Dalla rassegna stampa Cinema

Laura Morante debutta come regista "Consegno a un film le mie nevrosi"

Esce in sala venerdì “Ciliegine” che l’attrice interpreta e ha girato in sette anni

ROMA A55 anni si è regalata un altro figlio e un film da regista: «Mi piace vivere in modo intenso», sintetizza Laura Morante. Ma ottenere le due cose non è stato facile. Per scrivere e girare Ciliegine, commedia romantica (in sala venerdì) di cui è protagonista con il francese Pascal Elbé, ha impiegato sette anni «e proprio a dicembre, a sette anni dalla richiesta d’adozione, è arrivato dalla Russia il piccolo Stepan».

Come mai tanto tempo per realizzare Ciliegine? «Me lo chiedo anch’io, ho girato tutt’altro che Apocalypse Now. Scritta la sceneggiatura tutto lasciava presagire un’operazione facile.

E invece tutto si è complicato e alla fine è diventata una questione di principio. Doveva essere un film italiano, ma si è fatto avanti prima un produttore francese».

Nella versione d’Oltralpe il suo personaggio viene definito nel manifesto “la rompicoglioni”. «Amo i rompicoglioni, ho tenerezza per i caratteri difficili. Mi sembra che proteggano qualcosa di prezioso e vulnerabile. Il caratteraccio è uno sbirro messo a protezione di qualcosa che vale la pena di scoprire».

La protagonista è androfobica, si lascia andare solo con l’uomo che lei pensa essere gay. Mai provata la sensazione? «Nonè un film biografico, ma certo c’è molto di me. Ho avuto rapporti burrascosi con i miei compagni che, dopo, sono diventati idilliaci. Questo film ne è la prova. L’ho scritto con, il padre della mia primogenita Eugenia, con me recita il padre della seconda, Agnese.

Mio marito si è fatto produttore, per sostenermi. Sono insopportabile nelle relazioni ma scelgo uomini di valore e cerco di conservare i rapporti profondi modificandone la forma.

Ma la diffidenza, la paura di consegnare se stessi e le proprie illusioni a chi non lo merita è una paura condivisa da molte donne. A film finito ho visto una donna infuriata con il compagno che aveva mangiato non la ciliegina ma l’unica castagna della torta. Le mie figlie, vedendo la scena del film, alla sfuriata del mio personaggio hanno urlato: “Ha ragione”».

Dirigerà altri film? Spero di sì, per ora sono contenta di consegnare quest’affettuosa parodia di commedia sentimentale. Spero che regali al pubblico il sorriso, ma anche la nostalgia dell’illusione romantica, su cui non abbiamo voluto sputare sopra. Perché è bella in sé, anche se la vita è un’altra cosa».

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