Dalla rassegna stampa Libri

“Inchiesta sull’omosessualità in Africa”: Donne vittime di stupro correttivo e credenze perverse

Sono stata violentata sistematicamente su richiesta dei miei genitori perché dovevo essere curata per cambiare le mie tendenze sessuali…

“Sono stata violentata sistematicamente su richiesta dei miei genitori perché dovevo essere curata per cambiare le mie tendenze sessuali. Ancora sento l’odore delle pelli puzzolenti di quegli uomini che si sono accovacciati sul mio corpo spalancandomi le gambe, con mia madre che chiudeva a chiave la porta per non farmi uscire. Erano in tre e a turno, tenendomi immobile, penetravano la mia intimità mentre io avevo i conati di vomito”. A raccontare questa orribile storia avvenuta in Zimbabwe è una giovane donna africana, ed è solo una delle moltissime testimonianze raccolte da Sabrina Avakian nel suo ultimo libro “Storie nascoste – Inchiesta sull’omosessualità in Africa”. Il testo, a metà tra saggio e reportage, tratta la discriminazione e demonizzazione della sodomia e del lesbismo , considerati forme degenerate di relazioni umane, in un continente in cui governi e comunità violentano, picchiano e uccidono indiscriminatamente centinaia di uomini e donne, in nome di credenze perverse.

I gay spesso diventano capri espiatori in momenti di manifestazioni politiche: a Kampala e a Nairobi, durante gli scontri, nel periodo delle elezioni, subirono diverse violenze sessuali. Anche in altre capitali come quella del Burundi oppure nel regno dello Swaziland dove l’Aids è un flagello dominante, la loro sorte non è migliore. I diritti di queste persone vengono calpestati dall’ignoranza e l’indifferenza non solo del continente nero ma anche dell’occidente: sebbene organizzazioni non governative e agenzie internazionali denuncino da tempo questi abusi, le voci degli omosessuali restano silenti, coperte da politiche ambigue.

Il tutto è ancora più paradossale in un continente come l’Africa, in cui è ammessa la pedofilia, espressa nei matrimoni tra uomini molto anziani e bambine tra i dodici ed i quattordici anni. “Durante le mie missioni ho visto persone vecchie e putrefatte, ferme nella loro convinzione di preferire le minorenni alle donne adulte, perché meno a rischio di essere affette dall’AIDS” racconta la scrittrice, impegnata non solo nel settore della giustizia, ma anche in quello umanitario. “L’omosessualità è considerata contro natura, mentre la pedofilia è normale.”

Organi di polizia e forze militari riservano alle ragazze lesbiche umiliazioni terribili, come obbligarle a fare sesso in pubblico per motivare le conseguenti torture e l’arresto illegale, ma anche la comunità religiosa asseconda questi trattamenti disumani: molti preti immergono a forza le donne nei pozzi di acqua benedetta per ‘sdemonizzarle’. Molte chiese in Africa sono promotrici di campagne omofobe.

Nell’Africa australe gli omosessuali sono trattenuti in galere fetide e giustiziati senza alcun regolare processo: “Rammento ancora la mia visita alle prigioni nella capitale Ruandese: celle di circa 30 mq che accoglievano più di 20 detenuti, che dormivano per terra, a turno, non potendosi sdraiare tutti insieme per lo spazio limitato, defecando e urinando in secchi di plastica donati dalla Croce Rossa Internazionale” continua Sabrina Avakian nel suo racconto-testimonianza. “Personale autoctono ha varie volte segnalato gli abusi sui minori, sulle bambine, donne e su omosessuali anche da parte di funzionari umanitari, soldati e caschi blu: non hanno mai avuto risposte in relazione alle denunce.”

La sorte più terribile è quella destinata alle donne, vittime dello stupro correttivo sistematico, per curare la loro ‘patologia’. In Sudafrica, nonostante il riconoscimento e la tutela legale dei gay, circa l’80 per cento delle lesbiche subisce violenze: sono noti casi di stupro con bottiglie frantumate oppure con falli di ferro rivestiti da spine d’acciaio, usanza comune anche durante l’Aphartheid. Anche in Zimbabwe il Presidente Robert Mugabe lottò con leggi inflessibili contro l’omosessualità, definendola ‘malattia portata dagli stranieri’.

Sono dati che colpiscono quelli che si trovano nel saggio di Sabrina Avakian. La scrittrice, nata in Etiopia da madre italiana e padre armeno, aveva già denunciato la situazione del continente africano nel reportage “Donne cucite-Inchiesta sulla mutilazione genitale femminile” edito da Librerie Croce nel 2011. Le sue opere promuovono la battaglia in difesa della risoluzione delle Nazioni Unite che, non bisogna dimenticare, “impone come dovere degli Stati la difesa del diritto alla vita di tutti gli esseri umani a prescindere dal genere e dalle loro tendenze sessuali.”

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