Dalla rassegna stampa Cinema

Cardinale: “Il Gattopardo mi fa ancora piangere”

L’attrice: l’ho rivisto con Delon, siamo i soli sopravvissuti

“MAGNIFICA SETTANTENNE «Per invecchiare bene bisogna sorridere sempre, non si vedono le rughe: il tempo passa per tutti»”

Beh, sì, una volta rivedendomi mi sono un po’ commossa. E’ successo l’anno scorso a Cannes, quando hanno dato la versione restaurata del Gattopardo . Ero seduta accanto ad Alain (Delon, ndr ), ci siamo tenuti la mano per tre ore. E abbiamo pianto tutti e due, anche perché siamo gli unici vivi. Gli altri sono tutti morti». Claudia Cardinale riceve nel suo salotto inondato di sole, con una vista spettacolare sulla Senna: mobili etnici, David, Leoni e Orsi dilaganti da mensole e caminetti, la Madonna regalata da Valerio Zurlini per La ragazza con la valigia («La porto sempre con me») e l’unico caffè potabile di Parigi. A 73 anni è ancora bella.

Partiamo dal valzer più famoso della storia del cinema.

«Per quella scena del Gattopardo ci abbiamo messo un mese. Con Burt Lancaster non era iniziata bene. Il primo giorno arrivò in ritardo, allora Visconti mi prese la mano, disse ad alta voce: "Vieni, Claudina, quando il signor Lancaster sarà pronto, torneremo"».

1963: nello stesso anno, Il gattopardo con Visconti e 8 e 1/2 con Fellini. Com’erano?

«Diversissimi. Con Luchino si lavorava come a teatro, prove e controprove, tutto precisissimo. Con me era adorabile: diceva che sembravo una gatta. Capii che gli piacevo sul set di Rocco e i suoi fratelli , dove avevo una particina. Prese il megafono e urlò: non mi ammazzate la Cardinale!».

E Fellini?

«L’opposto: si improvvisava. Ordinava: conta fino a cinque, voltati, fai tre passi, conta fino a tre e dì quel che vuoi. Poi al doppiaggio si diceva quel che voleva lui».

La sua voce roca è splendida. Perché si faceva doppiare?

«Intanto perché i primi tempi non parlavo bene l’italiano. Sono nata in Tunisia, la mia lingua è sempre stata il francese. E poi perché era una voce troppo particolare. Il primo a non doppiarmi è stato Fellini in 8 e 1/2 . Mi ha dato la voce».

Mastroianni era innamoratissimo di lei.

«E io, niente. Sul set del Bell’Antonio Bolognini mi diceva: Claudia, per favore, ogni tanto fagli un sorriso, per il bene del film. AnnidopoMarcellomifeceunapiazzatain tv.Gridava:noncredevichefossisincero».

Ha conosciuto tutti. Qualche aneddoto: Jean-Paul Belmondo.

«Divertente. Eravamo due ragazzini scatenati. Nella Viaccia , durante le scene d’amore ci facevamo il solletico».

David Niven.

«Gentiluomo. Sua la battuta più carina mai detta su di me: Claudia è la miglior invenzione italiana dopo gli spaghetti».

Rita Hayworth.

«Straziante. Ci lavorai quando era già distrutta. Una sera venne nella mia roulotte e mi disse piangendo: sai, una volta anch’io sono stata bella».

Rock Hudson.

«Un amico vero. Naturalmente sapevo la verità, come tutti a Hollywood. Però gli tenevo bordone».

A proposito: perché è diventata un’icona gay?

«Non lo so, ma è pazzesco. Sotto le mie finestre passa il Gay Pride, e si mettono a strillare: Claudia, Claudia!».

Klaus Kinski.

«Un matto, ma anche un genio. Girare Fitzcarraldo è stata l’avventura più folle della mia vita».

Sean Connery.

«La matita».

La matita?

«Era convinto che per imparare ad articolare bene le parole bisognasse parlare tenendo una matita in bocca».

Ultima domanda. Come si fa a invecchiare bene?

«Primo: non fare lifting. Secondo: sorridi sempre, così non si vedono le rughe. Terzo: accetta il tempo che passa, visto che passa per tutti. Forse è per questo che la gente continua a volermi bene».

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