Dalla rassegna stampa Cinema

«Anche se "diversa" la famiglia resta un valore»

In «I ragazzi stanno bene» forma una coppia con Annette Bening, che ha sfiorato l’Oscar

Julianne Moore e Annette Bening, un po’ delusa dall’Oscar andato alla brava Natalie Portman, sono le protagoniste de I ragazzi stanno bene di Lisa Cholodenko. Una commedia familiare gradevole e intelligente, successo a sorpresa negli Usa e nominata a quattro Oscar, in uscita venerdì in Italia. La Moore, ammirata in America oggi, Il grande Lebowski o Lontano dal paradiso, interpreta Jules, metà di una coppia lesbica di lungo corso. Le difficoltà nascono quando i loro due figli adolescenti vogliono sapere del padre biologico. Abbiamo sentito l’attrice durante l’ultimo Festival di Roma, quando ha presentato la pellicola e ritirato il Marco Aurelio alla carriera.
«La sfida di qualsiasi film – ha raccontato la Moore – è rendere vero il personaggio, indipendentemente da chi è. In questo caso non mi serviva una ricerca, ho esperienze di rapporti di coppia e di essere genitore. Il film tratta tematiche universali e per questa ragione è bello vederlo ed è stato bello farlo».
Com’è la situazione negli Usa per le famiglie omosessuali e i loro figli?
Ci sono sempre più famiglie di fatto e omosessuali negli Stati Uniti. Anche alcuni compagni di scuola dei miei figli a New York appartengono a questi nuclei. Negli Usa è stato fatto uno studio sui figli di gay e ha confermato che sono ragazzi educati ed equilibrati. Sarà sempre più normale negli Usa e non solo, credo.
La storia parte da elementi reali?
Beh, la regista Lisa Cholodenko, mentre eravamo sul set, parlava con la sua fidanzata per cercare un donatore di sperma. E lo sceneggiatore Stuart Blumberg ha fatto in passato il donatore? Abbiamo cercato di esplorare la situazione nella quale i ragazzi si interrogano sul loro padre biologico. Ma anche la famiglia, che cambia mentre i figli crescono. Ciò che importa è che i bambini abbiano due genitori che gli vogliono bene, non importa che siano una donna e un uomo, due donne o due uomini. Vedo Nic e Jules come una coppia normale. Il bello del film è che ci fa dimenticare che siano due donne. Racconta un rapporto normale, i loro successi e fallimenti e difficoltà. Il film ha un atteggiamento molto positivo verso la coppia e il matrimonio. Oggi ci sono molti che dicono di non dargli valore, ma ci sono anche molti che ci credono.
Però la sua Jules a un certo punto ha una sbandata per un uomo.
A un certo punto lei si sente persa. È sposata da 18 anni, ha figli ormai grandi, sta in casa. Nic lavora, ha una carriera, lei non si sente riconosciuta. Mentre ha una crisi d’identità, incontra un tipo che sembra darle dei riconoscimenti. In realtà non voleva tradire la partner, si rende conto di quel che ha fatto, si pente, chiede scusa. Succede, nell’amore ci deve essere anche elasticità. Rendere questi sentimenti nel film è stato impegnativo e straordinario. Nella vita c’è spazio per l’ambiguità ma anche per il perdono, non sempre le persone hanno le idee chiare.
Restano, specialmente in Italia, molti pregiudizi sugli omosessuali. Cosa ne pensa?
Alle persone piace creare categorie per razza, religione o sesso. Dovremmo guardare oltre e concentrarci sul fatto che siamo tutti esseri umani. L’orientamento sessuale è una cosa biologica, ognuno è quello che è. Nel passato abbiamo avuto grandi personaggi che erano gay e a maggior ragione oggi.
E il titolo?
La regista chiama tutti ‘ragazzi’, anche sul set. Per ragazzi intende tutta la famiglia.

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.