Dalla rassegna stampa Cinema

Tomboy

Un film sull’infanzia e sui suoi momenti ‘staminali’, quelli che possono portare ovunque, quelli in cui diventiamo, in una lotteria di possibilità, quel che siamo. Forse anche un film sull’attrazione per lo stesso sesso e le sue origini. O forse no.

E’ tutto questo ma anche altro il piccolo film della poco più che trentenne Céline Sciamma, un condensato di emozioni, sperimentazione di sé, scoperta degli altri, leggero e inventivo come un gioco tra bambini. Premiato con il Teddy Award a Berlino, osannato dalla critica e molto amato dal pubblico, il film racconta la storia di un maschiaccio (Tomboy, in inglese) mancato: la piccola Laure, appena trasferitasi in una nuova città, si presenta a tutti come Michaël. La scuola sta per cominciare e quindi anche il momento della verità ma intanto, quante cose meravigliose può fare un maschio, baciare la provocante piccola Lisa, giocare a calcio a torso nudo, fare a botte… Tutto centrato sul presente (quindi senza angosce o timori) come la visione di un bambino, innocente e sfrontato (il pisellino di pongo che Laure/ Michaël mette nel costume da bagno), il film vive di momenti di grande naturalezza ma ‘fermati’ da uno stile rigoroso e personale. Fotogrammi di grande gusto visivo, carichi di simbolismo ma resi vivi dalla spontaneità incantevole dei piccoli interpreti. Girato con soli 500.000 euro, «Tomboy» non solo per questo è un piccolo miracolo. Ogni singolo momento sembra legato all’altro dal filo modesto del quotidiano, eppure sprigiona una ricchezza e poliedricità di sensi sorprendente: come la collana di pasta, umile e preziosa, che la sorellina di Laure fa per la sua mamma.
Giudizio: 4/5

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