenofobia accaduti negli ultimi anni…
Sì, il razzismo è purtroppo innato in noi. Spetta alla nostra intelligenza levarci di dosso razzismo, sessismo, omofobia. Da semplici e istintivi che nasciamo, dobbiamo complicarci. Chi non è solito a imbeversi di cultura e di riflessione con se stesso, non se li leverà MAI di dosso. In Italia a superare il razzismo ci aiutano gli insegnanti delle scuole, ma ad affrontare gli altri due pregiudizi purtroppo siamo lasciati soli. Sono preconcetti purtroppo radicati nel nostro popolo di antico stampo perbenista, ipocrita e amante dell’apparenza. Gli insegnanti in genere saltano a pie’ pari la questione sessismo e omofobia; risultato: nessuno, paesi legiferati dalla Shar’ia a parte, ci batte in omosessuali denigrati e in omicidi di donne da parte di maschi possessivi.

Chi è Danny Drest?
È il mio non-protagonista. È un personaggio che non compare molto, ma attorno a lui ruotano le vicende del romanzo intero. È il simbolo di una condizione difficile: quella degli attori neri che tentavano di farsi spazio nella Hollywood del primo cinema sonoro. Negli anni ’30 attori e attrici di pelle nera facevano in genere rappresentazioni teatrali per un pubblico nero, ma alcuni di loro riuscivano anche ad entrare nel mondo del cinema, un mondo bianco, senza però andare oltre i ruoli stereotipati e molto marginali. Quindi ho immaginato: e se uno di questi attori, magari non proprio nero nero ma solo leggermente scuro, fosse stato tanto carismatico da surclassare gli attori bianchi, la Hollywood degli anni ’30 non avrebbe fatto carte false per averlo da protagonista? Però poi viene scoperto il colore, e come si fa a dire al mondo la realtà su Drest?

Qual è il messaggio che vuoi trasmettere a chi legge la sua storia?
Prima di tutto vorrei narrare una storia mai narrata prima efare entrare nei miei metodi di pensiero il lettore. Vorrei inoltre far capire cosa significava vivere in un’epoca nella quale il cinema non correva in parallelo con la vita ma addirittura era fuso assieme alla vita. Il messaggio principale è invece un rimpianto e una condanna: ogni attore, di ogni epoca storica, avrebbe dovuto recitare e ottenere parti solo ed esclusivamente in funzione del suo talento e della sua espressività; attraverso la mia storia cerco di far percepire la consistenza del pesante razzismo che affliggeva quel seppur strepitoso cinema americano.

Qual è la tua opinione in merito al panorama narrativo italiano odierno?
I grandi non mancano. Però qualche volta ho notato, pubblicate dai grandi editori, alcune opere in cui ho trovato visioni semplicistiche della strada, delle genti e della vita quotidiana, come se fossero osservate da un ricco al sicuro nel suo palazzo.

Pensi che in un momento di crisi come quello che l’Italia sta attraversando, sia realizzabile il sogno di voler diventare scrittore?
È difficilissimo, quasi impossibile arrivare al punto di vivere esclusivamente sui libri venduti. Personalmente il concetto di fare lo scrittore come lavoro un po’ mi spaventa, perché io riesco a scrivere decentemente solo di cose che voglio scrivere. E continuerò a farlo.
Ho qualche idea originale che vorrei sviluppare col tempo. Visto, siamo già lì che anche questa intervista è stata finita di leggere e dobbiamo passare ad altro…


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