Dalla rassegna stampa Libri

SITI, DESIDERIO CHE OSSESSIONE

Un romanzo potente e colto che parla di bellezza e consumismo – Danilo Pulvirenti è un uomo che ha fatto della sobrietà e dell’intransigenza una regola di vita. Nel chiuso di questo recinto, Danilo è divorato dall’ossessione erotica… Il nuovo romanzo di Walter Siti.

Senza metafisica, l’ossessione diventa stupido collezionismo, accumulazione robotizzata. L’ossessione (con la sua ansia di mito garantita dal desiderio di morte) è paradossalmente l’ultimo guizzo, l’estremo schermo prima della tautologia». Danilo Pulvirenti è un uomo senza perifrastiche emotive, è un uomo presente. Quello che vede è quello che desidera. Quello che desidera è quello che ha. Quello che ha è quello che gli viene tolto. Tutto accade nel momento stesso in cui Danilo Pulvirenti guarda. Prima né dopo.
Sarà perché fa l’antiquario, sarà perché hatrasformato e trasforma le immagini di corpi maschili vivi, in fisse nature morte, sarà perché gli occhi di Danilo Pulvirenti sono l’organo con il quale conosce, gode e riproduce il mondo. Autopsia dell’ossessione di Walter Siti è un romanzo potente e colto, manierista e geometrico, racconta di bellezza, di contemporaneità e di consumismo, sta acquattato nella differenza tra proprietà e possesso, è incentrato e concentrato sui corpi, anzi su un corpo solo, su un archetipo passionale, contro il quale ogni difesa è nulla. «No, Angelo non è il miserabile che appare quando sta in borgata: ha la regalità androgina della grande soubrette»… «La negazione del reale è, per l’instaurarsi di un’ossessione, requisito necessario ma non sufficiente. Tale negazione deve accompagnarsi a un bisogno continuo di incrociare la realtà».
La storia è quasi d’amore, anche se il protagonista non fa che rinnegare la parola, quasi di gelosia, anche se il protagonista non la rivolge al singolo maal rito, quasi di salvazione, perché «non è più nemmeno una questione di desiderio, è una storia sepolta che chiede ancora vittime». Ma è sepolta. È una storia devota per un vezzo di cinismo. O viceversa. Cinisca per un vezzo di devozione. Comincia a Modena, prosegue a Roma, torna a Modena, con interruzioni viaggiate in un circolo sadomaso di Berlino o in mete plausibili anche per borghesi parvenus.
Danilo ha due amici fidati e scazonticomelui, ha un’ossessione, sempre la stessa ma declinata e variata su corpi così belli che in fondo sono tutti uguali e indipendenti dal soggetto, un rivale, miserabile quanto basta a renderlo reale, una madre che perde senso di sé, del mondo e delle proporzioni almeno quanto lui è preda della «sproporzione patologica del desiderio ».
SCOMPORRE, RIPARTIRE…
L’ossessione di Walter Siti, in questo romanzo, è quella di scomporre, ripartire, dividere, di ricondurre la complessità del mondo a un corpo, la struttura è quasi spinoziana, l’ossessione è scandita in proposizioni, è «more geometrico demonstrata». «Quando nessuno mostra di esserne all’altezza, l’ossessione si auto esilia in attesa di tempi migliori». L’esattezza e l’esigenza estetica dello sguardo e, nel contempo, la struggente tenerezza per le imperfezioni – un pelo, un’ombra, un cenno di doppio mento – rendono evidente la natura di ossimoro di questo romanzo. Dove il voyeurismo è introspezione perché l’occhio di chi guarda è sempre, prima di tutto rivolto verso la voce narrante. Per dividere, spiarsi e ricondurre ad uno Walter Siti può dividere, lasciare che il protagonista si spii, e ricondurre a uno perché ha un lingua intransigente. Sceglie incisi dialogici invece che aggettivi, commenta le fotografie presenti nel testo con un italiano che, giocando con le didascalie, costruisce gallerie di riproduzioni verbali, grammaticali. Autopsia dell’ossessione che chiude la trilogia ossessiva di Troppi Paradisi e de Il contagio, e che va letto in un senso trittico, è un romanzo di emozione e congedo. «Alla mia età i personaggi di Shakespeare erano già re»

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