Dalla rassegna stampa Cinema

Tondelli e i suoi anni Settanta ritratto dell’autore da piccolo - Presentato nella sua Correggio il doc «Lo chiamavano Vicky»

«Lo chiamavano Vicky» i suoi amici di Correggio. Ed ecco il documentario di Enza Negroni che racconta gli anni della formazione di Pier Vittorio Tondelli, scomparso a soli 36 anni, consumato dall’Aids.

A 20 anni dalla sua morte un ricordo dello scrittore di «Altri libertini»

I tasti della macchina da scrivere scorrono lenti sulla carta. L’inchiostro marca forte frammenti di quello che diventerà un caso editoriale, generazionale, lo «scandalo» letterario degli anni Ottanta. In un titolo: Altri libertini.
A distanza di vent’anni dalla sua scomparsa la memoria di Pier Vittorio Tondelli rivive in Lo chiamavano Vicky, il documentario di Enza Negroni che è stato presentato proprio l’altro giorno a Correggio, la «sua» Correggio, dove gli amici, appunto, lo chiamavano semplicemente Vicky. «Il piccolo borgo della bassa Padana » che ha dato i natali al celebre scrittore morto nel ‘91, consumato dall’Aids a soli 36 anni.
Quel suo romanzo d’esordio che tanto deve a questi luoghi diventa traccia di memoria. Percorso per ritrovare voci, volti e materia viva della poetica di Tondelli così radicata nella sua città. Ed è qui che scava Enza Negroni, già passata per le «realtà giovanili bolognesi» col suo suo Jack Frusciante è uscito dal gruppo, con questo film dedicato proprio agli anni della formazione di Tondelli. L’infanzia e la giovinezza. I suoi vent’anni, i suoi luoghi, i suoi amici e i suoi riferimenti culturali, tra un corso di laurea al Dams di Bologna, le esperienze teatrali, proprio a Correggio e quel mondo emiliano, legato al passato ma prossimo alle trasformazioni degli Ottanta. Uno stile già maturo, già formato, come raccontano i testimoni di questo racconto per immagini e testi (anche inediti dei suoi lavori).
Eccolo nelle foto ritratto, con barbone e capelli lunghi, del suo amico Celestino Pantaleoni. Eccolo nei ricordi del libraio Nino Nasi della «Libreria del teatro» di Reggio Emilia. Nei pensieri del poeta Giorgio Bonaccini. I suoi amici degli anni Settanta della sua Correggio, ritratta tra il 1975 e il 1981. Ma eccolo pure nelle memorie di famiglia: suo fratello Giulio Tondelli con la moglie Giuliana Bellelli a dire della sua formazione anche letteraria, proprio a partire dalle riviste correggesi dell’epoca, dal ‘76 al 78, fino all’esordio con Altri libertini, nell’80, di cui il racconto è affidato all’editor Feltrinelli, Aldo Tagliaferri: «Se leggete con attenzione – spiega – i diversi capitoli del romanzo noterete che c’è un forte rimpianto dell’infanzia e della prima giovinezza, è marcato ed è chiarito attraverso delle battute dove filtra nostalgia di qualcosa già avvenuto».
È un racconto corale, dunque, che si muove in bianco e nero tra città e campagna, tra privato ed osterie. Per ridare voce ad un autore così colpevolmente dimenticato. «Parlare di Tondelli e gli anni Settanta a Correggio – sottolinea Enza Negroni – significa parlare di oggi e di ieri, soprattutto in un grave momento di crisi culturale come quello attuale». Allora il contesto della provincia italiana, prosegue la regista, «era un panorama vivace, teatro, arte, letteratura, musica, video si intrecciavano e le istituzioni comunali fornivano gli strumenti per rappresentarsi». Riflettere su quegli anni e sul lavoro di Tondelli, insomma, è una «possibilità per comprendere meglio anni fondamentali per la trasformazione del nostro paese».

23/6/2011

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