Dalla rassegna stampa Media

Facebook censura, ecco come

Pubblicato un manuale anti-censura … Non si possono nemmeno mostrare i capezzoli femminili mentre quelli maschili sono consentiti. Facebook approva inoltre baci ed effusioni sia tra etero che tra omosessuali…

Linee guida con tutti gli argomenti vietati sul social network

Un mini manuale di diciassette pagine con le linee guida per evitare di essere censurati su Facebook. E’ stato inserito sul web, svelando di fatto tutti gli argomenti vietati dal social network più famoso al mondo e che se trattati potrebbero costare un sonoro ban. Tra i divieti vi è quello di pubblicare foto di allattamento, a quello di rappresentare la marijuana “se in un contesto di spaccio”, fino alla censura politica. Vi sono anche divieti specifici per paesi, come quello, valido in Turchia, dove non si può parlare del Pkk o pubblicare mappe del Kurdistan e di bandiere turche in fiamme, o attaccare Ataturk.

Le censure più immediate sono ovviamente quelle legate a sesso e nudità, non è infatti permesso mostrare alcun tipo di attività sessuale, “anche se parti nude sono coperte dalle mani, da vestiti o oggetti”. Non si possono nemmeno mostrare i capezzoli femminili mentre quelli maschili sono consentiti. Facebook approva inoltre baci ed effusioni sia tra etero che tra omosessuali.

Per quanto riguarda le immagini invece, no a quelle che ritraggono persone ubriache o che vanno in bagno. La censura tocca anche espressioni particolari, anche se pronunciate fuori contesto, come “I love hearing skull crack” (Mi piace sentire un cranio che si frattura). Quasi un controsenso sono invece alcuni dei contenuti consentiti, come fluidi corporei, ferite profonde, sanguinamento abbondante, teste rotte e arti recisi, purchè non si vedano le interiora.

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da Corriere della Sera

Se ci scandalizza una mamma che allatta il figlio

La censura irrompe sul social network
di PAOLO DI STEFANO

Non si sa quale aggettivo usare, se ipocrita, stupido o semplicemente ridicolo, per definire il divieto, tra le regole auree imposte da Facebook, di mostrare donne che allattano al seno. Forse tutti e tre insieme. In primo luogo perché non si capisce che cosa ci stia a fare, l’allattamento, tra interdizioni molto più serie come quelle relative alla pedofilia, ai maltrattamenti e alla violenza: sarà forse il difetto solito del Web di assimilare tutto a tutto, in un generale marasma. Ma quale senso del pudore e quale morale dovrebbe mai offendere, quale profondo turbamento o libidine dovrebbe scatenare un’immagine naturale e pudica come quella di un bambino al seno materno? E poco importa che periodicamente si ripropongano le levate di scudi contro la poppata in pubblico, che per alcuni timorati sarebbe sinonimo di esibizione para-erotica: si ricorderà che pochi anni fa al Prado una signora, che si era permessa di dare il seno al neonato mentre si godeva i capolavori della pittura fiamminga, era stata pregata da un sorvegliante di accomodarsi alla toilette.
In secondo luogo perché, mentre colpevolizza l’allattamento (per altro auspicato fino all’ossessione da eserciti di psico-pediatri molto à la page), il social-galateo accoglie senza fare una piega tutta la messe di volgarità pubblicitarie e similtelevisive (senza la quale forse non esisterebbe FB), comprese le donne seminude alla mercé di maschi famelici in perenne arrapamento. Verrebbe da dire: siamo seri, per favore! Le tette in passerella sì, perché avrebbero un valore artistico come quelle delle Vergini nutrici rinascimentali, del Masaccio o della Maja desnuda, e invece le fotografie delle puerpere con neonato no. E le farfalline? Non pervenute.
Ma è il terzo punto, probabilmente, il più esilarante e insieme il più inspiegabile delle e-prescrizioni della rete sociale più frequentata. Com’è possibile che un social network, strumento che si propone al mondo globalizzato come l’acme della tecnologia e del progresso, dell’apertura informale, giovane, accogliente, amichevole, scanzonata, emancipata, democratica, interattiva e libera, finisca per rivelare una morale tanto frustrata e frustrante, antiquata e conservatrice da eguagliare la cultura più bacchettona che urla allo scandalo alla vista di un capezzolo materno? Il massimo della sperimentazione iper-post-neo-tecno-moderna vittima del puritanesimo sessuofobico. Così, può capitare, come è successo a un utente italiano, che venga rimossa la fotografia di una donna di colore che allatta un bimbo bianco, con conseguente sospensione dell’account per ventiquattr’ore (e si sa cosa sono ventiquattr’ore di digiuno per un patito di FB!). Insomma, la policy digitale peggio del trattatello cinquecentesco di monsignor Giovanni Della Casa, in cui si ragionava sui modi e sui costumi «che si debbono o tenere o schifare nella comune conversazione». E dove non si argomentava dei peccati gravi ma delle mancanze lievi, non delle «fiere selvatiche» ma di «alcuni piccoli animali come le zanzare», per censurare (con molta ironia) «ciascuno atto, che è di noia ad alcuno de’ sensi». Tra questi atti «noiosi» come le zanzare non era contemplata la poppata in pubblico. Che oggi FB inserisce invece tra i mostri da evitare come fossero «fiere selvatiche». Nulla di male, in fondo, ci si può sempre sottrarre al conformismo prescrittivo del social network amichevole passando ad un altro o a niente.


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