Dalla rassegna stampa Personaggi

Vendola, un fenomeno editoriale

In libreria da oggi «Riaprire la partita». A Nichi dedicati sette titoli

BARI — Oltre che fenomeno politico e mediatico, Nichi Vendola si appresta a diventare un vero e proprio fenomeno editoriale. Solo nell’ultimo anno, infatti, sono stati almeno cinque i titoli a lui dedicati e altre due pubblicazioni si vanno aggiungendo a questo elenco, nei prossimi giorni. Interviste, saggi sulla sua esperienza politica e personale, sul suo linguaggio, sulla capacità di persuasione “poetica”, sulla rivoluzione gentile, sulle sue visioni e persino racconti sulla nascita delle Fabbriche fanno del governatore un «buon investimento», per usare le sue stesse parole. Come mai tanto interesse editoriale, gli è stato chiesto, ieri? «Si vede che ho mercato», ha scherzato, a margine di una lunga seduta sui conti pubblici in Regione. A raccontare il “vero” Vendola ci hanno pensato in Vendola. Il nuovo volto della sinistra, Cristina Cosentino e Giuliano Rosciarelli con una radiografia dalle radici ad oggi. Il giornalista Luca Telese, invece, in Nichi Vendola. Comizi d’amore, ha raccontato il forte potere evocativo del linguaggio del governatore («si parla di vita, desiderio, poesia»). In Vendola contro tutti. Candidati reali e digitali, l’editore Manni, attraverso i curatori Stefano Cristante e Pasqua Flore, fa il punto sul caso politico delle elezioni pugliesi 2010. Con La sfida di Nichi, Cosimo Rossi e lo stesso Vendola raccontano la «connessione sentimentale» che ha permesso la doppia vittoria dell’«estremista passionale» e aperto la strada all’«alternanza vincente». Infine, ne La fabbrica di Nichi, il governatore racconta se stesso, la sua esperienza politica e il nuovo Sud. Oggi, invece, con «Riaprire la partita. Per una nuova generazione di buona politica» , in libreria per i tipi Ponte delle Grazie, «Vendola racconta in prima persona il nuovo orizzonte politico attraverso la raccolta dei suoi interventi al primo congresso di Sel», spiega Gennaro Migliore, che ne ha curato la supervisione. Il libro contiene una breve prefazione dall’autore, oltre a due contributi di Moni Ovadia e Lorella Zanardo. Nella prefazione, Vendola rivolge un invito al Pd a rinunciare a tentazioni centriste e ad imboccare decisamente, anche tramite le primarie, una via che porti all’unità della nuova sinistra. «Quel che sarà l’Italia dopo il berlusconismo è una partita aperta – scrive Vendola – e non potrà vincerla, forse non potrà neppure giocarla, una sinistra che allo sgretolarsi del Palazzo berlusconiano sa contrapporre solo giochi di palazzo, manovre di corridoio, alchimie politiche, concitate ricerche di alleanze algebriche prive di senso». Solo le primarie permetteranno di «far emergere un’alternativa limpida, restituire la dignità di un progetto trasparente alla politica e il potere decisionale a quelli che in quel progetto devono credere. Al popolo. A questo serve anche Sel». Neanche il tempo di tirare il fiato e a gennaio saranno le «Fabbriche» a raccontare direttamente il proprio cammino, spiega Roberto Covolo, uno dei fondatori di quel progetto. Un modo anche per far cassa in vista della partita elettorale? «Noi viviamo delle sottoscrizioni di chi ci segue, e questo, certo, aiuta».

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Mariangela Pollonio

La sua prima elezione ispira un film

La vittoria del 2005 fa da sfondo al «corto» di Costantino

Nichi Vendola, prestanome per un «corto» ricco di simbologie. Il governatore pugliese diventa il pretesto per parlare di cambiamento, per sottolineare quanto sia forte il desiderio di sposare ideologie e pensieri altrui pur di voltare pagina. E il cambiamento, nella vita di gente comune e non, è il fil rouge adottato dal regista barese Andrea Costantino.

«Sposerò Nichi Vendola», interpretato da Anita Zagaria e dai pugliesi Paolo De Vita, Giustina Buonomo e Teodosio Barresi, descrive in 18 minuti un’Italia in costante crisi economica e sociale. È il 2005 e il Paese si confronta con la rete e con il rivoluzionario disegno di legge di Beppe Grillo. Mentre la Puglia investe su Vendola, politico omosessuale, cattolico e comunista, che riscuote un’imprevedibile popolarità. Una sinossi che nel film breve fa solo da sfondo a ciò che la negativa congiuntura economica causerà alla famiglia Amoruso, costretta a vendere la propria casa. In sottofondo si ascolta un frammento del discorso di Vendola poco dopo essere stato eletto. Parla con tono profetico del diluvio universale: «Penso che stia per verificarsi – dice il governatore – e credo che l’unico significato della vita pubblica sia la costruzione dell’arca della salvezza». E sempre Vendola descrive la creazione di Costantino «uno schizzo non macchiettistico e non folkloristico nonostante gli ingredienti»: un nonno fascista, la nonna che vota Vendola, il trauma per la perdita di memoria e di luoghi che racchiudono una vita intera nelle pareti e negli oggetti che le inquadrature raccontano con delicatezza e profondità. Il corto si chiude con lo smarrimento dell’anziana signora in una strada buia, quasi a simboleggiare il rischio di ogni cambiamento.

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