Dalla rassegna stampa Cinema

Laura Morante: nel mio film sull'amore prendo in giro lui e lei

… Laura Morante spiega con allegria la genesi del suo primo film da regista. “Per realizzarlo ho dovuto combattere sette anni, tanti quanti ci sono voluti ad adottare il mio bambino Stjopa”. …

“Quando ho cominciato a scrivere questo film avevo in mente una sola scena, quella della ciliegina. Penso sia la più simbolica della differenza fra uomini e donne e della difficoltà a volte insormontabile di capirsi”. Laura Morante spiega con allegria la genesi del suo primo film da regista. “Per realizzarlo ho dovuto combattere sette anni, tanti quanti ci sono voluti ad adottare il mio bambino Stjopa”. Ciliegine (dal 13 aprile nelle sale italiane) segna infatti il debutto alla macchina da presa di una delle attrici più sensibili e intelligenti del cinema italiano. La scena cui si riferisce vede Amanda, la protagonista del film (interpretata dalla Morante stessa) litigare furiosamente con il suo fidanzato perché lui a cena ha mangiato l’unico frutto candito che torreggiava sulla torta: per la donna un affronto, il segno di una totale indifferenza verso le sue esigenze. Per l’uomo, una sciocchezza, un’inezia senza significato.
Il film, una commedia deliziosa dal ritmo serrato tutta girata a Parigi (“Il produttore francese è stato l’unico a darmi fiducia”) vuole, infatti, essere una riflessione affettuosa e ironica sui rapporti di coppia.
Amanda in ogni uomo che incontra trova difetti insopportabili. Tanto che il marito della sua migliore amica Florence (Isabelle Carré, già vista in Emotivi anonimi), psicoanalista un po’ saccente, la definisce “androfobica”. Ma tutto cambia la notte di Capodanno, quando incontra a una festa Antoine (il fascinosissimo Pascal Elbé), bello e sensibile, che lei crede essere gay. Sull’equivoco rassicurante si gioca tutto il cambiamento della donna e la sua “guarigione”.
“Ho scritto il personaggio di Amanda pensando a Lucy van Pelt dei Peanuts: apparentemente insopportabile, ma in realtà sensibile, sprovveduta, fragile. Daniele Costantini (il padre della sua prima figlia, ndr), con cui ho scritto il film e che mi ha molto aiutato anche nella regia, era perplesso. Diceva: ma non sarà troppo antipatica? E, invece, alla fine sei dalla sua parte, le vuoi bene”. Un altro omaggio ai personaggi di Schulz che la Morante dichiara di amare alla follia sono le scene al planetario dove i due protagonisti vanno a guardare le stelle con il naso all’insù e a scambiarsi confidenze molto intime. “Come Charlie Brown e Snoopy che spesso, nelle sere d’estate, si mettono a chiacchierare guardando il cielo stellato. Ho voluto giocare con gli stereotipi sui sentimenti: la luna, le incomprensioni, i mandorli in fiore, le poesie sdolcinate. Però ho cercato di farlo con leggerezza, sentendomi coinvolta e non come un osservatore esterno”. Ma, alla fine, qual è la sentenza sulla coppia nel terzo millennio: funziona ancora oppure no? “Sì. Ma bisogna essere capaci di trovare dei compromessi. E, come dicono gli psicoanalisti, imparare ad avere il senso della realtà. Caratteristica che spesso noi donne non possediamo”. Tutti i personaggi del film sembrano dei romantici. Anche lei? “Le mie figlie mi prendono in giro perché ancora mi commuovo guardando i film d’amore, ascoltando una canzone, vedendo gli innamorati che si baciano per strada”.

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