Dalla rassegna stampa Cinema

Fantasmi a Monteverde vecchio Ozpetek tra teatro e nostalgia

… questa commedia “infestata” di presenze “è anche un film sulla rivendicazione e l’orgoglio della debolezza, della fragilità, della sensibilità”, come dice il suo protagonista Elio Germano… Ozpetek si avvicina sempre di più in zona Almodovar e abbonda con le citazioni e gli omaggi….

Magnifica presenza, il nuovo film del regista italo-turco, è un viaggio in bilico tra immaginazione e verità, tra passato e presente, tra fiducia e cinismo, che procede tra le quattro mura di una casa romana, fa una tappa negli studi di Cinecittà e poi arriva, a bordo del tram 8, fino al Valle occupato. In 400 sale da venerdì 16, questa commedia “infestata” di presenze “è anche un film sulla rivendicazione e l’orgoglio della debolezza, della fragilità, della sensibilità”, come dice il suo protagonista Elio Germano
– “Finzione, finzione”.
– “Ma quale finzione? Questa è realtà”.
Sono (letteralmente) le parole d’ordine della nuova commedia di Ferzan Ozpetek Magnifica presenza, un viaggio in bilico tra sogno e verità, tra passato e presente, tra candida fiducia e sprezzante cinismo che procede tra le quattro mura di una casa retrò a Monteverde vecchio, fa una tappa negli studi di Cinecittà e poi arriva, a bordo del tram 8, fino al Valle occupato. Le passioni-ossessioni del regista italo-turco si ritrovano tutte in Magnifica presenza, dal tema dell’omosessualità alle tavole imbandite di cibo, dalla “coralità sentimentale” alla riscoperta di una grande attrice del passato (Anna Proclemer), fino alla Città Eterna, vivace, molteplice e accogliente, imbevuta di nostalgia per il passato, anche se pieno di ferite. Stavolta però Ozpetek abbandona il suo amato Gazometro e porta il suo protagonista – Elio Germano, al suo esordio nella “famiglia” del regista – in un appartamento di Monteverde. Una casa scura, scricchiolante e affascinante, dove Pietro/Germano, pasticciere siciliano sbarcato a Roma per fare l’attore, ha intenzione di coccolare la sua solitudine. Almeno finché non scopre di non essere il solo ad abitare quelle stanze, perché ci sono Giuseppe Fiorello, Margherita Buy, Vittoria Puccini, Cem Yilmaz, Andrea Bosca, Claudia Potenza, Ambrogio Maestri e il piccolo “cicciabomba” Matteo Savino, fantasmi il cui tempo si è fermato una sera del 1943 mentre stavano per mettere in scena uno spettacolo con la loro compagnia teatrale Apollonio. Occhi bistrati, vestiti d’epoca, voci impostate; solo Pietro può vederli e, all’inizio, averne paura, ma poi accoglierli come un rimedio alla sua solitudine e come compagni di gioco piuttosto alternativi. Fantasmi a cui mostra come si è evoluto il mondo sullo schermo di un computer: “Hitler è morto, anche il fascismo e il comunismo sono morti. – E la scuola? – Anche quella, definitivamente. Ah, e c’è un Papa tedesco. -Cosa??? – No, vabbè, scherzavo.”

Con i suo delicato onirismo, le scene in bus, la musica nostalgica e l’amore per la diversità (bellissima, seppure un po’ pretestuosa, la scena in cui Platinette fa da caporale a una truppa di trans cappellaie schiavizzate) Ferzan Ozpetek si avvicina sempre di più in zona Almodovar e abbonda con le citazioni e gli omaggi. Anche quello al Valle occupato lo è, seppure filtrato attraverso la nostalgia per un passato fastoso in cui, tra quelle tavole, Pirandello rappresentò per la prima volta i Sei personaggi in cerca d’autore. Il Valle è e resta “un monumento nazionale”, sottolinea affettuosamente il regista.

“Mi ha subito colpito la sceneggiatura – ha detto Elio Germano – perché è anche un film sulla rivendicazione e l’orgoglio della debolezza, della fragilità, della sensibilità, della diversità. Siamo portati a nascondere le nostre debolezze perché sono poco convenienti, mettiamo delle maschere per funzionare di più. E a me piacciono i simboli, come il mondo magico dei trans cappellai sottoterra. Il mio Pietro è portato a nascondere le sue emozioni, non è smaliziato, è abituato a stare solo e coltiva la propria fragilità. La salvezza è in questo, non nell’imitazione di qualcuno che ci sa fare”. Proprio il contrario di ciò che in Magnifica presenza fa sua cugina Maria (Paola Minaccioni, strepitosa come sempre), che nasconde la sua solitudine “consolando” uno stuolo di avvocati.

Sarà anche rassicurante e poco originale, ma questo Ozpetek che torna a mescolare con grazia i suoi ingredienti preferiti – tra magia e surrealismo, tra nostalgia e musica – funziona meglio di quello che tenta nuove strade drammatiche (come in Un giorno perfetto) o spinte più comiche (come in Mine vaganti). Come Carlo Verdone con Posti in piedi in Paradiso, ci affascina e ci coinvolge quando torna nel suo mondo narrativo primario, quello che conosce così bene e a cui noi spettatori abbiamo imparato a voler bene.
Prodotto dalla Fandango di Domenico Procacci con Rai Cinema, Magnifica presenza sarà in 400 cinema da venerdì 16 marzo.

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