Dalla rassegna stampa

Aborto, la Spagna cancella la legge Zapatero

Entro le prime 14 settimane non sarà più permesso

Doppio colpo di spugna del governo di centrodestra contro alcune delle creature legislative più amate dall’ex premier José Luis Rodriguez Zapatero. Oltre a modificare la legge sull’aborto (si ritornerà alle norme pre-Zapatero), Mariano Rajoy ha deciso di elimi- nare la disciplina scolastica di “Educazione alla Cittadinanza”. Dopo anni di proteste e denunce (tanti i genitori che avevano fatto ricorso all’obiezione di coscienza pur di evitare le lezioni ai figli), il neoministro dell’Educazione, José Ignacio Wert, ha annunciato che Educación para la Ciudadania (EpC) andrà in soffitta.
Al suo posto, nel curriculum, arriva “Educazione civica e costituzionale”: un insegnamento «esente da questioni controverse», senza il rischio di «indottrinamento ideologico», ha detto il ministro in Parlamento. In teoria l’ex governo socialista aveva presentato la materia come una normale educazione civica, ma i genitori erano allarmati dall’alto grado di politicizzazione, dall’imposizione di una sorta di “morale di Stato” e dal tentativo di ideologizzare l’etica alla lavagna.
Il tutto, in aperta contraddizione con i valori di centinaia di migliaia di famiglie. Dalle critiche alla religione (in particolare cattolica) alle rivendicazioni gay, passando per conversazioni su temi sessuali anche in età molto precoce, nel calderone dell’EpC – secondo le denunce emerse – è finito un po’ di tutto. Negli ultimi anni questa materia ha provocato 55.000 obiezioni di coscienza, oltre a 3.000 procedimenti giudiziari e 300 denunce al Tribunale europeo di Strasburgo. La scomparsa di Educación para la Ciudadania coincide con un’altra energica spallata di Rajoy ai “pilastri” del governo di Zapatero. Il ministro della Giustizia, Alberto Gallardon, ha confermato ieri che la liberalizzazione dell’aborto entrata in vigore nel 2010 verrà completamente scardinata. Non sarà più permesso l’aborto libero entro le prime 14 settimane: come in passato, chi vorrà abortire dovrà rifarsi ad uno dei casi previsti dalla depenalizzazione.
Fino a luglio 2010 i tre presupposti legali erano la violenza sessuale, la malformazione del feto e il rischio fisico e psicologico per la madre: l’attuale esecutivo non ha chiarito se recupererà gli stessi criteri. «Difendere il diritto alla vita probabilmente è la cosa più progressista che ho fatto nella mia vita politica» ha detto il ministro, rispondendo così al mito (molto diffuso in Spagna) del presunto progressismo del «diritto» di abortire «senza se e senza ma».


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