Dalla rassegna stampa Libri

«Il mio libro fra omossesualità e nazismo»

…«È un libro che parla di resistenza e di amore, parla di chi come il mio protagonista Raffaele Palumbo cerca di resistere a tutte le cattiverie e frecce avvelenate…

L’associazione Centaurus di Bolzano, punto di riferimento per la comunità gay di Bolzano, festeggia il suo ventesimo compleanno in compagnia di un ospite d’onore: Vladimir Luxuria, che giungerà direttamente dalla capitale per presentare venerdì sera alle 21 presso la sede dell’associazione il suo primo romanzo Eldorado. Il giorno dopo l’ex parlamentare di Rifondazione Comunista presenzierà, sempre presso Centaurus in via Galvani 4a, alla festa dell’anniversario. Abbiamo raggiunto Vladimir per chiederle di questa sua opera e fare due chiacchiere sull’attuale situazione italiana.
Di cosa parla «Eldorado»?
«È un libro che parla di resistenza e di amore, parla di chi come il mio protagonista Raffaele Palumbo cerca di resistere a tutte le cattiverie e frecce avvelenate che la vita gli ha scoccato e non si è mai lasciato avvelenare dall’odio che ha ricevuto, ma anzi l’ha trasformato in sensibilità, sostituendo la vendetta con la comprensione. Raffaele è una persona che parte da Foggia negli anni ’30 per recarsi a Berlino sperando nella libertà, perché la capitale tedesca era una città già allora molto aperta per i gay, ma finisce per conoscere il nazismo. Raffaele diventa così il testimone dello sterminio dei 30.000 omosessuali che Hitler mandò nei lager. Scampato alla persecuzione cercherà di ricostruire il destino degli amici di quel periodo. Per scrivere questo libro sono stata spesso a Berlino, dove anche grazie agli archivi dello Schwules Museum, ho studiato la condizione degli omosessuali sotto il nazismo. Ho unito questi dati storici con la mia fantasia».
Il suo coinvolgimento diretto in politica è da considerarsi concluso?
«Ho imparato nella vita a non dire mai “mai”, ma oggi nonostante tanta gente mi chieda di ritornare in politica, non la vedo nel mio futuro immediato.
E cosa vede invece nel futuro dell’Italia?
«Spero ci sia un leader serio e affidabile che faccia poche battute e si occupi dei problemi di chi ha più bisogno, a partire da provvedimenti di redistribuzione del reddito».
Nella sua esperienza personale ha incontrato analogie fra il mondo dello spettacolo e quello dello show business?
«Ce ne sono tante, la prima è che il parlamento è costruito in maniera simile a un teatro greco, perché quando fu progettato non c’era l’amplificazione e quindi doveva avere caratteristiche acustiche simili a quelli dei teatri delle polis. Da un lato esiste il teatro politico, nel senso di militante, come ad esempio quello di Berthold Brecht, dall’altro esiste il teatrino della politica. Quello della politica alle volte è un brutto spettacolo: penso ad esempio a quando i deputati si picchiano magari di fronte alle scolaresche in visita. Le visite delle scuole a Montecitorio sono qualcosa che abolirei: le trovo molto diseducative, i ragazzi vedono gente che si picchia o che sta al computer o passa tutto il tempo al telefono, se poi fanno lo stesso a scuola possono sempre dire che l’hanno visto fare ai massimi rappresentanti dello Stato. Poi c’è il trasformismo più bieco di chi fa politica non per dare una speranza agli altri ma solo per accumulare potere e soldi».

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.