Dalla rassegna stampa Libri

Generazione Pitti Le serate al Manila, e quelle sfilate esagerate Gli anni eccentrici di Firenze. Naturalmente ’ 80

… Erano Felici &Maledetti, come il titolo del lavoro di Bruno Casini in libreria per la casa editrice Zona che si presenta oggi alle 18 alla Limonaia di Sesto Fiorentino…

Carne e sangue. Sopra le teste zampe di gallina. All’entrata un ragazzo riceve gli ospiti vestito di un lenzuolo bianco, una ghirlanda in testa e una vera testa di mucca in grembo. Non è lo scenario di un film dell’orrore: è una delle mitiche serate del Manila. Quando Firenze era giovane e ribelle. La mitica festa dedicata a Satyricon se la ricordano tutti. Erano gli anni Ottanta, era la creatività esuberante di Che fine ha fatto Baby Jane?. Questo interrogativo a Firenze è ancora sinonimo di tendenza, moda, clubbing. O almeno lo è per chi viveva la città in quegli anni. Ma non parliamo del romanzo di Henry Farrell o dell’omonimo film di Robert Aldrich. I protagonisti della nostra storia sono nati all’ombra della cupola del Brunelleschi: cinque adolescenti che cavalcavano il trend e sapevano stupire con le loro idee. Erano Felici &Maledetti, come il titolo del lavoro di Bruno Casini in libreria per la casa editrice Zona che si presenta oggi alle 18 alla Limonaia di Sesto Fiorentino. Che fine ha fatto Baby Jane? era un collettivo nato in via dei Conti, nel negozio dell’usato Clochard, dove uno dei membri lavorava come commesso. Un mondo di stampe, tessuti e colori che ispirò cinque menti a creare una linea di abiti. Un gioco che nei primi anni ‘ 80 catalizzò la scena giovanile fiorentina. Un’idea che divenne successo. Le invenzioni couture» furono solo l’inizio: i cinque di Baby Jane immaginarono ben altro. Le sfilate divennero happening in cui moda, performance fotografiche, teatrali e artistiche di ogni genere. Erano serate dedicate a Leigh Bowery, al Taboo, alla gay culture e agli stilisti off. «In un periodo in cui incontrarsi era fondamentale non esistevano cellulari o internet per diffondere le notizie), loro erano deliranti, una scossa elettrica che sapeva accelerare il battito del cuore. Prendeva spunto dalla moda londinese e contagiava i ‘‘ maledetti’’. I loro appuntamenti erano apocalittici» spiega Casini, testimone di questo fenomeno d’avanguardia. Ma chi erano i ragazzi Baby Jane? Oggi sono adulti, imprenditori, professionisti, eccentrici artisti che guardano con malinconia un passato senza freni. Il gruppo fondatore era composto da cinque scalmanati: Neri Torrigiani (oggi esperto di comunicazione e marketing); Alessandro Gaggio (produttore e disegnatore di accessori con sede in San Frediano); Marco Querci Curtis (ancora si occupa di moda, a New York); Dj Asso (al secolo Stefano Landi) e Sabrina Querci (fotografa e fashion and art consultant). Questi i nomi che composero Che fine ha fatto Baby Jane? che, insieme a tante altre meteoriti, trasformarono Firenze in un palcoscenico della «queer factory» . Intervistati dall’autore del libro hanno raccontato le feste al Manila, i successi di Pitti Trend, di MilanoVendeModa, di U-Mode e della mitica fanzine La Voce del Boper. «Articoli di gossip, stravaganti e irriverenti, carichi di quella giovanile arroganza che non mancava di genialità» spiega Bruno Casini. Nel settembre del 1986 l’epilogo di questa avventura editoriale avrà un suo nome: Sandrew, per dar voce alle «Sandre dell’Occidente» , come amavano definirsi. In Felici &Maledetti si possono leggere alcuni brani della Voce del Boper, come si possono ammirare le foto in bianco e nero dei protagonisti del gruppo. Visi imberbi, pantaloni attillati, trucco: una sfilata di creatività ed energia, in pose alternative e seducenti. Ma Che fine ha fatto Baby Jane? è stato un fenomeno che si inseriva in un periodo esplosivo. Dei mitici anni ’ 80 fiorentini si parla in tutta Italia, con nostalgia e un po’ d’amarezza. «Oggi la scena è meno elettrica» spiega Bruno Casini, che tiene a precisare che il suo lavoro non è pole nei confronti dell’oggi ma essenziale per ricordare ciò che eravamo ieri. «I giovani dovrebbero darsi una scossa, interagire, unirsi e progettare. Certo, quelli erano altri tempi e altre burocrazie, ma anche oggi è possibile sdoganare la creatività» . Che fine ha fatto, quindi, Baby Jane? In passato qualcuno l’ha trovata. Oggi spetta alle nuove generazioni scoprire dov’è.

Corriere Fiorentino

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