Dalla rassegna stampa

SE A SCUOLA CRESCE IL BULLISMO OMOFOBICO

Siamo rimasti tutti sgomenti di fronte alla terribile notizia di una violenza subita da un ragazzino di tredici anni. Durante una gita scolastica è stato costretto a subire per due giorni…

Napoli – Siamo rimasti tutti sgomenti di fronte alla terribile notizia di una violenza subita da un ragazzino di tredici anni. Durante una gita scolastica è stato costretto a subire per due giorni una serie di abusi da parte dei suoi compagni di scuola. I commenti di disapprovazione sono normali, così come le reazioni di incredulità e rabbia. Più difficile è comprendere come alcuni “bravi” ragazzi siano stati protagonisti di un episodio così sconcertante. Quali aberranti sotterranei disagi hanno portato questo gruppo di adolescenti a compiere atti di violenza nei confronti di un proprio compagno? È un episodio di violenza sessuale o solo «un gioco volgare», come hanno affermato i genitori di alcuni di loro? Proviamo ad avanzare alcune ipotesi: l´esistenza di un disagio psicologico in chi ha commesso tale atto, l´influenza di dinamiche di gruppo che hanno reso quei ragazzi ciechi e sordi, incapaci di comprendere la gravità del gesto che stavano commettendo. Possiamo dare la colpa ai genitori o agli insegnanti, o alla società. Di fatto quello che è più difficile da comprendere sono i bisogni emozionali dei ragazzi, soprattutto in una fase, come quella della prima adolescenza, in cui le spinte sessuali, i compiti connessi alla crescita risultano complessi ed è per loro fondamentale poter fare affidamento su una guida adulta, autorevole e non autoritaria.

Da anni un gruppo di psicologi che coordino è coinvolto sul fronte della prevenzione del disagio emotivo e della promozione del benessere scolastico. In particolare, siamo impegnati nella prevenzione di una forma particolarmente subdola, ma grave, di prevaricazione, quella omofobica. Mi riferisco a quella forma di prepotenza che utilizza un gergo connotato omofobicamente o comportamenti sessuali per prevaricare chi risulta più debole, più fragile o mostra comportamenti o caratteristiche psicologiche non aderenti a quelle che sono in modo stereotipato tipicamente attribuite al genere sessuale maschile o femminile. È una grave forma di prevaricazione perché silente: la vittima difficilmente riesce a confidarsi, ma le conseguenze per il suo equilibrio psicologico possono risultare serie. Come ricercatori e psicologi clinici il nostro primo intervento è consistito nel fondare una piattaforma di sensibilizzazione sul fenomeno (www.bullismoomofobico.it), al fine di divulgare tra docenti, genitori e studenti, una corretta informazione e di prevenire comportamenti connotati in senso omofobico. Abbiamo contemporaneamente promosso un programma di prevenzione e iniziato una campagna di sensibilizzazione specifica nei contesti scolastici.
La reazione delle istituzioni scolastiche contattate è stata caratterizzata da un generale disinteresse nei confronti del fenomeno: “non esiste il bullismo omofobico nella nostra scuola” è stata la risposta che abbiamo più spesso ricevuto. L´impressione è che, sottostante a tale disinteresse, ci fosse l´errata convinzione che affrontare un tale argomento potesse incoraggiare i ragazzi ad assumere un orientamento omosessuale. Eppure la letteratura scientifica mostra che non è possibile trasformare in omosessuale una persona eterosessuale. Altro dato da segnalare è che il fenomeno del bullismo è molto diffuso e la scuola costituisce attualmente il principale contesto sociale omofobico. È in generale molto difficile per noi adulti, genitori, insegnanti, educatori riconoscere i segnali di disagio dei nostri ragazzi, comprendere i loro bisogni emotivi, sapere con chiarezza come aiutarli a diventare adulti. Molto spesso è ancora più difficile accompagnarli nel loro faticoso percorso di crescita durante l´adolescenza, quando ci appaiono come adulti, anche se sappiamo che ancora non lo sono, o come bambini, anche se dobbiamo riconoscere che non sono più tali. Questa è la sfida a cui siamo tutti chiamati: i nostri ragazzi sono mossi dal desiderio di sperimentarsi all´interno di relazioni affettive, sentimentali, sessuali; ma molto spesso questa sperimentazione assume la coloritura di un dramma. Lavorando con i ragazzi nelle scuole nell´ambito di progetti di prevenzione del bullismo omofobico abbiamo potuto ascoltare le loro fragilità, li abbiamo visti spaventati. I nostri ragazzi hanno bisogno di un´alfabetizzazione emotiva. Uno di loro una volta mi ha chiesto, lasciandomi interdetto: “Professore come si fa a volere bene?”. Hanno, quindi, bisogno di essere aiutati non solo a riconoscere i loro limiti, ma anche di qualcuno disposto a parlare con loro delle “regole del gioco” dell´amore e dell´innamorarsi.
Spesso i ragazzi ci hanno parlato di quanto avvertano il bisogno di regole certe, ferme nei loro tentativi di crescere e sperimentarsi in relazioni amorose, della paura di scivolare in comportamenti pericolosi e di quanto sentano l´esigenza di avere a fianco un adulto che sappia silenziosamente traghettarli verso l´età adulta. Non è un compito semplice, ma quello che è certo è che se li lasciamo soli di fronte ai loro dubbi e incertezze corriamo il rischio che episodi di violenza nei confronti di persone più deboli (siano essi ragazzi o ragazze) si ripetano. In tal caso la nostra reazione di sconcerto non avrà più alcuna giustificazione. Sapevamo che sarebbe potuto accadere, ma non abbiamo fatto nulla per evitare che un tale episodio avesse luogo.
L´autore è docente di Psicologia clinica nell´Università Federico II

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