Dalla rassegna stampa Cinema

La nuova Dolce Vita: più Ekberg e un «autoritratto» di Fellini

L’ammirazione di Scorsese: «L’opera che ha cambiato il cinema» Dal restauro digitale emergono dieci minuti inediti

ROMA — I cinquant’anni da La dolce vita regalano preziose pillole inedite del tutto inattese. Mai vista prima la scena di Anita Ekberg (ieri sul red carpet) nel momento in cui entra nella Fontana di Trevi, prima di bagnarsi in una delle immagini che rappresentano sia Roma sia la Storia del cinema; e poi Fellini riflesso negli occhiali da sole di una delle ragazze che salutano, durante la sequenza iniziale dell’elicottero: fu un errore, quella sorta di effetto Hitchcock, tanto che il regista nel montaggio fece il taglio. Ieri il Festival, davanti a Martin Scorsese, ha proiettato la copia restaurata (e allungata) del capolavoro di Fellini, che dalla prossima settimana si porterà gratuitamente in dodici città italiane. Due giorni fa, casualmente, ci si è accorti che una delle copie del film di Fellini conservate nella Cineteca nazionale aveva 10 minuti in più. «Non cambia lo sguardo del film, sono diversi piccoli tagli operati da Fellini prima della versione definitiva, ma vedere la Ekberg prima dell’immersione dà una certa ebbrezza», dice Gianluca Farinelli della Cineteca di Bologna che ha collaborato al restauro con quella nazionale, Film Foundation di Scorsese, casa Gucci e Medusa. È costato 210 mila euro. La dolce vita incassò in Italia l’equivalente di 26 milioni di euro e in Usa 184 milioni di dollari.

«Ci sono film prima di La dolce vita e film dopo La dolce vita — racconta Scorsese il cui sapere cinematografico è nutrito di amore per i classici italiani ma dice di apprezzare anche Garrone, Marra e Guadagnino — Fellini ha rotto tutte le regole narrative, in America era l’epoca dei grandi film epici e spettacolari, Ben Hur, Spartacus. Avevamo già visto L’avventura di Antonioni o il primo Bergman. Ma Fellini, per audacia, intensità morale e per l’intelligenza di quel film, cambiò il destino del cinema commerciale». Il restauro analogico del 1995 viene ora scavalcato da quello digitale, che consente di recuperare lucentezza, definizione, dettagli, e dall’ombra del negativo esce fuori l’immagine riflessa di Fellini. Le altre sequenze inedite mostrano lo spogliarello più lungo di Aiché Nanà, sforbiciato per evitare guai con la censura; e soprattutto Mastroianni che parla dal traliccio, quando i due ragazzi dicono d’aver visto la Madonna, dove c’è la tv che riprende e si vede la costruzione del set, fino all’attore che parla con Lisa, un’attrice di origine romena che aveva fatto tanti piccoli ruoli. Sembra un film sul film, quasi un episodio autobiografico che sembra anticipare . Fellini finisce di girare La dolce vita nell’agosto 1959. Fino a febbraio dell’anno dopo lavorerà al montaggio, in un corpo a corpo con i due produttori, Angelo Rizzoli e Giuseppe Amato. I tagli di alleggerimento dovevano far stare il film entro le tre ore: questa nuova versione, l’ultima prima di quella definitiva, dura 3 ore e 10 minuti.
Scorsese (che il 3 novembre al festival porta l’episodio pilota di Boardwalk empire, la serie tv sulla corruzione nel proibizionismo scritta dalla penna dei Sopranos che in gennaio verrà trasmessa su Sky) dice che Fellini in quel film modificò il modo di guardare un film: «Si poteva raccontare una storia senza una trama, senza un inizio e una fine. L’impatto emotivo che ebbe su di me fu enorme, le prove sono i miei film. L’immagine che ho più cara è la traiettoria verso il basso nello sguardo finale di Mastroianni, l’accettazione nei suoi occhi, la natura tragica che perdona. Quanto riflette di noi stessi, quanti interrogativi morali solleva?».

A sentire Farinelli, per i ragazzi di oggi Fellini è uno sconosciuto. «Abbiamo proiettato La Dolce Vita a Bologna davanti a 5000 persone. Anita Ekberg era lì, scettica, che senso ha? lo conoscete a memoria. Ho chiesto ai giovani presenti quanti l’avessero visto. Nessuno». Scorsese: «Sappiamo tutti che senza passato non c’è futuro. Abbiamo il dovere di far conoscere questo film ai giovani».

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