Dalla rassegna stampa Teatro

Stasera la prima del Maggio con Mehta e la regia di Ozpetek Lo scrittore-archeologo Manfredi

“Nell´opera il gusto immortale per il mondo perduto dei faraoni”

“Mummie, piramidi e misteri così la fantasia pop di Verdi celebrò la mania per l´Egitto”

“Già nell´Ottocento erano comparsi avventurieri Indiana Jones a caccia di reperti”

Aida? È un´opera pop, proprio come il fenomeno inarrestabile che dall´800 arriva fino a noi: la fascinazione che l´Occidente ha subito dalla civiltà dell´antico Egitto, i cui misteri ancora oggi non sono stati svelati. Ne è convinto Valerio Massimo Manfredi, archeologo, scrittore di romanzi storici ambientati nell´antichità e divulgatore di epoche lontane. Con lui cerchiamo di svelare i segreti della terra dei faraoni vista da Verdi, in occasione della prima dell´opera stasera al Maggio, e alla vigilia dell´uscita del suo romanzo, Otel Bruni, che stavolta racconta un´altra storia: quella della famiglia.
Manfredi, c´è qualcosa di vero nell´Egitto di Verdi?
«Francamente la cosa non è così importante. Certo, sappiamo che Verdi lavorò su un soggetto trovato da Auguste Mariette, insigne egittolgo. Ma è anche vero che l´opera, una volta, per la gente era un po´ come il cinema, cultura e intrattenimento in cui riconoscersi, rispecchiarsi con entusiasmo e partecipazione. E, viceversa, il cinema è come l´opera: esente dalle critiche di filologi pedanti. Sul grande schermo, come sul palcoscenico, è lecito reinventare la storia. E Verdi fa proprio questo. Nel suo Egitto non c´è esattezza storica, è una quinta teatrale frutto dell´esotismo. Nonostante si fosse documentato, Verdi ci racconta una terra fantastica, che subisce il fascino dell´egittologia, in quel momento in grande evoluzione. E di quella conseguente egittomania che iniziando negli anni di Napoleone, nell´epoca di Verdi vede diffondersi il fenomeno di cacciatori di reperti, autentici e avventurosissimi Indiana Jones».
Come in altre opere, in Aida però Verdi sembra dirci qualcosa sul mondo a lui contemporaneo. Vinti, vincitori, schiavi: l´opera fu composta nel 1870, c´era la guerra franco-prussiana.
«E, nonostante nel 1861 l´Italia fosse stata unita, Roma era ancora in mano alle truppe francesi. L´opera forse risente del clima di incompiutezza precedente alla Breccia di Porta Pia, dell´attesa di vedere finalmente la futura capitale riannessa al Paese che stava faticosamente cercando una nuova identità. Il sentimento dominante degli anni immediatamente post-unitari era lo stesso di colui che eredita un maniero in rovina, in realtà patrimonio ineguagliabile».
Perché l´Egitto suscitava curiosità ducento anni fa, e perché lo fa ancora oggi?
«Per le stesse ragioni. La storia è andata avanti, il progresso ci ha travolti, eppure l´antico Egitto rimane un mondo unico, molto più caratterizzato di quello romano o della Grecia classica. Chiuso tra i deserti e il mare, sviluppò una cultura tutta proiettata nell´ultraterreno: l´Egitto spendeva un terzo del suo prodotto interno lordo, come diremmo oggi, per importare incenso verde, essenza preziosissima eppure l´unica degna d´essere bruciata per gli dei. C´è l´Egitto biblico ma anche il concetto pagano di Re che è dio, in carne ed ossa. E c´è il sogno dell´immortalità. Quando Solone dice ai Sacerdoti di Sais “noi possiamo la nostra genealogia per 300 anni”, si sente rispondere “bene: noi per tremila”».
Anche il romanzo, come l´opera e il cinema, può prendersi libertà storiche?
«Penso che la storia e la narrativa siano due espressioni molto diverse. La storia è il tentativo collettivo di costruire una memoria comune secondo una possibile verità, pur sapendo che la verità è un concetto astratto, come l´orizzonte: più lo avvicini, più si allontana. La narrativa deve veicolare emozioni e non nozioni, ma una vicenda letteraria deve essere ambientata in modo impeccabile, non si può transigere. Anche se le vicende sono inventate. Sappiamo bene che le sirene e i ciclopi non esistono. Ma se Omero non ce ne avesse parlato, oggi saremmo più poveri».

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.