Dalla rassegna stampa Cinema

Viaggio in Sicilia tra orrori e meraviglie

…Ma che film è, questo? E’ un docufilm: «Italy: love it or leave it», dell’altoatesino Gustav Hofer e del romano Luca Ragazzi…

«Io non me ne vado. Completamente». Più ancora dell’inflessione dialettale, è il particolare uso di questo avverbio a confermare che siamo in Sicilia, e siciliano è l’imprenditore coraggioso che non vuole lasciare la sua terra, nonostante le intimidazioni mafiose e la solitudine in cui è stato lasciato. Passiamo poi ad Acitrezza, vista come esempio di meraviglia paesaggistica, e quindi a Giarre, capitale invece delle mostruosità edilizie e dell’«incompiuto siciliano».
Ma che film è, questo? E’ un docufilm: «Italy: love it or leave it», dell’altoatesino Gustav Hofer e del romano Luca Ragazzi. E la Sicilia non è che una tappa del viaggio in Cinquecento che i due intraprendono lungo l’Italia, onde decidere se sia meglio fuggire all’estero come tanti coetanei o se valga la pena di restare. Sfilano così i molti orrori e le molte meraviglie del nostro Paese, alternati a interviste (operai, disoccupati, immigrati, Camilleri, Vendola, Lorella Zanardo sull’uso del corpo femminile) e a pregevoli animazioni grafiche.
Non essendo presente nelle sale, il film è acquistabile su iTunes o visibile nelle proiezioni che il distributore ZaLab sta organizzando in varie città. Ma si può già prevedere che percorrerà trionfalmente tutti i festival di questo mondo, come già «Improvvisamente l’inverno scorso», precedente film dedicato dai due registi alla mancata legge sui Dico.
Che strano, se ci si pensa bene. A distanza di tanto tempo, è una coppia di autori dichiaratamente gay ad aver messo in pratica un principio essenziale del femminismo anni ’70: il privato è politico.
Scelta che sia sul piano sostanziale sia su quello formale, di effetti positivi ne ha almeno due. Da un lato tiene infatti gli autori alla larga dall’intimismo, dal minimalismo, insomma da quelle storie in cui le pene di coppia vengono sviscerate fino allo sfinimento. Dall’altro, essendo l’idea quella di confrontarsi appunto da «privati» con le vicende politico/economiche, fa piovere su questi argomenti da approfondimento televisivo la luce benefica di uno sguardo individuale.
Risultato: un tono lieve, ironico, e tuttavia mai privo di sentimento, né della capacità di indignarsi davanti a situazioni insopportabili. Qualcosa insomma di inedito per le nostre orecchie, nonché per il nostro sguardo offuscato dalla tv.
E bisogna anche dire che dopo tanta recente volgarità, perfino quel po’ di snobberia intellettuale che caratterizza il marchio Hofer/Ragazzi, può risultare benefico.

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