Dalla rassegna stampa Cinema

Che mistero l’infanzia col sapore di Nouvelle Vague

Tomboy …Un mondo restituito nella sua intatta freschezza senza interpretazioni o psicologismi…

Non conosciamo il suo film d’esordio Naissance des Pieuvres , ma quest’ opera seconda, Tomboy , fa di Céline Sciamma una naturale erede del cinema fenomenologico della Nouvelle-Vague, con i personaggi colti nel loro manifestarsi, raccontati attraverso il loro agire. Come la decenne Laure (l’indovinata Zoè Héran): la quale, da poco trasferitasi e in cerca di nuovi amici, asseconda l’errore della coetanea Lisa che, causa i capelli corti e i bermuda scalcinati, l’ha scambiata per un maschietto. La famiglia si presenta unita, il rapporto con il papà e la mamma incinta è affettuoso, con la vezzosa sorellina c’è complicità. Perché, allora, Laure sceglie di diventare Mickail e di partecipare ai giochi scatenati dei ragazzini, assumendosi il peso ogni giorno più arduo di ritoccare il proprio corpo e la propria gestualità per non tradire la sua identità femminile? Sciamma nulla spiega, e ci immerge invece nel cuore di un contraddittorio universo infantile dove fra incosciente spensieratezza e inquiete pulsioni la sessualità assume confini ambigui. Un mondo restituito nella sua intatta freschezza senza interpretazioni o psicologismi. Tutto si consuma in una breve luminosa estate, concludendosi attraverso il piccolo trauma di uno smascheramento che forse non lascerà traccia o forse sì, come un primo bacio o una prima vampata di vergogna. (A.L.Kezich, voto 4/5)

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