Dalla rassegna stampa Media

Le cose più interessanti di "Vieni via con me"

non sono quelle viste in tv, ma l’indotto di reazioni scatenate in rete e sui social network come effetti collaterali

Le cose più interessanti di “Vieni via con me” non sono quelle viste in tv, ma l’indotto di reazioni scatenate in rete e sui social network come effetti collaterali. Prendete ad esempio il ministro Maroni, che ha insistito per raccontare quanti cattivi ha fatto arrestare. Sembrava un mattinale autopromozionale, ma di rimbalzo è diventato un grande amplificatore per altre informazioni: il sito metilparaben.blogspot.com, ad esempio, ha raccolto e documentato con pazienza certosina il meglio delle dichiarazioni xenofobe “made in Padania”, dove la palma d’oro spetta senza dubbio a “Darò immediatamente disposizioni alla mia comandante affinché faccia pulizia etnica dei culattoni” (Giancarlo Gentilini, vice sindaco di Treviso), ma anche altre perle meritano di essere salvate dal flusso veloce dei blog per essere incise su carta a futura memoria. “Meglio uno di destra che va con le donne, di quelli di sinistra che vanno coi culattoni” (Umberto Bossi, ministro delle Riforme per il Federalismo); “Queste brutte barbe, questi pupazzi con la palandrana, un giorno o l’altro li prendiamo per la barba e li cacciamo via a calci in culo” (Mario Borghezio, europarlamentare); “E’ un reato offrire anche solo un the caldo ad un immigrato clandestino” (Luca Zaia, presidente della regione Veneto). L’elenco di pensieri in libertà continua, e purtroppo nessuno lo leggerà mai in TV. Ma la memoria della rete è lunga, e a cancellarla non bastano le passerelle televisive.
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