Dalla rassegna stampa Personaggi

Ozpetek: con la mia «Aida» vorrei immaginare mille film

Una storia con molte suggestioni «Tutta colpa del sultano che cambiava il finale alle opere» … porta in giro per il mondo «Mine vaganti» . «E’ il mio film che ha avuto maggior eco, uscito in 31 paesi, tra poco anche in Russia e Ungheria: in Germania è pari a Pane e tulipani, in Francia ha …

MILANO — E’ tutta colpa di Abdul Hamit, l’ultimo sultano della Turchia, se Ferzan Ozpetek, il popolare regista delle coppie di fatto (Le fate ignoranti, La finestra di fronte) debutterà nell’opera lirica con Aida inaugurando il 28 aprile 2011 il 74 ° Maggio Musicale Fiorentino, sul podio Zubin Mehta, un Maggio Tricolore per il 150 ° dell’Unità d’Italia. A botta calda: che Aida sarà? «Il mio motto è da sempre: coinvolgere. Sarà un’Aida molto romantica, emotiva; il mio credo è che noi tutti abbiamo un destino scritto dalla nascita sulla nostra fronte. Sono partito da qui, dal sapere da subito dove andremo a finire, è la legge del melodramma. E guarda caso Aida fu la prima opera che vidi in Italia alle Terme di Caracalla, sontuosa edizione estiva di 34 anni fa» . Tutto scritto, appunto. Ma il sultano turco? «Come raccontavo in Harem suare, dove uso il Verdi della Traviata, l’ultimo sultano, crudele e amante dei gatti, aveva imparato l’italiano solo per seguire l’opera, aveva un gruppo di teatranti fissi nel palazzo fatto costruire apposta, ma non voleva che le storie finissero male. Ecco che la Traviata — oplà — guarisce, imponendo sempre l’happy end. E la cosa mi affascinava molto» . Allora cambierà il finale di Aida: e vissero tutti felici e contenti? «Certo che no, sono emozionato ma non al punto di mutare il fato e il fatto, voglio prendere al lazo lo spettatore. Ho ascoltato tutte le Aide del mondo, ho visto dvd degli allestimenti famosi. Ascolto in continuazione le arie e mi tocca nel profondo ogni frase musicale dell’opera, ci vedo dentro mille film ma devo venire a patti perché mi dicono sempre che no, questo non si può fare in teatro. Ma ho Dante Ferretti scenografo, lui riesce nell’impossibile e posso solo dire che userò in scena moltissima sabbia» . Quale Aida preferisce? «Da bravo debuttante rispondo tutte, da quella sontuosa di Zeffirelli a quella di Ronconi che a mio parere ha una marcia in più nella soluzione scenografica. Sto cercando di essere diverso e sono orgoglioso di un’idea che mi hanno detto aveva avuto anche Strehler quando progettava l’opera con Muti» . Mehta ha già fatto debuttare altri registi di cinema, come Zhang Yimou con Turandot, Julie Taymor col Flauto magico e William Friedkin col Wozzeck. Lei come c’è arrivato? «Da otto anni rifiuto varie richieste, tutti a dirmi che dato che il mio cinema è melodrammatico l’avrei fatta bene. Da due anni sono in contatto con Mehta e il suo carisma alla fine mi ha convinto, è un’emozione già sentirlo parlare, di fronte a lui mi inchino e mi tranquillizzo» . Nel cast Aida sarà Hui He (e Maria Josè Siri), Marco Berti (e Walter Fraccaro) saranno Radames mentre Amneris sarà Luciana D’Intino (o Marianna Pentcheva). Difficoltà da regista? «Bisogna tener conto delle esigenze dei cantanti, ma spero di tener fede allo stile del mio cinema, voglio sempre grandi attori: sono uno che si deve emozionare e la cosa che mi ha sempre impressionato è che quando ero bambino in Turchia l’opera era qualcosa per pochi mentre da voi è sempre stata popolare, la portiera del mio palazzo sentiva l’opera, dentro cui nascono mille cose e sollecitazioni. Cerco di sollecitare le emozioni ma poiché siamo in regime di povertà, con pochi soldi: la Piaf dimostrava che si può perfino emozionare senza voce» . Lei dove pesca le emozioni? «In Verdi, uomo modernissimo che ha fatto cose ancor oggi nuove. Vorrei un’Aida cupa, scura, di grande impatto sensitivo e sensuale perché una cosa che mi appassiona è questo mènage a tre che per proprietà transitiva fa sì che tutti amino tutti in un girotondo di odio, amore, gelosia» . Immedesimazione? «Guardi, se fossi Amneris, alla fine diventerei matto e mi butterei nella bara: io leggo le intenzioni affettive» . Picasso, cita in un libro Malamud, diceva che non dipingeva quello che si vede ma quello che comunque esiste… «Proprio così, i sentimenti s’inseriscono, si contraddicono» . Come nel suo cinema degli affetti incrociati. Intanto porta in giro per il mondo «Mine vaganti» . «E’ il mio film che ha avuto maggior eco, uscito in 31 paesi, tra poco anche in Russia e Ungheria: in Germania è pari a Pane e tulipani, in Francia ha avuto 156.000 presenze, va benissimo in Spagna e in Austria, in Inghilterra è un cult, insomma non me lo aspettavo» . Ma si prende una vacanza dal set e a 51 anni debutta nella lirica: sarà una parentesi? «Per ora sì, ma può darsi che continui. Rispetto a ieri, oggi vedo l’opera nei suoi meccanismi non solo di spettacolo ma di coinvolgimento, anche se in certi momenti ancora vorrei scappare. Figuriamoci se non mi piacerebbe provarci anche alla Scala, al San Carlo, ma questa partenza al Maggio con Mehta è storica, quando lo dico in America s’alzano tutti in piedi» . L’Aida è una sua scelta? «L’Aida è una proposta ma è per eccellenza l’opera, è il pop della lirica; poi, un domani, chi non vorrebbe fare Traviata?» . Maurizio Porro

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