Dalla rassegna stampa Libri

Vladimir Luxuria "Il mio romanzo sull´olocausto gay"

Ebrei e rom avevano una comunità a cui tornare Per queste vittime invece il silenzio è continuato anche dopo

Quel segno etichettava gli omosessuali nei lager – Nei loro occhi, nelle foto ho letto un´esortazione a essere raccontati

Un Unico romanzo per due temi forti, e poco frequentati dalla narrativa italiana: l´omosessualità nella terza età (viene in mente solo Gli occhiali d´oro di Bassani), la persecuzione dei gay durante il nazismo. L´idea di intrecciarli farebbe tremare il più rodato degli scrittori, ma sul senso di sfida Vladimir Luxuria ha costruito una vita intera. Dalla militanza in Parlamento alla capacità di «nobilitare», e dare persino un «senso sociale», all´Isola dei famosi. E se l´orgoglio gestiva l´impegno politico, la vittoria del reality, in Eldorado, nel romanzo Bompiani che l´autrice presenta lunedì da Feltrinelli (18.30) insieme a Ivan Scalfarotto, c´è anche la scrittura come artigianato, tra ironia e pietas. Per raccontare la storia di Raffaele Palumbo, anziana e celebre drag queen (Nonna Wanda il personaggio che incarna in teatro), un passato fulmineo sul palcoscenico di un mitico cabaret berlinese (l´Eldorado appunto, ci recitò anche la Dietrich), Luxuria mescola autobiografia, fiction, cultura pop e Storia, documentata con frequenti visite allo Schwules, il museo dell´omosessualità di Berlino: ore passate davanti alle foto dei «triangoli rosa» (il marchio dei gay internati nei lager), «nei loro occhi – racconta Luxuria – leggevo l´esortazione ad essere raccontati».
Il passato convoca Raffaele tramite Kasimir, un ebreo polacco che riesce a raggiungere la drag per raccontarle che ne è stato delle Schwester, le «Sorelle», il trio en travesti attrazione trionfale dell´Eldorado, del quale Palumbo fece parte per una sola, tragica sera: durante l´esibizione, le SA irruppero nella sala con una retata. Raffaele trovò scampo, ma da allora i fantasmi del passato popolano i vuoti di questa anima divisa in due. Da una parte la fama da drag, dall´altra la solitudine di un ottuagenario «che ha messo l´anima e le mutande in pace, e che è vittima dell´emarginazione violenta e sarcastica che certi giovani omosessuali praticano. La discriminazione spesso è fratricida». Ma è proprio da questa solitudine che Raffaele trova il coraggio di ricucire ferite aperte da decenni, dando così il suo piccolo contributo alla memoria: «Mentre ebrei e rom avevano una comunità di appartenenza, la memoria dei gay morti nei lager si è dispersa. La depenalizzazione dell´omosessualità, in Germania, è arrivata solo nel 1969 e chi avesse fatto coming out e testimoniato quel dramma, sarebbe finito in galera».
Quello che Luxuria faceva in politica o fa in tivù o a teatro – «divulgare» le problematiche della diversità sessuale, invocando l´uguaglianza di diritti – si trasferisce nella scrittura, in questo romanzo dove alto e basso convivono senza gerarchie: «Uso la risonanza mediatica per mandare avanti la mia lotta. Quando ero parlamentare ho chiesto invano di erigere un monumento ai triangoli rosa, a Roma. Ora finalmente posso ricordarli: la lista degli internati nel campo di Sachsenhausen che conclude Eldorado – solo una minima parte di quei 30 mila gay che il nazismo condannò ad un destino orribile – vuole essere proprio questo risarcimento». Con ironia, «che è autodifesa. Una volta una mia amica trans fu picchiata: peccato che mi abbiano fatto un solo occhio nero, andava dicendo, altrimenti risparmiavo nel make up».

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