Dalla rassegna stampa Cinema

Per Laura Morante una delicata parodia della romantic comedy

Erano anni che Laura Morante pensava a realizzare, per lo meno scrivere, un film suo. È arrivata al traguardo di Ciliegine… l’esito non tradisce alcuna incertezza, si potrebbe dire che non sembra un’opera prima…

Erano anni che Laura Morante pensava a realizzare, per lo meno scrivere, un film suo. È arrivata al traguardo di Ciliegine (titolo che, probabilmente scelto solo perché suona bene, trae origine da una scena esemplificativa del carattere impossibile della protagonista – Morante stessa – in cui il suo Bertrand viene investito dalla petulante disapprovazione di lei per essersi mangiato l’unica ciliegina sulla torta che dovrebbe celebrare il loro primo anno di amore) attraverso varie peripezie della sceneggiatura scritta con Daniele Costantini. Le quali solo alla fine si sono risolte nella produzione e ambientazione francese, e nell’affidamento all’attrice del doppio ruolo di interprete e regista. In ogni caso l’esito non tradisce alcuna incertezza, si potrebbe dire che non sembra un’opera prima.

Amanda non se la cava bene in amore. Sta da un anno con Bertrand e non le va bene mai niente. Per quanto paziente e innamorato lui desiste.

Amanda ha come più cara amica, e anche sola persona disposta all’indulgenza verso le sue insopportabili contorsioni, la soave Florence (l’eccellente Isabelle Carré di Emotivi anonimi) il cui marito, psicanalista dall’umorismo pungente e sornione, ha deciso che Amanda è malata di “androfobia”. Tramite Florence, Amanda partecipa a un veglione di fine anno dove conosce Antoine. Ma chissà perché, in mezzo alla chiassosa volgarità degli astanti maschi (o come tale percepita da Amanda), scambia la cupa depressione di costui, dovuta alla freschissima separazione dalla sua donna, per discrezione, timidezza, gentilezza d’animo: tratti secondo lei propri dello stereotipo gay.

Se ne innamora ma nella convinzione di non poter essere ricambiata se non con l’amicizia. E proprio questo handicap, cheè solo dentro la sua testa, rende per la prima volta Amanda tenera, comprensiva, disponibile. Libera la femminilità in lei sepolta. L’equivoco, di cui vengono a parte le persone più vicine a partire da Florence, viene non già dissipato ma al contrario assecondato per favorire la “guarigione” della protagonista.

Laura Morante la definisce una parodia della commedia romantica, consapevolmente compiaciuta dei relativi stereotipi. Sottolineando come abbia ricercato un tono non ironico (che, come lei stessa giustamente aggiunge, implica un atteggiamento critico) ma un po’ buffo (tutti i riferimenti psicanalitici lo sono) e un po’ fiabesco: Amanda è in fondo vittima di un incantesimo, la paura dell’amore, che richiede di essere spezzato da un principe sia pur presunto gay.

E però l’attrice-autrice dice anche di aver tenuto a mente per Amanda la Lucy dei Peanuts, dove però l’ironia critica abbonda. Mentre ci si potrebbe ricordare delle sue giovanili interpretazioni morettiane, specialmente Bianca, ma al rovescio: qui è lei che mette le mani avanti, previene l’ineluttabile fallimento e la fatale delusione distruggendo i sentimenti sul nascere.

Solido cordone di collaborazioni artistiche italiane (musica di Piovani, fotografia di Calvesi, montaggio di Esmeralda Calabria), atmosfera e attori tutti francesi tranne lei, e infine un pizzico di commedia sofisticata all’anglosassone – non realistica, non sociale, ma con lo sguardo più maliziosamente che ingenuamente rivolto ai temi della guerra tra i sessi – nella variante pazzerella della “screwball comedy” anni Trenta. Sinceramente il punto debole sono le interpretazioni maschili.

Visualizza contenuti correlati


Condividi

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.