Dalla rassegna stampa Cinema

Huppert e Harrison Locarno incorona due divi antitetici

Film choc dagli Usa sui killer anti-gay – In “Red state” Kevin Smith racconta una “chiesa” che uccide i peccatori

LOCARNO – Neppure i temporali sono bastati a smorzare l´entusiasmo dei fan: migliaia di spettatori hanno affollato la Piazza Grande di Locarno sotto la pioggia pur di vedere Harrison Ford e Daniel Craig (quando ti ricapitano Indiana Jones e 007 in carne e ossa e in un colpo solo?) sul palco, accanto alla bella Olivia Wilde, star della serie televisiva “Dr. House” passata al grande schermo. Perfino la pioggia s´è fermata per un attimo: giusto il tempo di consegnare nelle mani di Ford il Premio alla carriera che il Festival gli ha tributato. Poi ha ricominciato a cadere sulla sua immagine virtuale, mentre cavalcava accanto a Craig in “Cowboys & Alieni”, demenziale storia di pistoleri e indiani coalizzati contro i mostri venuti dallo spazio, divertente come una vecchia “serie B” anche se produttivamente gonfiata ai livelli di blockbuster (ma senza 3D, per fortuna). Harrison è apparso di ottimo umore, rispondendo alla domanda se gli piaccia ancora fare il cinema: «È molto meglio che lavorare e qui, comunque, mi sono divertito moltissimo. Ho sempre amato il western, anche se, quando sono arrivato al cinema, era già fuori moda, soppiantato dalle saghe spaziali».
E´ venuta a ritirare un altro premio, l´Excellence Award, la grande Isabelle Huppert. Anche lei cavalcò nelle praterie del West, ai tempi dei “Cancelli del cielo”, ma i suoi film più memorabili sono quelli per Chabrol, Godard, Haneke. E ora l´attrice francese va sempre più sul difficile: ha appena finito di girare con registi di nicchia come Hong Sang-soo («non c´era neppure la sceneggiatura; fare un film senza sapere cosa sarà è molto eccitante») e Brillante Mendoza. Ripercorrendo la propria carriera, Isabelle ribadisce la predilezione per i personaggi forti e drammatici («non ricordo più quante volte sono morta sullo schermo. Mi è piaciuto molto morire come “Signora delle camelie”») e conferma di avere scelto i registi con cui lavorare, almeno quanto loro hanno scelto lei. Non le dispiace affatto la commedia, ma «sono un´attrice della mia epoca, che offre cose ben poco allegre; e temo che il futuro ne offrirà ancora meno».
Le commedie di oggi, in effetti, sembrano fatte con la fotocopiatrice. Lo ha dimostrato, qui a Locarno, “Friends with Benefits” di Will Gluck: dove Justin Timberlake e Mila Kunis decidono di darsi al sesso come sport, senza coinvolgimenti emotivi, poi s´innamorano come in tutte le altre commedie sentimentali. Tra le poche cose carine del film, i due che si giurano eterno (non) amore su una “app” della Bibbia. Tutt´altra faccenda con “Red State” di Kevin Smith, presentato fuori-concorso: un film estremo e geniale, che in America ha avuto guai con la censura per il suo beffardo radicalismo. Tre ragazzini rispondono all´annuncio di una donna matura in cerca di partner sessuali. E´ la trappola di una Chiesa di fondamentalisti, per attrarre e ammazzare gay e altri “peccatori”. Armati fino ai denti, i fanatici religiosi si massacreranno a vicenda con sceriffi e agenti federali non meno folli di loro.

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