Dalla rassegna stampa

Benedizioni, senso del limite, del ridicolo e della storia

Senso del ridicolo, del limite e della storia? A Milano il pastore valdese Platone ha benedetto «l’unione di Ciro e Guido». …

Senso del ridicolo, del limite e della storia? A Milano il pastore valdese Platone ha benedetto «l’unione di Ciro e Guido». E allora? Non è matrimonio, anche perché i valdesi non lo riconoscono come sacramento. Ma vien da sorridere a leggere sul ‘Fatto’ (26/6, p. 16) «Choc Oltretevere», 120 righe esultanti sul fatto milanese e costernate su «Oltretevere, là dove il mondo è immobile»!
Ironia della sorte, risposta secca proprio ieri ‘Unità’, pagina 39 esultante – «Nozze gay, avanti tutta!» – ma a vuoto, perché seguono subito parole secche: «L’Osservatore romano: l’insegnamento sul matrimonio non cambia». E già: ci vuol altro che una «benedizione», con tutto il rispetto «valdese» e a Milano, per cambiare la dottrina sul matrimonio. E poi, benedizione o no, il discorso vero è un altro. Da tempo – anni e anni – si sa che la Chiesa cattolica dice che se si tratta di riconoscere ‘diritti civili’ a conviventi etero o gay il problema è solo di codici, appunto civili, ma nessuno pretenda un sì dei ‘cattolici’ perché ogni convivenza sia matrimonio.
Oltretevere non è «immobile il mondo», ma è ferma la fedeltà alla parola di Cristo, che non vale solo Oltretevere.
E così sempre ieri, sempre ‘Unità’: «Ma la Chiesa cattolica non vuole mollare.
Né in Usa né qui»! Domanda: e perché dovrebbe «mollare»? Perché sul ‘Corsera’ (p. 23) troviamo elogiata la Chiesa valdese di Milano in quanto «spartana»? Sparta non ha gran bella fama, da secoli… Del resto la conclusione, sempre lì, è parola del pastore Platone: «Non è un matrimonio, perché per noi valdesi non è un sacramento»! E allora? Allora niente: senso del ridicolo, eccetera…

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«Registro delle unioni» in arrivo
Dalle associazioni un richiamo netto: occorre pensare piuttosto ai bisogni reali

DI DANIELA FASSINI

F a discutere l’intenzione, promessa in campagna elettorale e riconfermata dal neosindaco Giuliano Pisapia e dal suo assessore al Welfare Piefrancesco Majorino sabato al gay pride, di voler istituire a breve il registro delle unioni di fatto. Argomento alla ribalta, anche ieri, dopo che lo stesso Majorino aveva fatto intendere, attraverso la stampa, di «pensare anche a una cerimonia» per dare l’occasione di celebrare le unioni «alla luce del sole ». Un’affermazione sulla quale però Pisapia è parso fare marcia indietro rispetto al suo assessore: «Non c’è bisogno di nessuna cerimonia – ha spiegato – l’iscrizione nel registro prevede semplicemente una dichiarazione e una verifica da parte del Comune che quella unione di fatto sia realmente esistente e non uno strumento per avere vantaggi di qualsiasi tipo».
Sollecitato dalle polemiche dell’opposizione, il primo cittadino ha anche voluto precisare, nel corso della seduta del consiglio «di aver fatto bene a deliberare il patrocinio del Comune al gay pride» e «non c’è alcuna contraddizione – ha aggiunto – fra l’aver partecipato alla beatificazione di tre grandi persone in piazza Duomo e l’aver ribadito al termine della cerimonia che manterremo l’impegno sul registro delle coppie di fatto ». Ma sono in molti a schierarsi contro: il registro delle unioni civili non convince. A partire dall’ex assessore alle politiche sociali e alla famiglia, Mariolina Moioli, oggi seduta tra le fila dell’opposizione. «Sul piano sostanziale non cambia nulla perché i diritti personali sono già tutelati – commenta la Moioli –. È una posizione ideologica e laicista ». E anche per il Forum delle associazioni familiari le priorità a Milano, in fatto di famiglia, sono ben altre. «È necessario che si pensi di più a quali sono i bisogni veri della famiglia – ha ribadito il presidente lombardo del Forum, Ernesto Mainardi – quali il quoziente e la tariffazione dei servizi in base al carico familiare». «Non capisco – ha proseguito – perché ci sia questa sollecitudine per un registro che, di fatto, interessa a pochi: temo invece che sia piuttosto un gesto di valore simbolico per affermare una cultura che sminuisce la famiglia». Anche per Giovanni Bottalico, presidente delle Acli, «sono altri i temi in cui l’amministrazione comunale si deve impegnare in momenti di emergenza economica e sociale: il lavoro, il welfare, le politiche per la casa e l’attenzione per le periferie». Ma per Bottalico c’è anche una questione culturale: l’eventuale istituzione del registro delle unioni civili deve infatti rimanere come «semplice atto burocratico comunale, senza che lasci presagire in alcun modo una messa sullo stesso piano delle unioni di fatto con la famiglia sancita dalla Costituzione».
Sarcastico il commento del coordinatore provinciale del Pdl, Romano La Russa: «Immagino la gioia delle tante famiglie milanesi che attendono da tempo una casa popolare, nell’apprendere dall’assessore comunale Majorino che a breve qualche coppia gay potrebbe scalzarle e ottenere un’abitazione ». Puntuale il rappresentante del nuovo polo in Comune: «Prima di iniziare guerre ideologiche bisogna spiegare a che cosa serve» ha dichiarato Manfredi Palmeri.


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