Dalla rassegna stampa Televisione

"Glee", dalla tv al concerto a Londra trionfano gli "sfigati" di successo

Intanto il produttore Ryan Murphy cerca nuovi talenti per rinnovare il cast

Lo show sui liceali in un tour sold out

LONDRA – Le bambine per l´occasione si sono messe il tutù rosa, le nonne la t-shirt di Michael Jackson, circolano decine di Puffi (c´è il raduno mondiale), le ragazze col piercing trafitte dai chiodi ridono felici. Alla O2 Arena di Londra al concerto dei ragazzi di Glee, serie cult che ha cancellato la parola «diversità» dal vocabolario, gli spettatori sono lo specchio del cast. Tutto esaurito, 23mila posti, il Glee live, tour ideato dell´inventore della serie Ryan Murphy, che dall´America è approdato in Europa – il 2 e il 3 luglio a Dublino, peccato, nessuna data italiana – riunisce intere famiglie ed è un fenomeno di costume.
I più piccoli battono le mani, i padri tengono i neonati in braccio; lo spettacolo sono anche loro. Nell´America dei perfetti a ogni costo, la scuola dove gli ultimi diventano primi è una speranza: lo sanno bene i 23 mila che esplodono in un boato quando sullo schermo appare Sue (Jane Lynch), strepitosa cattiva rivale del professor Schuester (Matthew Morrison), inventore del Glee club dove gli sfigati possono esprimere il loro talento. Sono tutti sul palco Lea Michele, Cory Monteith, Kevin McHale (che interpreta Artie, lo studente sulla sedia a rotelle), Amber Riley insieme a Jenna Ushkowitz, accolti come star. Cantano: It´s my life, Don´t stop believin, un inno liberatorio: migliaia di mani alzate col guanto rosso di Glee – indice e pollice sollevati, la L di Loser, unico caso in cui essere perdenti è un orgoglio – ondeggiano.
“Don´t be a drag, just be a queen” cantano madri e padri, bambine e nonne; esplodono i fuochi d´artificio, l´inno di Lady Gaga Born this way vale più di mille parole sull´omosessualità. Come il momento in cui Chris Colfer, che nella serie è Kurt, gay dichiarato, s´inginocchia davanti a Blaine, il ragazzo della Dalton school e gli fa la dichiarazione. Perché non importa di chi t´innamori, conta solo se sei felice, una lezione di civiltà contro la discriminazione che passa in un momento di gioia collettiva. Colfer, con la sua voce da soprano, si prende il ruolo di Judy Garland in Get happy. Le ragazze che trionfano sul palco rifanno Single ladies di Beyoncé battendo il ritmo sui fianchi rotondi, come le spettatrici con le cosciotte che cantano in platea, felici di far parte del club. “Tutti hanno un sogno nella vita, e questo è il mio” urla tra gli applausi Kevin, alzandosi dalla sedia a rotelle e ballando insieme agli altri.
Oltre la tv, oltre la fiction, oltre la musica e il talento, Glee ha saputo interpretare lo spirito dei tempi. Nella vita Jane Lynch è lesbica, ha una figlia, e ha raccontato in un libro i suoi guai con l´alcol, è diventata un simbolo, come l´altro professore, il tenace Schuester che dà credito agli “sfigati”. In un mondo ideale, anche gli “sfigati” a vario titolo dovrebbero trovare il loro posto: in tv ce l´hanno e se milioni di persone li seguono una ragione ci sarà. Nonostante il successo il produttore Ryan Murphy sta cercando nuovi interpreti attraverso un talent show «perché a trent´anni non sei più credibile come liceale»; non come in Italia, dove alla decima serie «si va sul sicuro» e ci sono sempre le stesse facce. La Fox sbanca gli ascolti (in Italia vanno in onda le repliche), ha conquistato quattro premi Emmy e tre Golden Globe, i successi cantati dal cast scalano le classifiche, in America il 12 agosto uscirà il film del concerto in 3D, la macchina di Glee ha attratto guest star come Gwneyth Paltrow.
Sul palco i ragazzi che non hanno paura di essere se stessi esorcizzano le paure degli adolescenti (e non solo): si commuovono cantando Empire state of mind (New York) mentre le immagini di Manhattan scorrono veloci, ma l´Arena O2 viene giù con le note di Somebody to love di Freddie Mercury. Nel gran finale piovono i coriandoli, la gente si abbraccia. Sarà pure vero che trovare “qualcuno da amare” è spesso un´impresa, ma adesso sembra tutto possibile. Non a caso Murphy farà innamorare anche la temibile Sue «di un uomo o di una donna: questo non lo so ancora».

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da La Stampa

“Glee”, quando i perdenti fanno tendenza

Il Glee Club: il ragazzo in sedia a rotelle, la teenager sovrappeso, il timido e il gay

EGLE SANTOLINI

LONDRA
Britney Spears e Beyoncé, Michael Jackson e Freddie Mercury, Jay-Z e Judy Garland. Come se fossero tutti lì, in una 02 Arena esaurita nei suoi 23 mila posti. Le loro canzoni più famose sono risuonate per il debutto europeo del Glee Live Tour 2011 : negli 80 minuti del concerto che permette ai fan di vedere da vicino i propri idoli, e cioè le star della serie-fenomeno da 12 milioni di spettatori negli Usa, in onda in Italia su Fox, si passa dagli standard dei Beatles ai rapper più furiosi. Tutto fin troppo omogeneizzato, però eseguito con l’impeccabilità dello showbiz americano; e con un sottofondo camp di notevole significato culturale. Proprio perché adattato alle famiglie: quando mai era successo che papà e mamma portassero i pupi ad applaudire un gay dichiarato (Chris Colfer- Kurt) che imita Judy Garland e chiede la mano del ragazzo che ama (Darren Criss-Blaine)? Certe cose valgono, nella storia del costume, tanto quanto l’approvazione del «same sex marriage» per lo Stato di New York.

Glee, ambientato nell’immaginaria William McKingley High School di Lima nell’Ohio, racconta complicità, odii e schermaglie del Glee Club, attività extrascolastica dedicata a canto e ballo. Ma soprattutto celebra la riscossa del losers, cioè degli emarginati di talento: il ragazzo in sedia a rotelle, la teenager sovrappeso, la goffa, il timido e l’omosessuale. Erano in tanti, l’altra sera, a cercare conforto e identificazione in quello che non è solo un Saranno famosi del XXI secolo: sventolavano il loro guantino di gommapiuma a forma di l come loser, non trattenendo le lacrime. La serata comincia, dopo il prologo scaldapubblico dei formidabili breakdancers della serie LXD , con un video in cui Sue Sylvester, l’istruttrice delle cheerleaders impersonata dall’attrice Jane Lynch, avverte che si sta per assistere a uno show vomitevole, tanto che forse serviranno gli appositi sacchetti. E poi arrivano loro in carne e ossa, Quinn e Kurt, Blaine e Artie, Finn e Brittany, Rachel e Cory, Mercedes e Santana, in jeans e maglietta scarlatta: il loro inno s’intitola Don’t Stop Believin’, non smetterla di credere, ed è uno di quelli che nel gergo di Broadway si chiamano showstoppers, i numeri che provocano l’interruzione dello spettacolo per le ovazioni del pubblico. L’altra sera è successo molte volte: per We Can Dance, River Deep Mountain High, This Is My Life; per I’m a Slave 4 U di Britney Spears e per il numero dedicato a New York e basato su Empire State of Mind di Jay-Z e Alicia Keys.

Lo spettacolo si snoda fra il palco principale e una seconda piattaforma, dove a un certo punto si esibiscono i Warblers, band di fighetti vestiti da collegiali e invisi al Glee Club, e prima ancora si svolge il già citato numero nostalgico-camp Get Happy-Happy Days Are Here Again , ricalcato con accuratezza su uno storico duetto del 1963, in cui Chris Colfer ha il ruolo della

Garland e Lea Michele quello di Barbra Streisand. Eroina della serata la strepitosa cantante black Amber Riley, nella teleserie Mercedes, che sfida la star designata Michele (in tivù si chiama Rachel Berry e ha due padri gay). Finale adeguato, con Somebody To Love dei Queen e lancio sul pubblico di coriandoli e stelle filanti, e peccato per chi si aspettava Gwyneth Paltrow, guest star in alcuni episodi: da tempo frequenta più New York di Londra.

L’anno scorso il tour estivo accontentò settantamila spettatori; quest’estate il record verrà polverizzato, visto che solo nelle cinque date londinesi gli ingressi saranno più di centomila. Dopo le tappe di Manchester e Londra sono previste due date a Dublino, il 2 e il 3 luglio, mentre il 12 agosto si attende l’uscita del film in 3D tratto dalla tournée, che probabilmente arriverà da noi alla fine dell’anno. E intanto gli appassionati (fa fino chiamarli Gleek) si chiedono chi entrerà e chi uscirà. Il creatore della serie Ryan Murphy, quello che si è inventato anche Nip Tuck , ha fatto sapere che alla William McKingley non si tollerano i ripetenti: le classi arriveranno al diploma e il cast andrà rinnovato.

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