Dalla rassegna stampa Personaggi

I soggiorni segreti di Greta Garbo nell'amata Taormina

L’attrice frequentò la Perla dello Ionio sempre segretamente, nell’arco di un trentennio, cioè dal 1950 al 1979, per almeno una decina di volte

Non era sensuale come le maggiorate del cinema, come Marilyn, Jayne Mansfield e Sophia Loren. Non era un “ordigno erotico”, ma aveva una bellezza algida, angelica, quasi asessuata che comunque conquistava, che seduceva inevitabilmente sterminate platee. E’ stata una delle vere, autentiche dive di tutti i tempi. Greta Garbo, la divina, svedese, figlia di un netturbino di Stoccolma ed ex commessa di un negozio di abbigliamento, si ritirò dalle scene a soli 36 anni, all’apice del suo fulgore e del successo, forse perché delusa dal mondo fatuo della celluloide, forse perché insoddisfatta e consapevole di non poter dare più di quanto non avesse dato, nei suoi film. Pellicole come “Mata Hari” e “Margherita Gauthier” sono considerate pietre miliari della cinematografia. Eppure lei decise di eclissarsi mentre la sua immagine dominava le copertine delle riviste di tutto il mondo. Un’eterna inappagata, la definì qualche critico; sempre in fuga dai curiosi, da quanti tentavano di insinuarsi nel suo privato.
Aveva i suoi amori, Greta Garbo, e fra questi c’era sicuramente Taormina, la Perla dello Jonio, dove soggiornò sempre segretamente, nell’arco di un trentennio, cioè dal 1950 al 1979, per almeno una decina di volte. Di Taormina amava i vicoletti pieni di gerani e gelsomini, le anguste scalinate di pietra bianca, lo splendido panorama sul mare dai colori cangianti, ma amava anzitutto l’uomo che la ospitava, Gayelord Hauser, tedesco di Sassonia, omosessuale, dietologo delle dive hollywoodiane degli anni ’40, conosciuto dalla Garbo proprio nella Mecca del cinema. “La loro fu una love story strana, misteriosa – ricorda Gaetano Saglimbeni, giornalista, scrittore e storico taorminese, – perché anche lei, pur avendo fama di mangiauomini, manifestava tendenze omosex. Eppure furono sul punto di sposarsi. Hauser era stregato da questa donna ambigua e dal fascino glaciale, tant’è che aveva fissato la data delle nozze, in Messico, ma un giorno prima della celebrazione del matrimonio, lei sparì. Tuttavia i due restarono in ottimi rapporti, qualcosa di indefinibile li legava: lui la accettava così com’era conoscendo la sua indole di creatura libera. La Garbo cercava la protezione di un uomo, ma rifiutava di congiungersi carnalmente con chiunque, per questo sceglieva quasi sempre dei gay”.
Sulla strada per Castelmola, Hauser possedeva una villa, arredata in stile più californiano che mediterraneo. Nel suo salotto egli riuniva nobildonne e baroni, attrici e letterati di fama, miliardari e gay. Frequentatori abituali erano gli scrittori Roger Peyrefitte, Tennessee Williams e Truman Capote e il pittore Henry Faulkner che passeggiava tenendo al guinzaglio un capretto. Una notte l’artista svegliò il medico Nicola Garipoli, sindaco di Taormina, perché il capretto stava male e pretendeva che il dottore lo curasse. Quando in primavera arrivava la Garbo, si isolava dal resto della casa, evitando di incontrare tutti gli ospiti. Preferiva aggirarsi per le stradine della cittadina nascondendo il volto sotto enormi occhiali scuri e portando inoltre cappello a larghe falde, scialle con cui copriva la bocca e calzando scarponi numero 44. Si inerpicava per viottoli salendo fino a Castelmola. Trascorreva le sue giornate nei magazzini dell’antiquario Carlo Panarello per cercare il reperto di valore da comprare e portare a New York dove aveva la residenza.
“Greta arrivava sempre sotto falso nome – prosegue Saglimbeni – presentandosi come Harriet Brown e tutti, in casa Hauser, dovevano mostrare di non conoscerla. Dovevano fingere perché così voleva la diva dal volto di sfinge, sempre più enigmatica e inquieta, imprigionata in un mito al quale aveva tentato di sottrarsi scomparendo dalla scena inspiegabilmente, ma che proprio con i suoi atteggiamenti, quel suo ossessivo fuggire da un capo all’altro del mondo, continuava ad alimentare”.
A Taormina lei rimaneva fino all’inizio dell’estate, poi si dileguava perché detestava il sole e il caldo. In casa Hauser aveva a disposizione due stanze e un terrazzino con tettuccio di canne dove lei si godeva l’ombra e il fresco, bianca come una statua di alabastro. Poi Hauser vendette la sua magione, per acquistarne un’altra più ampia e lussuosa, sul mare, al confine fra Taormina e Letojanni. Alla divina, il dietologo riservò un’intera dépendence con terrazzo annesso, ma lei continuava a rifuggire rigorosamente dalle esposizioni al sole. Restava sempre nascosta anche quando in salotto comparivano star del calibro di Marlene Dietrich, Rita Hayworth, Joan Crawford e Lana Turner. Greta non volle mai incontrarle, preferendo l’isolamento. Passeggiava sempre sola e camuffata, quasi come un fantasma, per quelle viuzze strette che probabilmente amava più delle enormi, affollatissime strade americane. Raramente entrava in un bar per un caffè o una bibita, mangiava sempre a casa Hauser, apprezzando le specialità del cuoco taorminese Peppe Caltabiano, come gli spaghetti alla Norma e le grigliate di pesce. Mangiava poi molta verdura e frutta di stagione, evitando sughi, intingoli e grassi per non rovinare la pelle. Era molto parca anche nel bere: niente vino o altri alcolici, ma solo acqua e latte. Questa era Greta Garbo: schiva, solitaria, introversa, sempre in fuga da tutti e con un grande, viscerale amore per Taormina.

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