Dalla rassegna stampa Televisione

I prof: non siamo “Fuoriclasse” - Proteste dei docenti: «La serie tv con la Littizzetto irreale e caricaturale»

Luciana Littizzetto In «Fuoriclasse» è una professoressa alle prese con un figlio adolescente

Irreale, caricaturale, esile». Così bollano Fuoriclasse i docenti della città in cui la fiction è stata girata. Per uno che parla e critica, c’è quasi un intero consiglio di classe che annuisce. Sarà perché presidi e professori riconoscono le scuole che hanno fatto da set e questo facilita l’immedesimazione, sarà perché Luciana Littizzetto ha un passato da insegnante e da lei si aspettano una partecipazione diversa ai problemi della categoria. Sarà perché a Torino si prende sempre tutto sul serio o perché in questo momento la scuola è oltre l’orlo della crisi di nervi e di scherzare su di sé non trova la forza. Il risultato è che la serie che racconta la vita del Liceo Caravaggio non conquista, anzi.

A cominciare da chi ha fornito aule, corridoi e presidenza alla produzione, il Liceo classico Cavour. La preside Maria Clelia Zanini è convinta che la serie pecchi «di una visione troppo caricaturale. I personaggi curiosi, un po’ strani, ci sono in ogni ambiente. Ma in questo caso, se l’obiettivo è rappresentare una realtà “media”, mi pare ci siano troppi eccessi, troppi passaggi che non hanno riscontro. Siccome la scuola è una realtà nota a gran parte della popolazione, evidentemente qualcosa non è riuscito». Gli esempi, per la preside Zanini, non mancano. «La corsa al progetto, la visita ispettiva vissuta in quel modo. Oggi noi dirigenti temiamo molto più la visita dell’Asl o dei vigili del fuoco». Tra l’altro, dei temuti ispettori ministeriali s’è estinta la specie (in Piemonte sono rimasti in due).

Sempre al Cavour (nella serie il busto dello statista è rimasto curiosamente a troneggiare nell’atrio del ribattezzato liceo Caravaggio) anche Paola Amato, docente di latino e greco, se non boccia, rimanda però a settembre «Fuoriclasse». «È esile nell’insieme: la trama, le situazioni. Mi aspettavo di più. Mi aspettavo che in un momento in cui la scuola è sotto attacco, ci fosse una maggiore attenzione all’impegno dell’insegnare. Che significa non dico valori, ma almeno comportamenti civili. Il personaggio che interpreta Luciana Littizzetto è positivo, per il resto il taglio è poco realistico. Tra i colleghi il giudizio è simile».

Più esplicita è Giulia Abbio, preside dell’Istituto Professionale Giulio: «I professori sono squallidi, meschini. Si fanno i dispetti, ma non fanno ridere. Non so cosa possano pensarne le persone che con la scuola non hanno contatti». Senza contare quella che, nella seconda puntata, è suonata come un’offesa. «Un insegnante che paga un allievo perché rubi il registro a una collega? Chi ha scritto questa scena – dice Giulia Abbio – non si rende conto».

Nadia Sanità, docente di inglese all’Istituto Steiner, da spettatrice di «Fuoriclasse» non ha riso neanche un po’. «Questo modo di rappresentare insegnanti e studenti come una massa di casi umani è offensivo. I personaggi sono sempre uguali, come nei cartoni animati. L’esperienza non li modifica, non sono mai all’altezza della funzione. C’è l’eroina, gli altri sono tutti sempre inadeguati».

Fuori dal coro è Giovanna Farina, preside dell’Istituto Santorre di Santarosa. «Ho guardato le due puntate – spiega – perché mi piace la Littizzetto e perché ero curiosa di vedere come viene rappresentata la scuola. E devo dire che mi sono divertita. Certo, è una scuola che non esiste. Ma considerato che è una fiction e che deve anche catturare l’attenzione di chi non è competente, funziona. Poi, alcuni personaggi con la voglia di primeggiare e certe relazioni docenti-ragazzi contengono qualche verità. Come donna di scuola devo dire che la realtà è ben diversa. La preside della tivù è rilassata, io non ho il tempo di mangiare».

«LA VISITA DEGLI ISPETTORI «Non esiste più, oggi temiamo l’arrivo dell’Asl o dei Vigili del Fuoco»»

««NON SIAMO CASI UMANI» «I professori sono squallidi meschini, si fanno i dispetti Un ritratto offensivo»»

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Inverosimili, in fiction si può

ALESSANDRA COMAZZI

Luciana Littizzetto ribadisce: «La bellezza di questa serie è che non ci sono grandi gnocche, ma attori di cinema e di teatro che sanno recitare». Ad alcuni professori del Cavour di Torino, il vero liceo dove Fuoriclasse è stato girato, e agli insegnanti in generale, il lavoro non garba molto. Promuovono lei, ma bocciano la sceneggiatura. La trovano irreale, inesatta, con i personaggi ridotti a macchietta. Parlano invece gli ascolti, che nella domenica di Raiuno sono ottimi. Anche se, mentre la prima puntata è stata seguita da quasi otto milioni di persone, nella seconda i milioni di spettatori si erano già ridotti a poco più di sei. Sempre molti, però Maria De Filippi, con quel panzer di Amici , è in marcia di avvicinamento.

Allora, che cosa c’è che non va in questo Fuoriclasse, che è tratto dai libri di Domenico Starnone Ex cattedra , Fuori registro e Sottobanco , scritto da Federico Starnone, Francesco Piccolo e Doriana Leondeff? Non a caso le critiche arrivano soprattutto dai docenti, persone informate sui fatti. Quando qualcuno vede rappresentato in tv l’ambiente di cui fa parte, che sente come carne della sua carne, trova sempre le imperfezioni. Lo sanno bene le categorie più raccontate, poliziotti, medici, carabinieri, magistrati. Questa volta tocca ai professori. Esempio: nella prima puntata il corpo insegnante deve eleggere il vicepreside. Ebbene, da dieci anni non si fa più così: il vicepreside viene nominato direttamente dal preside. Come non sarebbe tollerabile il ragazzo «difficile» che sbatte la testa contro la lavagna, e la professoressa gliela lascia sbattere. E neanche sarebbe tollerata l’allieva che arriva in ritardo cronico, presenta una scusa tipo «il tram ha bucato», e viene accolta in aula senza conseguenze.

Ma infatti, trattasi di fiction. Il punto è vedere se è correttamente compiuta. Il regista Riccardo Donna coglie una Torino viva, concreta. Luciana Littizzetto resta in scena praticamente dalla prima inquadratura all’ultima, ormai lei è un prodotto che si vende bene. Poi ci sono i ragazzi, e non è mai facile farli recitare. E qualche docente è in effetti vagamente macchiettistico, secondo lo schema tipico degli sceneggiati italiani che molto semplificano. Però, ci sono anche gli aspetti positivi. E’ un microcosmo, la scuola di Fuoriclasse : è la vita. Con quell’attaccamento al cadreghino che contamina ogni ruolo. Basta poco, un foglio protocollo in più, un’assenza ingiustificata in meno, a convincere Ninni Bruschetta, il vicepreside Lobascio, a combattere la professoressa Isa Passamaglia Littizzetto. Lasciata per una ragazzina dal marito Neri Marcorè, Isa-Luciana è una realistica figura femminile, combattiva e fragile, con il figlio che le dà problemi, così come glieli danno le colleghe, e gli allievi, che sanno essere opportunisti e arrivisti quanto gli adulti. Problemi pure dalla preside suora, Mariella Valentini, una morettiana: era lei che veniva schiaffeggiata dal pallanuotista Nanni di Palombella rossa perché definiva «Kitsch» un matrimonio: «Ma come parla? Le parole sono importanti». E anche il successo è importante: non va trascurato questo di «Fuoriclasse , sceneggiato non patinato né in costume, né romantico, ma dolente e stanco come la vita.

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