Dalla rassegna stampa Musica

Ozpetek: la mia Aida si muoverà nel deserto

…«La sfida per me – ha spiegato Ozpetek – è stata di capire fino a dove potevo intervenire in un’opera già scritta e musicata. È qui che ho capito che il cinema incontra l’opera»…

FIRENZE – Saranno la sabbia del deserto e una scenografia non fastosa e intima, con grandi elementi in scena, le peculiarità dell’esordio alla regia operistica di Ferzan Ozpetek – la scenografia è firmata dal premio Oscar Dante Ferretti – che inaugura con l’Aida di Giuseppe Verdi la 74. edizione del Festival del Maggio Musicale Fiorentino, il 28 aprile, al Teatro Comunale. Il podio da direttore è affidato al maestro Zubin Mehta che festeggia 25 anni di lavoro con il Maggio Musicale.
«Sarà – ha detto il maestro Mehta – un’Aida italiana che passa per l’Egitto e arriva in Turchia. Ozpetek è stato molto flessibile durante la preparazione dell’opera». «Nonostante i tagli – ha ricordato Mehta – il Festival presenta un programma meraviglioso e un cartellone ricco di eventi».
«Le scene .- ha spiegato Ferretti, premio Oscar con Martin Scorsese nel 2005 e con Tim Burton nel 2009 – saranno di pochi elementi ma di una certa misura, grandi. È qualcosa di diverso rispetto a quello che si è visto nelle altre rappresentazioni dell’Aida. Abbiamo cercato di fare qualcosa di cinematografico fatto di primi piani e di grandi oggetti che riportano ad una atmosfera filmica».
«Sarà il deserto – ha inoltre svelato Ferretti – l’elemento decisivo della scenografia con il quale ci sarà una forte sorpresa ambientale che si svelerà all’inizio dello spettacolo».
Nel ruolo di Aida si alterneranno Hui He e Maria Josè Siri (7, 10 e 12 maggio), in quello di Radames Marco Berti e Walter Fraccaro (7, 10 e 12 maggio), in quello di Amonasro Ambrogio Maestri e Anooshah Golesorski (7, 10 e 12 maggio), Ameneris Luciana d’Intino e Mariana Petcheva (7, 10 e 12 maggio), Ramfis Giacomo Prestia e Enrico Iori (7, 10 e 12 maggio).
«La sfida per me – ha spiegato Ozpetek – è stata di capire fino a dove potevo intervenire in un’opera già scritta e musicata. È qui che ho capito che il cinema incontra l’opera». «Mi piace molto coinvolgere – ha infine detto il regista turco – tutto il gruppo di lavoro. Mi piacerebbe che si dicesse, infatti, che non è l’Aida di Ozpetek ma è l’Aida di tutti».
Il festival proseguirà fino al 23 giugno con un ricco programma di balletti, opere e concerti in tutta la città: tra le anteprime assolute spicca “L’Italia del destino” (15 maggio al Teatro Goldoni) commissionata al compositore Luca Mosca e al librettista Gianluigi Melega. Per la musica sarà presentato in anteprima assoluta “Viaggio in Italia”, un concerto in cui verranno eseguite venti canzoni popolari di venti regioni italiane di venti compositori contemporanei.

=======================
da La Repubblica

“Aida, patria e famiglia sarà la sfida più grande”

Il Maggio Musicale

Ozpetek e l´opera che aprirà il festival

FULVIO PALOSCIA

Quando ha incontrato per la prima volta Zubin Mehta e i vertici del Maggio per spiegare la «sua» Aida, si è presentato alla riunione con un vassoio di pasticcini. Come nei suoi film, dove la convivialità regna sovrana e la vita ha i suoi momenti clou davanti a tavole apparecchiate, polpette fumanti e dolci che ti viene voglia di mordere il grande schermo. Lo confessa, Ferzan Ozpetek: ci sono molte cose, nell´opera kolossal di Verdi con cui, il 28 aprile, inaugura il 74° Maggio Musicale Fiorentino (e che segna il suo debutto nella lirica), che gli appartengono. Prima di tutto, «il tema della famiglia. E della patria. Io di patrie ne ho due, di famiglie ancora di più: i miei consanguinei, gli amici. Anche il team che lavora con me in quest´opera lo è. Il legame tra padre e figlia, in Aida, è fortissimo, e supera tutto, anche le controversie e il tradimento che la schiava etiope è costretta a compiere, da Amonasro, nei confronti di Radames. La mia Aida farà sentire il silenzio del deserto con molta sabbia e una scena semplice, non fastosa. Piena di emozioni e intimità».
L´ironia, uno degli elementi base dei film ozpetekiani? «No, qui ho spinto il mio lato mèlo. Però lo confesso: io tifo per Amneris, la cattiva. Amo i perdenti, e lei lo è». E la colonna sonora (altro pallino del regista turco) in questo frangente è di gran lusso, ma inderogabile: «E qui sta la sfida. E la mia paura più grande. Quando mi è stato proposto di fare una regia d´opera, mi sono subito chiesto: e ora? Che significa mettere in scena un´opera dove se c´è una cosa che non ti piace, la riscrivi, come nel cinema? Poi ho capito: va seguita la musica. Ho guardato tutti i dvd possibili sull´opera, alla fine ho deciso di mettere tutto da parte, e che dovevo seguire una mia strada senza però tradire l´opera. Ma servendo la partitura di Verdi. A me il “famolo strano” nell´opera non piace». E soprattutto, come lavorare con i cantanti lirici che, di solito, hanno la fama di pessimi attori? «Questo non è vero. Basta che sentano dentro di loro i sentimenti dei personaggi, che provino davvero amore e odio. A loro ho spiegato che non si devono fare le facce, che non c´è solo la voce. E, per me, quella è stata la cosa più strana ed eccitante: lavorare con artisti che hanno qualcosa in più degli attori. Il canto». Ma il vero consigliere, dice Ozpetek, è stato Mehta: «Lui voleva sentire, vedere la polvere del deserto. E io ho fatto tutto deserto. Sta sempre in silenzio, il maestro. Le poche volte che parla, dice cose geniali, centra sempre il problema». E ora che ne ha messa in scena una, cosa è, l´opera, per Ozpetek? «Un virus. La notte mi addormento con la musica nelle orecchie, e così è anche al risveglio. Di recente sono stato negli Stati Uniti, a New York, dove il MoMa mi ha dedicato una retrospettiva: quando ho detto che avrei firmato la regia di un´opera, sono stato visto subito come un privilegiato. In tanti me lo stanno dicendo, da mesi: il debutto nella lirica equivale ad una definitiva consacrazione». E, dunque, dopo questa occasione, tornerà al cinema con atteggiamento diverso? «Questa esperienza è così forte che la mia risposta è sì».
«Un´Aida che parte dall´Italia e arriva in Egitto passando per la Turchia». Così Zubin Mehta riassume questa operazione, elogiando la flessibilità di Ozpetek (ultimo di una lunga teoria di cineasti chiamati dal Maggio per la prima volta al banco di una regia lirica: tra gli altri Ermanno Olmi, Mario Monicelli, William Friedkin, Zhang Ymou). Aida, secondo Mehta, «è un´opera dal forte assetto teatrale, i protagonisti si stagliano con potenza evocativa su tutto il resto. Non è solo un melodramma trionfale. C´è quell´aspetto, certo. Ma c´è anche un volto lunare, scuro. Ed è quello che io privilegio». Per il maestro, è la terza Aida a Firenze: «Ogni volta è una sfida. Guai se non lo fosse. Molto dipende dai cantanti, e il cast stavolta è quello ideale». Ovvero Hui He, Marco Berti, Ambrogio Maestri, Luciana D´Intino. E l´Oscar Dante Ferretti, che dichiara di aver disegnato un´Aida: «con pochi elementi scenici, misurata, giocata cinematograficamente sui primi piani».

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.