Dalla rassegna stampa Cinema

Così Thelma e Louise cambiarono le donne

Compie vent’anni il film cult di Ridley Scott con Geena Davis e Susan Sarandon in fuga on the road

Il debutto di Brad Pitt «Avevamo difficoltà a trovare il volto giusto per l’autostoppista dice Callie Khouri, che per la sceneggiatura vinse l’Oscar -. Un giorno Ridley Scott mi disse: “Hai visto il ragazzo che abbiamo selezionato?”. Quando comparve Brad Pitt, pensai che era carino e sarebbe andato abbastanza bene. In quella parte è stato un grande»

Senti Louise, non torniamo indietro».
«Che vuoi dire Thelma?».
«Non fermiamoci». «Che vuoi dire Thelma, non capisco?».
«Coraggio… (indicando il Gran Canyon)». «Sei sicura?». «Sì». Vent’anni fa Thelma e Louise, dopo aver attraversato mezza America a bordo di una vecchia Ford Thunderbird, aver ucciso un uomo, rapinato un supermercato, fatto saltare un camion, chiuso un poliziotto nel bagagliaio, preferiscono morire pur di non farsi arrestare da Harvey Keitel. Sulla macchina lanciata a gran velocità verso il canyon dove scorre il Colorado, si guardano negli occhi, e tenendosi per mano, si lanciano nel vuoto. Quella scena, che non manca mai di far piangere, è l’epilogo di una gita, la trasgressione di due amiche in fuga dall’Arkansas: Louise (Susan Sarandon) cameriera in un fast food, e Thelma (Geena Davis) casalinga, quasi schiava del marito Darryl.

Il dibattito è stato, ai tempi, piuttosto accesso. Film femminista oppure no, visto il finale? Nel ‘91 c’erano già working girl e donne liberate. Erica Jong aveva scritto Paura di volare nel 1973, Cindy Lauper aveva cantato il diritto delle ragazze a divertirsi nel 1984. Perché allora un road movie rifiutato da Meryl Streep e Goldie Hawn è entrato in maniera così prepotente nell’immaginario collettivo? Ci sono citazioni ovunque, dai Simpson al video Telephone , con Lady GaGa e Beyoncè, ci sono parodie e canzoni, come Thelma & Louise di Giorgia. E sui giornali americani, ogni volta che una donna spara, ferisce, o pianta un tacco in testa a uno stupratore citano il film.

«Io me lo ricordo ancora – dice Lea Melandri, femminista storica, infaticabile (il suo ultimo libro, pubblicato con Bollati Boringhieri è: Amore e violenza. Il fattore molesto della civiltà ) -: ha dato voce al sogno di libertà delle donne, alla possibilità di correre nel mondo essendo semplicemente se stesse. Il viaggio è la vita, è la sfida, e più del volo finale, mi è rimasta negli occhi l’immagine di Thelma e Louise che cantano, con i finestrini abbassati, quel loro momento di perfetta felicità. Mi è rimasto un esempio di amicizia e di solidarietà femminile, contro il modello della rivalità. E un promemoria: se la libertà non l’hai conquistata, alla fine della strada c’è anche la fine del sogno». Curiosa coincidenza, il ‘91, oltre a essere l’anno di Thelma e Louise è l’anno di Naomi Wolf, che pubblica con enorme successo Il mito della bellezza , un saggio sulla nuova prigione delle donne, salvo poi invitarle, in Fire with fire (Fuoco contro fuoco) a «riappropriarsi del loro sex appeal». Esattamente quello che hanno fatto le eroine di Sex and The City che decidono senza troppi problemi di lasciare e prendere gli uomini, di giocare, di annoiarsi (ma è più facile a Manhattan).

Nel ‘96 arrivano i Monologhi della vagina di Eve Ensler («L’emancipazione delle donne è profondamente connessa alla loro sessualità: io sono ossessionata dall’idea di donne violate e stuprate»), e poi arriva il diritto che Thelma e Louise hanno esercitato in anticipo, con una certa esagerazione: rispondere alla violenza con la violenza. Combattere gli uomini che odiano le donne. L’icona delle ragazze toste adesso è Lisbeth Salander, consacrata dalla trilogia di Millennium : non è bella, e ha una storia tremenda alle spalle, ma è speciale, fragile eppure invincibile. «Io avrei potuto essere Thelma o Louise – confessa Lorella Zanardo, autrice dell’ormai famoso documentario sul corpo delle donne -. Le ho sentite sempre molto affini, e sono convinta, nonostante mi piacciano gli uomini, che una comunicazione così profonda sia soltanto al femminile. E’ questo che mi ha lasciato il film. Ma Lisbeth, con la sua rabbia, potrebbe essere figlia di Thelma e Louise. Potrebbero esserlo le ragazze incazzate che vedo, ascolto, e rispetto, piene di risentimento, a ragione, nei confronti di un mondo maschile che fa blocco, le esclude, le riduce a oggetti. Si incontreranno a Torino il 28-29-30 ottobre, cliccate su http://feministblogcamp.noblogs. Org: il loghino che hanno disegnato piacerebbe a Lisbeth. Ma chissà se loro sono d’accordo…». Hanno una grossa responsabilità, le figlie (vere e immaginarie) di Thelma e Louise. Ma una cosa è sicura: non hanno nessuna intenzione di buttarsi giù. In tutti in sensi.
««Se la libertà non l’hai conquistata, alla fine della strada c’è la fine del sogno»»

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