Dalla rassegna stampa Libri

'Omofobia? L'Italia ha toccato il fondo. Ma gli scrittori faranno la rivoluzione'

“Il nostro Paese non è mai stato meno pronto di adesso a parlare di omosessualità. Ora si può solo risalire, a partire dai libri”. A dirlo ad Affaritaliani.it è lo scrittore Ivan Cotroneo, che ha appena pubblicato il nuovo romanzo “Un bacio” e che spesso affronta questo tema nelle sue opere, dai …

Doppio appuntamento con la letteratura per Ivan Cotroneo, scrittore, sceneggiatore per il cinema (“Mine Vaganti, di Ferzan Ozpetek) e per la televisione (“Tutti pazzi per amore”, su Rai Uno) e traduttore per l’Italia di Michael Cunningham. L’autore partecipa a Bookout, la prima fiera del libro LGBT, che si tiene a Pisa dal 12 al 14 novembre, proprio mentre è da pochi giorni in libreria il suo ultimo romanzo “Un Bacio” (ed. Bompiani), che racconta la storia di un amore impossibile tra due ragazzi adolescenti.

Come questo libro si differenzia rispetto alle sue opere precedenti, tra cui “Il re del mondo” e “Cronaca di un disamore”?
“Innazitutto nel formato: questo è un racconto lungo, diverso rispetto ai romanzi che ho scritto prima. Però il punto di partenza è sempre autobiografico: quando si scrive c’è sempre una parte di se stessi nella narrazione. In questo caso mi ispiro a un fatto di cronaca accaduto negli Stati Uniti nel 2008, che mi aveva molto colpito e avrei voluto raccontare fin da subito. Ma l’ho fatto solo quando ho sentito di aver trovato il modo giusto: ho trasportato la storia in Italia e ho reso i personaggi italiani, pur tenendo lo spunto di partenza della violenza avvenuta in un’aula scolastica. E lo racconto dal punto di vista dei tre protagonisti: lo studente che è vittima della violenza, il ragazzo che ne è il colpevole e la loro insegnante. E’ un libro che parla dell’omofobia e del bullismo omofobico, attraverso una storia che non è accaduta a me o a qualcuno che conosco, ma a cui mi sentivo vicino”.

Lei sarà ospite a Bookout, la prima fiera del libro a tema LGBT: un evento importante per l’Italia?
“Sono molto curioso di partecipare, perché potrò confrontarmi con scrittori che stimo molto, come Matteo B. Bianchi e Delia Vaccarello. Ma soprattutto perché una rassegna di questo tipo può dare una ‘scossa’ all’Italia. La nostra società non è mai stata meno pronta di adesso ad accogliere le istanze LGBT. Abbiamo toccato un fondo da cui non si può fare altro che risalire. In “Mine Vaganti” c’è una battuta che ben riassume questa situazione: parlando dei tempi in cui viviamo, uno dei personaggi dice “Ormai siamo nel 2010”. E l’altro ribatte: “Eh, appunto, non siamo più nel Duemila”. Perché dieci anni fa tanti pregiudizi e discorsi omofobici ci sembravano lasciati ormai alle spalle. E invece la cronaca di questo periodo dimostra che non è così, in tutto il mondo, ma massimamente nel nostro Paese”.

C’è chi parla di letteratura gay o post-gay, è d’accordo con questa ‘etichetta’?
“Dipende dall’accezione con cui se ne parla. L’avvento sulla scena internazionale di un autore come Michael Cunningham, autore di “Le ore” (The Hours), che tratta spesso ma non solo tematiche omosessuali, ha contribuito a far uscire la letteratura di argomento gay dallo scaffale in cui era rilegata. Un libro come “Le ore” per comodità di classificazione in biblioteca o sui motori di ricerca può entrare nella letteratura gay, ma non definisce il libro in sé. Che va giudicato per quello che è, per las toria che racconta, per i personaggi a cui dà vita. Quando si parla di storie d’amore, non si specifica mai ‘eterosessuale’. Perché allora farlo nel caso degli omosessuali? Le persone devono riconoscersi in una storia al di là delle identità sessuali”.

E al cinema e in televisione come viene rappresentata l’omosessualità?
“C’è ancora molto da lavorare per uscire dagli schemi e dalle macchiette. Evidentemente c’è un problema di rappresentazione. E’ una cosa su cui mi interrogo e per la quale combatto: spero di lavorare nella direzione giusta. Nella fiction “Tutti pazzi per amore”, per esempio, ho inserito la fiogura di un padre gay che fa outing con i figli: è una situazioni diversa, che esce dalle modalità rappresentative solite”.

Presto esordirà anche alla regia. Che film sarà?
“Sto lavorando alla trasposizione cinematografica del mio terzo romanzo, “La kriptonite nella borsa”. E’ la storia di un bimbo e della sua famiglia ambientata a Napoli negli Anni Settanta. Sarà una produzione Indigo Film e per la sceneggiatura ho collaborato con Ludovica Rampoldi e Monica Rametta. Dovremmo essere sul set a marzo, anche se il condizionale è d’obbligo vista la difficoltà di fare film in questo momento in Italia. Sul set sono già stato parecchio, grazie a registi come Ozpetek e Milani, quindi per me non è una dimensione totalmente nuova. Ma sono curioso ed emozionato dall’idea di essere io a dire la parola azione”.

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