Dalla rassegna stampa Cinema

DiCaprio e Clint Eastwood: domani al cinema ''J. Edgar''

Il film è un viaggio nel disincanto del potere Usa. Un protagonista brillante

Ambizioso, ossessionato, smanioso ma anche in grado d’amare. È un personaggio dai grandi contrasti, quello raccontatoci da Clint Eastwood nel suo ultimo film “ J. Edgar”, nelle sale italiane a partire da domani, giovedì 4 gennaio. Stiamo parlando di una delle figure principali della storia moderna statunitense, quel John Edgar Hoover nominato giovanissimo capo dell’F.B.I. dal presidente Calvin Coolidge nel 1924, e rimasto in carica fino alla sua morte, avvenuta nel maggio del 1972 sotto il mandato di Richard Nixon. Eastwood racconta l’ascesa di Edgar in modo abbastanza lineare, partendo dal 1919, quando, ventiquattrenne, Hoover è ancora impiegato al Dipartimento di Giustizia.

Avvincente biografia

Ci sono tutti i momenti salienti: la creazione dell’F.B.I., il suo modo talvolta corrotto e intimidatorio di dirigerlo, i successi, i fallimenti, le sue fobie, e gli ultimi turbolenti giorni.
Quello che sulla carta potrebbe sembrare una fedele ma gelida biografia, viene rianimata sullo schermo dalla regia di Eastwood, che dà molto peso alla vasta gamma di emozioni generate da Hoover uomo.
Un uomo controllato da una madre inflessibile (la sempre straordinaria Judi Dench) e spaventato dalla propria sessualità.

L’omosessualità nascosta

Per almeno due decenni Hoover ha infatti vissuto a stretto contatto con uno dei suoi collaboratori, Clyde Tolson (Armie Hammer), e sebbene non ci siano delle prove effettive, con lui sembra abbia avuto una relazione amorosa, ovviamente sempre tenuta nascosta.
Eastwood, facendo abbastanza scalpore in America, dà per scontato che tra i due ci sia stato del tenero, e ce li mostra in abiti distinti mentre vanno per club e alle corse, mentre discutono o si prendono in giro consolidando il loro reciproco affetto.
Un legame omoerotico più che omosessuale, veramente ben raccontato forse anche grazie alla collaborazione, in fase di sceneggiatura, di Dustin Lance Back, attivista gay già sceneggiatore e premio Oscar per “Milk”.
“J.Edgar” è l’ennesima prova di quanto Clint Eastwood abbia allargato la sua visuale sul mondo e sul cinema, e sia stato negli anni in grado di allontanarsi dagli uomini interpretati e raccontati nei suoi primi film, che da soli sapevano come farsi giustizia.

Un viaggio nel disincanto del potere

Ma sarebbe sbagliato pensare a “J. Edgar” solo come l’esplorazione da parte di Eastwood in territori a lui apparentemente poco conosciuti o come un’ improvvisa voglia d’indulgenza verso qualcosa che anni fa non sarebbe stato in grado di raccontare.
Al di là del legame tra Hoover e Tolson, il film è un viaggio nel disincanto del potere, nell’incapacità di credere nelle istituzioni, nei dubbi e nelle ombre che sempre serpeggiano intorno a personaggi dalla grossa caratura come Hoover.

Brillante DiCaprio

Il risultato di tale disillusione – ma per certi versi si potrebbe utilizzare anche la parola sconforto, soprattutto nella misura in cui Eastwood non sembra credere più nella vittoria del bene sul male – si traduce nelle immagini cupe e livide del direttore della fotografia Tom Stern.
Preparatevi ad film forte, coraggioso, dominato da un personaggio tirannico e decadente, che un grande Leonardo DiCaprio – forse all’apice del suo talento – interpreta in modo perfetto.

Il Salvagente

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