Dalla rassegna stampa Cinema

ARCORE E LE GIORNATE DI SODOMA - DA PASOLINI A BERLUSCONI

Dovremmo rivedere l’ultimo film di Pasolini «Salò o le centoventi giornate di Sodoma». Chi, quando uscì, lo trovò troppo “forte” e spinto, oggi, alla luce del lugubre spettacolo…

Dovremmo rivedere l’ultimo film di Pasolini «Salò o le centoventi giornate di Sodoma». Chi, quando uscì, lo trovò troppo “forte” e spinto, oggi, alla luce del lugubre spettacolo che ha come protagonisti uomini potenti e minorenni alla Justine, con personaggi di contorno tanto ridicoli quanto violenti, sinistri ruffiani con facce da cabaret, non si scandalizzerebbe più di tanto. Il film di Pasolini, a metà degli anni Settanta, ci raccontava quel che palesemente succede oggi nel nostro Paese. Ci mostrava come il potere, dopo aver svuotato le anime e tolto l’allegria ai sudditi, violentava, deturpava i loro corpi, la loro ultima sacralità: dopo di che diventano carne da macello.
In quel film le vittime, per eccitare i carnefici, erano costrette a mangiare la merda. Si tratta di una cruda messa in scena della mercificazione dell’uomo. Il potere sfrutta anche i corpi, e il sesso diventa orrendo, intimidatorio, consumistico. Il piacere della sopraffazione è più forte dello stesso orgasmo. L’opera del divino marchese che ha ispirato il film si adatta perfettamente alle fredde descrizioni di ciò che accade oggi nelle notturne alcove dei potenti: si tratta di rituali che esaltano il vitalismo di chi comanda, glaciale e ostentato, ma soprattutto sanciscono l’armonia tra autorità e obbedienza. Quando il potere diventa libidine, insieme simbolica e carnale, e le persone sono ridotte a pure protesi del piacere, spesso ragazzine che ancoranon hanno capito il mondo nel quale sono capitate, vuol dire che si è toccato il punto di non ritorno.
Come tornare indietro? Basta ascoltare ciò che dicono le marionette di questa farsa, gli incappucciati delle sabbe demoniache e le vittime sacrificali, torturatori e torturati, per mettere da parte ogni speranza. Chi le ha ridotte in quello stato? Chi ha avvelenato la loro adolescenza? Il pezzo grosso che mette le mani addosso a una ragazzina sa di agire immoralmente, ma nello stesso tempo, pagandola profumatamente, si riscatta, si convince di far del bene. Il colmo di tutto è che patisce una solitudine assordante. Alla fine fanno pena tutti quanti, buttati fuori della vita per non averla capita, per vederla come un mercato, dove si compra e si vende ogni cosa. Non si rendono conto che la bellezza non ha nessun prezzo. Se ne avesse non sarebbe più bellezza.

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