Dalla rassegna stampa

Conciliare casa-lavoro - La sfida parte da Fiuggi

Al via la rassegna, che ogni anno ospita 20mila famiglie – Nella prima giornata della kermesse confronto tra le associazioni, i politici e gli imprenditori. Il Forum: risolvere il nodo precarietà

Non sta stretto né nella dimensione dell’arte filmica né nel ragionamento politico il «dinamismo delle relazioni» che caratterizza la famiglia. Ne è la riprova la prima giornata del Fiuggi family festival, che permette di incrociare senza separatezze il confronto sui temi della conciliazione tra lavoro, paternità e maternità e il messaggio cinematografico. Del resto proprio dal confronto di politici, amministratori, sindacalisti, imprenditori, ricercatori, esponenti dell’associazionismo emerge, come osserva Alessia Coeli dell’Università cattolica, che «la cultura» family friendly e l’«alleanza tra gli attori in gioco decisi a impegnarsi» sono i «pilastri della conciliazione». Quindi è importante parlarne come sottolinea Antonella Bevere Astrei, moglie dell’ideatore del Festival scomparso nel 2009, «in un mondo che spinge a sacrificare sull’altare dell’efficienza il tempo per vivere, a trasforma anche il riposo in un business che non mostra altra motivazione che nutrire se stesso».
«Il festival – osserva il presidente del Forum delle famiglie, Francesco Belletti – ha evidenziato che non ci può essere felicità, benessere, cittadinanza senza persone libere inserite nelle relazioni che costituiscono la famiglia.
Ha indicato in alcuni film buone pratiche come stiamo facendo anche per la conciliazione». Il problema è che anche la dimensione del lavoro sia attraversata da questo dinamismo delle relazioni: «Purtroppo invece costatiamo troppo spesso che è sensibile ad una flessibilità concepita solo dal lato dell’impresa, che sconfina nella precarietà».
Di pari passo con la battaglia culturale il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, assicura l’impegno dei politici per «aiutare la famiglia» anche in un momento di grave crisi economica, dove pure molto già è stato fatto per salvare i posti di lavoro. Da decenni, avverte l’esponente del governo, è in atto un attacco per «spaccare la famiglia». Il riferimento è anche alla proposta di legge contro l’omofobia, giustamente ritenuta dalla Camera incostituzionale. «Se la logica fosse di tutelare i soggetti più deboli – argomenta in merito la Roccella – dovremmo pensare ai barboni, e non chi è sostenuto da lobby politiche potenti. Ma la legge deve essere generale: deve valere per tutti».
Il sottosegretario comunque constata come in Italia tanti indici dimostrano come il «senso comune degli italiani basato sull’esperienza concreta regga e respinga i luoghi comuni contro la famiglia che cercano di inculcare alcune lobby». Ed è proprio l’esperienza di vita che spinge la moderatrice della tavola rotonda, la giornalista Costanza Miriano (autrice del libro «Spòsati e sii sottomessa»), a comunicare come padri e madri acquisiscano una competenza multitasking che risulta vantaggiosa anche per l’impresa.
«Il governo considera la famiglia la pietra miliare di ogni progetto di crescita e di coesione sociale», garantisce il sottosegretario al Welfare, Nello Musumeci, recando il saluto al Festival del ministro Maurizio Sacconi, impossibilitato ad intervenire. D’accordo con Musumeci, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi, torna sull’impegno culturale per difendere la «peculiarità» italiana che si contrappone ad una deriva europea del concetto di famiglia. Una deriva per cui un bambino può arrivare ad avere, con la fecondazione assistita e il matrimonio gay, fino a cinque genitori, con esiti devastanti sul piano della coesione sociale e la creazione di «inestricabili gineprai giuridici». Il sottosegretario dunque invita ad impegnarsi «anche al di là degli schieramenti partitici in una battaglia politica» per introdurre il «Fattore famiglia», ideato dal Forum, nella delega fiscale, se si vuole evitare «la catastrofe antropologica» provocata dalla denatalità. Del resto, come ammonisce l’economista Luigino Bruni, nella sessione antimeridiana del convegno sulla «conciliazione», difendere la famiglia significa occuparsi della «città, della comunità, guardare avanti: al futuro, non al passato».


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