Dalla rassegna stampa Libri

Omofobia di ieri e di oggi nel primo romanzo di Luxuria

È l’immagine emblematica del romanzo: Karl muore dopo un intervento “riparativo” intrapreso dai medici nazisti per eliminare la sua omosessualità…

È l’immagine emblematica del romanzo: Karl muore dopo un intervento “riparativo” intrapreso dai medici nazisti per eliminare la sua omosessualità. Mentre muore sente il sangue che scende dalla testa e pensa di avere sui capelli una corona di spine. Ma nel delirio terminale riesce a sintetizzare la storia dell’evoluzione così: «Dalla scimmia eterosessuale a Oscar Wilde!».
“Eldorado” (Bompiani, pagg. 320, euro 18,00) è il primo romanzo di Vladimir Luxuria che tocca tanti luoghi dell’omofobia di ieri e di oggi (e proprio ieri si è celebrata la Giornata internazionale cotro l’omofobia), dall’Olocausto degli omosessuali alle minacce al circolo “Mario Mieli” di Roma di poco tempo fa, ma lo fa dosando con sapienza i toni della tragedia e dell’ironia.
Raffaele, il protagonista, è un anziano omosessuale originario di Foggia, trasferitosi a Milano da molti anni. Lo spaccato che si apre sulla sua vita non è confortante: uscire e frequentare un locale gay lo espone alla derisione e al disprezzo dei giovani frequentatori. Nel cuore del libro c’è anche una questione poco conosciuta: com’è, cos’è, la terza età per un gay? Tutti si interrogano sul fatto se omosessuali si nasca o no, ma in pochi sanno come, gay, si invecchia. Ma “Eldorado” – titolo ispirato al nome dello storico locale omosessuale berlinese chiuso dai nazisti dopo la promulgazione del Paragraph 175 che nel 1933 consegnò migliaia di gay alle carceri e ai lager – è soprattutto un viaggio nella memoria.
Raffaele dà un passaggio a un ragazzino che sembra intenzionato a sedurlo, ma che appena giunti in periferia estrae un coltello, lo picchia e gli porta via la macchina. La triste vicenda è l’occasione per riandare al passato: ai tempi che precedettero la seconda guerra mondiale, quando Raffaele si esibiva “en travesti” all’ Eldorado, insieme a due “sorelle”, Franz e Karl. Il destino avrebbe bussato alla porta ben presto: un’irruzione delle SS, l’arresto, il rimpatrio per Raffaele, e per Karl e Franz la tortura e la deportazione ad Auschwitz, verso il nulla.
Luxuria scrive pagine importanti sui modi della detenzione nei lager, alle torture eugenetiche, e compila una lista infinita di morti nel lager di Sachsenhausen. Raffaele intraprenderà un viaggio verso Est per fare i conti con ciò che di tragico e inaudito è accaduto negli anni del nazismo. Tornerà non privo di speranza, sapendo che essa passa attraverso la memoria personale e collettiva, e deve essere scandita dalla lista di quei nomi che hanno pagato a caro prezzo la propria voglia di libertà e di amore.
Vladimir Luxuria torna con un romanzo ironico e intelligente, che con grande pudore e fermezza denuncia le umiliazioni estreme subìte dagli omosessuali in uno dei momenti più bui della storia umana, ma ci ricorda anche che la vita ha in serbo sempre grandi sorprese, fosse pure per chi ha molto sofferto.

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