Dalla rassegna stampa Cinema

Visto da vicino l'amore tra donne è molto reality

È tutta una storia di paradossi che si inseguono. Due ragazze che entrano eterosessuali ed escono icone lesbiche. Il Grande Fratello che si rivela, malgré lui, più educativo dei programmi dell’accesso.

Sagge donne sposate che appiccano il fuoco a ogni loro certezza sentimentale sulla scintilla televisiva di due che non si si capisce “se ci sono o se ci fanno”.
È una vicenda quintessenzialmente italiana quella raccontata da Diversamente etero, documentario (a Milano il 27 maggio per il Festival del cinema glbt Mix e all’Europride di Roma il 4 giugno) della giornalista Elena Tebano e di Milena Cannavacciuolo, Chiara Tarfano e Marica Lizzadro per indagare la rappresentazione delle lesbiche nei media. Compito più da rabdomanti che da sociologhi, perché non c’è una lesbica dichiarata nella nostra cultura popolare. Così l’appassionato bacio di Capodanno 2010 nella “casa” videosorvegliata tra l’ex playmate Sarah Nile e la verace Veronica Ciardi diventa prima un caso, poi un manifesto. Al grido di: “Quello che proviamo è una cosa che è, ma non può essere. È il nostro sogno”. Siccome però siamo fatti della stessa stoffa dei sogni, da quell’involontario gesto di insubordinazione mediatica nasce un movimento.
La regia del GF, dopo il primo gradito scandalo, tende a oscurare le effusioni saffiche. Così migliaia di volontarie insorgono e, registrando dalla diretta , “caricano” su YouTube ogni bacio o confessione. Sembra una grande storia d’amore. Brokeback Mountain in sedicesimo. Quando una fan ne scrive su AfterEllen, sito americano di cultura lesbica, il messaggio riceve dodicimila commenti.
“Vero” e Sarah diventano miti d’oggi. Le loro fan, autobattezzatesi “sognatrici”, organizzano pullman e le seguono in trasferta, dalle discoteche alle sagre. Vengono da Austria, Olanda, Spagna. Una tedesca spiega di aver trovato la compagna in uno di quei raduni. Non è la sola. L’onda di liberazione vive ormai di vita propria. Perché le due eroine che a favore di telecamera si giuravano amore eterno tra lacrime e superlativi, ritrattano tutto. Con veemenza sospetta: “Lesbica assolutamente no. Fortunatamente ho avuto solo fidanzati” rincara Sarah, nell’ennesima comparsata tv.
Il Paese, che nei talk pomeridiani aveva avuto un raro moto di indignazione (Barbara d’Urso conviene con un’ospite vecchietta, disgustata da quelle “ragazze perdute”), può tirare un sospiro di sollievo. “Vero” rifiuta di essere intervistata per il documentario, Sarah prima accetta poi ritira il consenso. Le veterane dei diritti gay liquidano la vicenda come trash da piccolo schermo. Ma una dirigente di ArciLesbica opta per il pragmatismo: sia che non abbiano retto alla pressione esterna, sia che fosse solo una trovata pubblicitaria, l’effetto finale è positivo, il loro esempio può “facilitare o rassicurare lesbiche giovani, che magari non hanno ancora fatto il coming out”.
C’è chi si è fidanzato seguendo, se non il loro esempio, almeno le loro tournée. Whatever Works, basta che funzioni.

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