Dalla rassegna stampa Cinema

Bergé racconta: io e Saint Laurent, l'amore di una vita

Il titolo, “L’amour fou”, suona strano. Tutto sembra, l’amore che ha unito per cinquant’anni, in un modo o nell’altro, Pierre Bergé e Yves Saint Laurent… (ora distribuito dalla Feltrinelli in dvd più libro, pp. 96, euro 15,90)…

Tutto – un amore importante, solido, tenero, l’amore di una vita – ma non un amore folle. O, almeno, non a sentire la voce con cui lo racconta Pierre Bergé, nel film di Pierre Thoretton presentato lo scorso ottobre al Festival di Roma.
Chi non sapesse chi è Pierre Bergé, in L’amour fou (ora distribuito dalla Feltrinelli in dvd più libro, pp. 96, euro 15,90), non troverebbe una risposta che vada al di là di due dati. Che Bergé è stato il compagno di Saint Laurent dal 1958 al 1976, e il suo amico per tutta la vita. E che è un uomo colto ed elegante, capace di raccontare una storia difficile senza lasciarsi mai andare a sentimentalismi o a eccessi emotivi.
Bergé era molto di più, ma lui preferisce lasciarlo intuire che dirlo a parole. Un uomo importante e potente, che è stato con Saint Laurent il fondatore della celebre casa di moda; che ha aiutato il suo compagno, impegnato nel versante creativo, a mandare avanti un gigante industriale; che è stato presidente dell’Opéra Bastille e dell’Opéra di Parigi, amico di tutti quelli che contano nel mondo della cultura, sostenitore di Mitterrand e poi di Ségolène Royal, attivista per i diritti dei gay, ambasciatore dell’Unesco…
La sua storia scompare dietro quello che è soprattutto il ritratto dell’amico Yves, il genio creativo sbocciato troppo presto, il sempre-ragazzo tormentato da una timidezza patologica e da mille paure, che lo porteranno a un periodo di alcolismo e di dipendenza dalla droga.
Il film di Thoretton è costruito attorno alla vendita della collezione d’arte che i due hanno raccolto in tutta la vita e che Bergé, nel 2008, ormai senza Yves, ha messo all’asta. E, giocato sul contrasto tra l’allegria delle collezioni di Saint Laurent e il fascino segreto e inerte delle cose meravigliose raccolte nelle molte e molto vuote residenze della coppia, mette in discussione l’idea stessa di bellezza e di arte (arte che i due indubbiamente sapevano scegliere con gusto, se si pensa che l’incasso dell’asta è stato di 373,9 milioni di euro).

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