Dalla rassegna stampa Personaggi

La pazza idea di Zac "Sindaco, perché no?"

…Teologo e omosessuale, così si è presentato in campagna elettorale. E cosa ancora più curiosa, sono vere entrambe le cose…

La gattona Fondue, detta così perché si scioglie di fusa sulle ginocchia di chiunque, è la vera padrona di casa. «Io sono il maggiordomo», ammette “Zac” mentre in salotto toglie dallo stenditoio e piega con cura le mutande Armani e il pigiama Dolce&Gabbana. Le case sono veramente lo specchio dei loro inquilini. Quella di Benedetto Zacchiroli, in fondo a un cortile di via Belle Arti: fuori, un monopiano anglosassone a schiera con backyard «che Lucio Dalla ha detto, ma qui siamo a Chelsea!»; dentro, mini-loft di sessanta metriquadri soppalcato, arredo da single generazione global, tavolo triangolare di vetro, porte e termosifoni fucsia, cd di classica, la porta del frigo coperta di magneti da Berlino, Dubai, Barcellona, Den Haag… La casa di un bolognese per caso, nato qui, vissuto qui, proiettato altrove.
E di un candidato per caso. Perché l´ha fatto, Zac? «I tempi per cambiare sono maturi e io posso farlo». Tutto qui. S´è fatto avanti di slancio, come fosse suonata una sveglia anagrafica: «Bologna merita un sindaco di 38 anni, come tante città del mondo». Gli sfavoriti assoluti, si sa, sono sempre delle incognite, sono liberi di essere spregiudicati. Corsari leggeri che tirano al colpo grosso. «I dibattiti, anzi i tribattiti pubblici con gli altri due candidati alle primarie, li ho vinti tutti io». Un po´ di baldanza fa personaggio. E Benedetto ci tiene, a far personaggio. Teologo e omosessuale, così si è presentato in campagna elettorale. E cosa ancora più curiosa, sono vere entrambe le cose. La laurea dello Studio teologico bolognese è incorniciata in libreria, «ho fatto il diacono a Pianoro, ho celebrato le nozze di mio fratello, ma col cardinale Biffi convenimmo che non era il caso che diventassi prete». Il coming-out invece l´ha fatto nel posto giusto, durante il tribattito al Cassero. Della lunga relazione col suo ex parla con affetto: «Ci siamo separati (non lasciati, perché ci sentivamo sposati) dopo sette anni». Sì, ma l´accoppiata catto-gay fa un po´ troppo effetto Vendola, non trova? La informo che Nichi sostiene la Frascaroli. «Infatti ho detto che ha sbagliato a scegliere il suo candidato». Anche Cofferati ha sbagliato? «Be´, Sergio ha scelto il suo ex assessore Merola, non posso rimproveragli nulla». Se c´è rimasto male, non lo fa vedere. Di Cofferati, Zacchiroli è stato per cinque anni il “ministro degli esteri”, ma prima ancora la longa manus fin dalla campagna elettorale del 2004, quando gli coordinò i volontari, allora entusiasti. Sfruttò l´esperienza di primo girotondino bolognese. «Ero passato in due mesi dalle omelie sull´altare ai comizi antiberlusconiani in piazza».
Gorgoglia la moka nel cucinino. Nulla in disordine, niente piatti nel lavello, dispensa da chi mangia spesso fuori. «Ma faccio belle grigliate in cortile». Sulla sua carta d´identità alla voce professione c´è “Dirigente”. È un precario globalizzato, ha vissuto di public relations a Londra, ora è consulente di qualcosa che ha a che fare con l´Unesco a Fortaleza, in Brasile. «Vorrei che Bologna fosse una di quelle città dove chi passa dice “vorrei restare a vivere qui”, come succede a Siviglia o a Lione». Le prime cose che farebbe da sindaco però sono tutte di architettura istituzionale: «Subito la città metropolitana, poi volerei a Copenaghen per Eurocities: sono le condizioni per fare tutto il resto». Pubblico o privato? «Pubblico più che si può». Fiom o Marchionne? «Nessuno dei due: parlano di una realtà che non c´è più». Una cosa impopolare che farebbe, da sindaco? «Riformare la Piazzola, adesso è un parcheggio di furgoni che traboccano scarpe, non ha nulla dei mercati delle grandi città d´Europa».
Il biglietto elettorale, I love Bologna, col cuoricino rosso, è disarmante, quindi magari è geniale. Del resto lo slogan buono, “Il candidato che non Cev”, gliel´ha sabotato il ritiro di Cevenini. Di sé dice: «egocentrico, contemporaneo». Di Amelia Frascaroli: «un´aliena distratta». Di Virginio Merola: «una passione con affanno». All´inizio ha posato da rottamatore, poi ha frenato: i voti dei militanti Pd contano, alle primarie. «Non è vero che ho stracciato la tessera nel 2009: non l´ho rinnovata. Il Pd è una promessa mancata, credevo in qualcosa che non c´era. Ma il progetto è ancora buono, bisogna solo capire chi va al volante. A Bologna, prima di Donini, la macchina era finita nel fosso. Adesso potrei anche pensare di tornarci». Maestoso, il Canone di Pachelbel inonda solenne l´atmosfera. È quasi l´una. Non c´è nulla sul fuoco. Fondue sgranocchia croccantini.

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